Newsausterity, Europa

Diabolica virtù. Perché adesso è la Germania sotto accusa

Angela Merkel (<a href="http://www.shutterstock.com/gallery-320989p1.html?cr=00&pl=edit-00">360b</a> / <a href="http://www.shutterstock.com/?cr=00&pl=edit-00">Shutterstock.com</a>)

Dopo il Tesoro Americano, ora anche la Commissione Europea mette sotto accusa la Germania: la Germania esporta più di quello che importa e la differenza – il surplus commerciale - ha raggiunto il 7% del Pil. La Commissione europea nel suo Alert Mechanism Report 2014 lo giudica eccessivo, perché se la  Germania produce sistematicamente tanto di più di quello che spende, questo vuol dire che i suoi consumi sono repressi, contribuendo in questo modo a comprimere la domanda negli altri paesi europei.

Due punti vanno chiariti. Il primo riguarda un’obiezione molto diffusa, sia all’interno della Germania, sia fuori. Come è stato molte volte fatto osservare, la Germania attribuisce una connotazione morale al suo successo economico che sarebbe stato fondato su finanze prudenti, solida moneta, e prodotti competitivi sui mercati mondiali. (C’è una strana dimenticanza del ruolo che le banche tedesche hanno giocato nel fornire credito facile ai paesi meno virtuosi  incoraggiandoli verso gli attuali livelli di indebitamento pubblico o privato). E’ difficile convincere i tedeschi che quel che viene considerato comunemente, soprattutto in patria, una loro virtù sia in realtà parte della crisi attuale, e dunque indurli a "rinnegare" questa virtù e a cambiare politica.

Ma a guardare bene tutti i dati della situazione, dobbiamo chiederci (e veniamo qui al secondo punto): la Germania è davvero un fulgido modello? Relativamente poco noto  è il grado di diseguaglianza e povertà che le riforme del lavoro e il modello di crescita tedesca hanno imposto a una parte rilevante della sua popolazione. La figura che segue mostra come il tasso di povertà in Germania sia cresciuto enormemente nei due ultimi decenni, partendo da un livello assai inferiore alla media Ocse e arrivando a  superarla. I surplus tedeschi sono il frutto della competitività dell’industria tedesca, che si gioca anche sulla compressione dei redditi dei lavoratori, e soprattutto delle lavoratrici, più poveri. I famigerati “mini-jobs” (lavori part-time che pagano fino a 450 euro al mese) sono soprattutto occupati da donne.

 

 

Tasso di povertà: Germania. Fonte: OECD (1)

Detto questo, un mutamento della politica interna della Germania potrebbe certamente aiutare a rendere meno anemica la ripresa europea, e dunque anche quella dell’Italia. Ma la recessione è andata ormai così avanti che una “locomotiva” tedesca da sola difficilmente potrebbe tirare fuori l’Europa, e i paesi in grave recessione, dalla crisi. Per questo sono necessarie anche politiche che aiutino questi paesi a rilanciare la loro domanda interna. E su questo punto, lo stesso rapporto non fa ben sperare. Infatti, mentre sottolinea la situazione di gravissima crisi dell’Italia, ripropone la stessa ricetta di austerità. Le indicazioni del presidente Barroso sono infatti di "completare le riforme promesse dal governo", anche se l'instabilità politica "non ha esposto a rischi i progressi raggiunti".  Ricordiamoci che, come dice Krugman (Repubblica, 12/11/2013) “riforme strutturali” è una parola in codice per deregulation di tuti i mercati, dalla finanza al lavoro. Il presidente ha aggiunto che "in Italia si cominciano ad intravedere i primi segnali di ripresa ma si tratta di una ripresa molto fragile per questo non si deve mettere a rischio il percorso delle riforme". Fino a che non si mette in discussione il dogma che l’austerità è precondizione per la crescita (vedi il grafico che segue, tratto dall'audizione di Larry Summers al senato Usa, sugli effetti negativi dell'austerità), incitare la Germania a cambiare la sua politica non porterà ad alcun risultato di rilievo per gli altri paesi. (a. r. e a. s.)

 


(1) da: Cambridge Journal of Economics 2013, Economic relations between Germany and southern Europe (Annamaria Simonazzi, Andrea Ginzburg and Gianluigi Nocella)