Newsconciliazione, pari opportunità

Rompere il soffitto di vetro partendo dal pavimento

“Più donne ai vertici”. Il Festival dell’Economia di Trento, dedicato quest’anno a “Classi dirigenti, crescita e bene comune, ha cominciato con le donne: prima tavola rotonda, primo evento super-affollato, primo (e unico) palco a schiacciante maggioranza femminile con un solo partecipante in quota uomini, l’intimorito manager Massimo Fasanella D’Amore, chiamato a discutere su “Come rompere il soffitto di vetro” con Daniela Del Boca (economista), Giulia Buongiorno (avvocata), Anna Maria Tarantola (presidente Rai, ex Bankitalia), Cristina Scocchia (a.d. L’Oreal Italia), Barbara Stefanelli (vicedirettrice del Corriere della Sera), Sara Ferrari (assessora della provincia di Trento). Da quest’ultima la frase più felice: “Per poter diventare classe dirigente le donne intanto devono poter lavorare” (1) Per rompere il soffitto di vetro partire dal pavimento, insomma. E infatti il discorso sulla leadership e quello sull’accesso al lavoro, la questione del potere/carriera e quella dei bisogni basici, lavoro/casa/famiglia, si sono intrecciate in tutta la discussione.

Le quote di genere nei cda sono ormai una realtà da tre anni, e i numeri ne mostrano gli effetti. Il balzo in avanti, a vedere la presenza femminile in una serie che va dal 34 a oggi, è impressionante. Ma è tempo ormai di andare oltre, valutare la qualità del cambiamento e chiedersi cosa succederà dopo il regime transitorio, dice Daniela Del Boca. Se le quote avranno svolto il loro effetto propulsivo, migliorando complessivamente la qualità dei board e dei gruppi dirigenti, estendendo anche agli uomini quel “di più” di meritocrazia che si chiede alle donne per le alte cariche. E se avranno consolidato un nuovo clima culturale, rendendo impossibile il ripetersi di episodi come quelli raccontati da due donne di carriera, potenti, come Giulia Buongiorno e Anna Maria Tarantola. La prima rievoca i suoi esordi da avvocata palermitana: «Ogni volta che un cliente entrava nello studio mi prendeva per la segretaria e mi chiedeva dov’era l’avvocato. Per vendetta, appena ho aperto uno studio mio ho assunto un segretario maschio». La seconda racconta il momento di svolta della sua carriera in Bankitalia, quando si libera una “posizione” appena sopra la sua: «Erano in corsa molti colleghi, tutti maschi. Ci pensai una settimana, notti insonni, prima di decidere di far presente che potevo candidarmi anche io. E la prima risposta fu: ‘Perché, ti interessa?’». Quanto alla conciliazione vita-lavoro, opposte le ricette delle due: Tarantola ringrazia il marito che ha condiviso il lavoro familiare («Ho fatto carriera grazie a lui», dice), Buongiorno nega di poter essere un modello: «Non ho conciliato proprio niente, infatti ho fatto un figlio a 44 anni, non vorrei che si seguisse il mio esempio». Mentre Scocchia (L’Oreal) ribadisce la necessità di cambiare la testa e la vita delle aziende: che non sia più una legge non scritta che per far carriera devi essere l’ultimo a uscire dall’ufficio la sera.

Tutto ciò non vale solo ai vertici, per le donne che si avvicinano al soffitto di vetro. Anche quando si arriva al problema principale, il tasso di occupazione femminile, quel che emerge dalla tavola rotonda è un mix di ricette che punta molto sui cambiamenti in azienda e in famiglia (una flessibilità “buona”, dalla parte delle donne; e una conciliazione nuova, affidata anche agli uomini).  Ingredienti essenziali al fianco di quelli di base (eppur mancanti): politiche della domanda, servizi di welfare.  (r. c.)