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Donne e crisi,
a che punto siamo

Con la crisi si avvicinano i tassi di occupazione e salari di donne e uomini, perché i maschi stanno peggio e perché le donne stavolta non sono state il "cuscinetto" del mercato del lavoro. Ma si rischia di allontanare o svuotare le politiche per l'eguaglianza. Una sintesi dei dati e delle raccomandazioni dell'European Network of Experts on Gender Equality

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Principali conclusioni da “L’impatto della crisi economica sulle donne e sugli uomini e sulle politiche di uguaglianza di genere”, rapporto dello European Network of Experts on Gender Equality (ENEGE)

Il divario di genere nel tasso di occupazione a livello Ue è sceso di circa 3,2 punti percentuali, dai 14,1 punti prima della crisi ai 10,9 nel primo trimestre del 2012. La bassa presenza di donne nel settore manifatturiero, delle costruzioni e in alcuni rami della finanza, campi in cui l’occupazione maschile ha subito forti perdite, ha protetto complessivamente l’occupazione femminile.

La crisi attuale presenta aspetti nuovi che nessun’altra crisi ha mostrato prima. I nuovi aspetti mettono in luce quanto sia cambiato il ruolo delle donne nel mercato del lavoro: esse non sono più la “componente cuscinetto” dell’occupazione, essendo state sostituite da giovani con contratti temporanei e da lavoratori migranti maschi (-3% di donne migranti occupate, -8% uomini migranti). Il ruolo del reddito delle donne è cambiato: il tenore di vita delle famiglie dipende ora dai guadagni della componente femminile. Sono molte le coppie in cui uno dei due membri ha perso il posto di lavoro e il reddito, e i dati mostrano che le coppie a doppio reddito hanno perso terreno (-5,1%) quasi interamente a favore delle coppie che hanno una donna come capofamiglia.

Il differenziale retributivo di genere è diminuito a livello europeo: il differenziale senza aggiustamenti è diminuito in 16 stati membri. I tagli alle componenti salariali basate sugli straordinari e sulla performance hanno contribuito al declino. Tali componenti sono tradizionalmente più significative nelle remunerazioni maschili.


Uomini in uno stato d’animo peggiore. Avere un lavoro non è più facoltativo per le donne, sul mercato del lavoro si comportano in modo sempre più simile agli uomini. Ma la crisi colpisce in modo diverso: in proporzione sono più gli uomini che si tramutano in lavoratori scoraggiati e, nei 17 paesi coperti dai dati, gli uomini esprimono più frequentemente lamentele sull’aumento dell’incertezza legata al posto di lavoro, sulla diminuzione degli stipendi e sulla necessità di dover accettare impieghi meno interessanti. Inoltre la crisi sembra aver influito negativamente sulla salute delle persone. La tossicodipendenza, il fumo e l’alcolismo sembrano essere in aumento in più di un paese europeo, soprattutto tra gli uomini.

L'occupazione femminile paga un prezzo pesante. Nonostante il livellamento verso il basso dei differenziali di occupazione e salari, l'integrazione della componente femminile nel mercato del lavoro si è ridotta. Ai livelli massimi di occupazione, appena prima che la recessione iniziasse, 10 stati membri erano al di sopra del tasso di occupazione del 65% per le donne di età compresa tra i 15 ei 64, ma il numero è sceso a 6 nel primo trimestre del 2012. Nei paesi dell’area mediterranea e nei paesi baltici l’istruzione di alto livello non ha protetto le donne dalla disoccupazione. In una situazione in cui molte famiglie non riescono più a sostenere il costo dei servizi di assistenza, è probabile che il lavoro non retribuito sia aumentato e che siano le donne a sostenerlo in modo ora più significativo, anche se l’evidenza al riguardo è debole.

Se all’apparenza il colmarsi del divario tra uomini e donne sembrerebbe una buona notizia, in realtà, ad un’analisi più approfondita, le cose sono più complesse e gli effetti sono diversi tra i sessi. I divari di genere stanno scomparendo non perché le donne abbiano migliorato la loro situazione, ma perché gli uomini hanno assistito a un peggioramento in termini relativi della propria. È la posizione degli uomini che si sta livellando verso il basso in quanto sono sempre più ‘simili alle donne’. Per il momento.
Le condizioni di lavoro sono peggiorate durante la crisi, ad esempio rispetto ai ritardi nei pagamenti degli stipendi, al declassamento professionale, alle violazioni delle norme di salute e sicurezza e dei diritti genitoriali.

La crisi ha rafforzato le differenze nell’accesso ai diritti. Mentre la disoccupazione e l'occupazione atipica si sono ampliate, l’accesso da parte delle donne ai diritti fondamentali, come ad esempio le prestazioni di maternità, si è ridotta. Negli anni di formazione della famiglia prevalgono forme non standard di lavoro e disoccupazione tra i giovani, uomini e donne.

 

Dove ci porta il risanamento dei conti pubblici?

La dimensione di genere è stata ignorata sia nella fase di progettazione delle politiche, sia nella fase di attuazione delle stesse. Nessuna valutazione preventiva dell'impatto di genere è stata fatta prima della realizzazione delle politiche di risanamento dei conti pubblici.

Con le politiche di risanamento dei conti pubblici, solo il Nord Europa potrà permettersi l'eguaglianza di genere? I tagli alle politiche assistenziali nei primi anni della crisi sono stati contenuti, anche se non uniformi. Fino al 2010, la tendenza generale degli stati è stata di preservare la fornitura di servizi più che i sistemi che prevedono prestazioni in denaro. Ma gli sviluppi per quei servizi che hanno effetti sulla parità di genere sono stati irregolari: ad esempio, si è assistito a un peggioramento della copertura per l’assistenza all’infanzia per i più piccoli in diversi Paesi (Belgio, Bulgaria, Grecia, Italia, Lituania, Romania e Spagna).

Nei paesi con più moderate politiche di risanamento della finanza pubblica, come la Finlandia o i Paesi Bassi, i tagli al welfare sono stati limitati, o comunque è stata fatta attenzione a compensare parzialmente i loro effetti negativi sulle donne e sulle fasce più povere.

Assistenza sociale addio. Al contrario, l’evidenza recente per la Spagna, la Grecia e l'Irlanda è allarmante: cresce la povertà e alcune categorie di donne sono particolarmente colpite; si assiste a una riduzione della strumentazione pro-eguaglianza, a un ridimensionamento dei servizi sanitari e di cura, in particolare nell’assistenza agli anziani, e molto altro.

 

Raccomandazioni

  1. Il rischio che il risanamento dei conti pubblici eroda la fornitura di servizi di welfare e dei servizi pubblici si sta rapidamente materializzando nei paesi interessati dalle più incisive politiche di austerity. I tagli all’assistenza legati al risanamento della finanza pubblica dovrebbero essere strettamente monitorati a livello nazionale ed europeo.

  2. La spesa sociale dovrebbe dare priorità ai servizi di qualità piuttosto che alle prestazioni monetarie per assicurare una distribuzione equa dei programmi di austerity e alleviare il carico di assistenza per le donne. I fondi per la ripresa, in particolare, dovrebbero essere rivolti alle infrastrutture sociali  – servizi sanitari e di cura, istruzione e formazione, ricerca e sviluppo, comunicazione – e non solo alle infrastrutture fisiche.

  3. Il Fondo sociale europeo dovrebbe essere rafforzato e le sue procedure riviste, così da poter compensare i tagli a livello locale e sostenere gli obiettivi della Strategia Europa 2020, in particolare negli stati membri con bassi livelli di occupazione femminile.

  4. I sistemi di supporto al reddito dovrebbero prendere in considerazione anche il genere. La tassazione e la spesa sociale dovrebbero focalizzarsi sul miglioramento dell’indipendenza economica delle donne.

  5. Gli stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad adottare sistemi di bilanci di genere per le politiche chiave, in particolare per quanto riguarda i piani di ripresa e le revisioni alla spesa.

  6. Una "massa critica" femminile dovrebbe essere garantita all’interno dei principali enti finanziari europei e si dovrebbero incoraggiare iniziative di alfabetizzazione finanziaria specificatamente rivolte alle donne.

  7. Si dovrebbero sviluppare nuovi indicatori di eguaglianza di genere per monitorarne l’andamento nel corso del tempo, ad esempio la misurazione del divario tra il tasso di occupazione effettivo e quello auspicato.

  8. Dovrebbe essere potenziato il controllo sulle violazioni dei diritti di maternità e di ferie, così come la consapevolezza dell’opinione pubblica su questo tema.

  9. Si dovrebbe affrontare il carico sproporzionato di flessibilità nell’occupazione che ricade sui giovani e la scarsa integrazione dei lavoratori migranti.

Per maggiori informazioni:

http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/document/index_en.htm

(Nella foto in alto una manifestazione a Londra del 30 giugno 2011)