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Economia, il Festival
degli uomini

All’auditorium di Roma tre giorni di convegni, lezioni e dibattiti. Protagonisti al 90% maschili. Poche le donne, invitate per parlare di donne. Il titolo: “Economia come”. Non così, diciamo

I festival culturali portano in giro persone, idee, scambi. Costellano belle cittadine del nostro Paese, da Nord (di più) al Sud (di meno). Bellissima cosa, dunque, l’arrivo di un nuovo festival a Roma. E ancora più promettente che arrivi proprio il primo festival di economia della Capitale. Non solo per noi affezionate di questo sito, ma per chiunque pensi che portare l’economia alla discussione pubblica sia il modo migliore per riabilitare la “scienza triste” e parlare di politica finalmente guardando i contenuti e non le chiacchiere. Con grandi aspettative dunque abbiamo aperto il programma del festival Economia come, che si svolgerà a Roma, nella prestigiosa sede dell’Auditorium Parco della Musica, dal 17 al 19 novembre, pensando: Renzo Piano più economics, finalmente avremo un brivido culturale da capitale mondiale. Pochi minuti, e siamo piombate a Riyad. Una sfilata maschile quasi senza fine; riepilogata nella lista dei protagonisti, che permette un rapido conto: 33 uomini su 37 nomi. Una sola economista invitata a tenere un keynote speech: Mariana Mazzucato, che parlerà di “ripensare l’economia”, alle ore 19 di sabato 18. In contemporanea, in altra sala saranno concentrate le altre tre rare ospiti, in un panel dedicato a “Fattore D: le donne e l’economia”. Sono Sandra Mori, manager; Linda Laura Sabbadini, statistica; Chiara Saraceno, sociologa. Donne eccezionali, certo: in senso proprio, e nel senso di eccezione alla regola del Fattore M(aschio).

Naturalmente i patron del Festival – che hanno tenuto una virile conferenza stampa – potrebbero risponderci che contano gli argomenti e non le persone, e che al Festival si sceglie sul merito e non sulle quote. Strano però. In tutta l’università italiana ci sono 527 donne che fanno ricerca e insegnano economia, mentre gli uomini sono 1181: dunque la percentuale femminile sul complesso di ricercatori e professori è del 31%, mentre qui al Festival sarà del 10,9%. Persino se si guardano i soli prof ordinari, la quota femminile è del 18%. E da un anno la presidenza della Società italiana degli economisti è occupata per la prima volta da una donna. Il tetto di cristallo di un festival culturale è più resistente di quello, già duretto, dell’accademia, che le giovani generazioni di ricercatrici stanno frantumando? O ha criteri di selezione più esigenti di quelli della ricerca scientifica?

Ma c’è di più e peggio. La sparuta pattuglia femminile è quasi tutta concentrata e relegata nel panel sul Fattore D. Di cosa chiamiamo a parlare le donne? Ma di donne, ovviamente. Come se non ci fossero, tra le cinquecentoventisette economiste nell’università e le tante esperte nelle istituzioni e altrove, donne che studiano imprese, sviluppo economico, lavoro, tecnologia, commercio internazionale, mezzogiorno, moneta, finanza pubblica, filosofia, etica, globalizzazione, distribuzione[1]. E come se non ci fossero, qua e là, donne leader che amministrano, governano, regolano in tutti questi campi. Ma stiamo esagerando, certo. Si sa benissimo che ci sono. Solo che hanno bisogno di guida, spiegazioni, di illuminazioni. Di uomini che gli spieghino come fare le cose: si chiama mansplaining, è una malattia diffusa (ne parla qui il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro).

Per tornare al titolo del festival: economia come? In tanti modi, ma certo non così.

Note

[1] La Società italiana degli economisti ha catalogato le sue socie sulla base delle loro competenze, sulla base di quanto già fatto dalla Royal Economic Society in Gran Bretagna.