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L'energia delle donne

donne africane - dal sito www.consorzioabn.it

Il 20 per cento della popolazione mondiale non ha accesso all'elettricità. Una mancanza che colpisce soprattutto le donne dal punto di vista sanitario e socioeducativo. I progetti per portare energia nelle zone più povere del pianeta non mancano. E un maggiore coinvolgimento delle donne nel settore della regolazione energetica sarebbe un ulteriore passo in avanti

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L’energia è un rilevante fattore di crescita economica; la domanda di energia riflette la crescita economica ed è utilizzata come proxy dell’andamento del reddito; se ne è riscontrata la caduta a seguito della crisi economica. Ma dell’impatto dell’elettrificazione sulla vita delle donne nei paesi più poveri non c’è percezione, né conoscenza. I dati (pochi) resi disponibili da World Bank, International Energy Agency (IEA) e Nazioni Unite e alcune ricerche accademiche del settore mostrano una dinamica inattesa per le donne.
L’accesso all’energia crea opportunità per tutti, in termini di posti di lavoro, di miglioramento delle condizioni di salute e del reddito; nei Paesi in via di sviluppo è una condizione necessaria per promuovere lo sviluppo economico e la dignità sociale: è essenziale per l’approvvigionamento di acqua pulita, per la sanità, l’illuminazione, il riscaldamento, la possibilità di cucinare i cibi, produrre servizi di trasporto e telecomunicazione. Per le donne in particolare, tuttavia, può essere un importante momento di empowerment.
Il 20% della popolazione mondiale (2) non ha accesso all’energia elettrica. Di questa percentuale l’84% risiede nelle zone rurali delle aree più povere del mondo, soprattutto nell’Asia e nell’Africa Sub-sahariana. E del totale dell’elettricità che arriva alle case nelle zone rurali solo il 2% è destinato alla preparazione e cottura dei cibi. La povertà energetica, è definita dall’IEA come la mancanza di accesso a forme adeguate e affidabili di energia a prezzi sostenibili per soddisfare i bisogni primari degli individui, come cucinare i cibi, riscaldare gli ambienti, curarsi e spostarsi. E’ una situazione nella quale oggi si trovano oltre 2 miliardi di persone nel mondo, numero che si prevede cresca a 3 miliardi entro il 2030.
Circa 2,7 miliardi di persone invece ad oggi (pari a quasi il 40% della popolazione mondiale) dipendono quasi esclusivamente dalle biomasse tradizionali per le proprie esigenze energetiche residenziali. E ciò significa che per cucinare le donne devono cercare, raccogliere, trasportare e bruciare legna o scarti agricoli. Una pratica faticosa e spesso pericolosa per la salute.
L’elettrificazione riduce drasticamente il tempo necessario per l’approvvigionamento delle fonti energetiche, spesso affidato alle donne, libera il loro tempo a disposizione per una maggiore partecipazione attiva nei contesti sociali al di là dell’ambito domestico. Favorisce le opportunità scolastiche per giovani ragazze e permette alle donne di inserirsi nel mondo del lavoro.
Il primo effetto di rilievo e del tutto inatteso, per le donne, è sul lavoro uno studio dell’Università del Michigan (3) che ha mostrato che a seguito dell’elettrificazione in Sud Africa si è assistito a un aumento in breve tempo del 9% dell’occupazione femminile a fronte di nessun aumento dell’occupazione maschile. Altri studi recenti (4) mostrano un impatto ancor più significativo nel Nicaragua e nel Guatemala a seguito dell’elettrificazione, dove si è registrato un aumento del 23% della propensione femminile all’occupazione fuori dall’ambito domestico.
La salute delle donne è il secondo ambito di cambiamento, poiché i locali utilizzati per la cottura dei cibi sono per lo più chiusi e poco areati e le sostanze usate nei focolari sono inquinanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che 2 milioni di persone (1,7 delle quali sono donne) muoiono ogni anno per l’esposizione all’inquinamento “indoor”, ossia per cause riconducibili alle sostanze nocive prodotte da metodi di cottura, riscaldamento e illuminazione residenziale basati sull’uso delle biomasse.
La mancanza di accesso all’energia ha gravi ripercussioni anche sulla salute materna: si stima che oltre 300,000 donne nel mondo muoiono annualmente per cause legate a complicazioni durante il parto e durante la gravidanza. Meno di un terzo delle cliniche nell’Africa sub-sahariana hanno una fornitura di energia elettrica affidabile e continua.

Tavola 1 - Numero di persone che non hanno accesso ai servizi energetici moderni

Fonte: IEA, World Energy Outlook 2013 (I dati si riferiscono al 2011)

L’onere degli interventi e i vincoli finanziari sono un problema reale. L’International Energy Agency (IEA) ha elaborato alcune stime sulle risorse economiche necessarie per far fronte a questi bisogni primari. Il costo della copertura elettrica è stimato in 490 miliardi di euro nel periodo fra il 2010 e il 2030, pari a 23 miliardi di euro all’anno.
Molto meno costoso sarebbe invece l’intervento per garantire a tutti tecniche di cottura: 39 miliardi di euro fra il 2010 e il 2030, pari a 1,8 miliardi di euro all’anno. La somma complessiva (529 miliardi di euro) secondo queste stime farebbe crescere gli investimenti previsti per il settore di solo il 3%.

Tavola 2 - Paesi con il maggior numero di persone che dipendono dalle biomasse per la cottura dei cibi

Fonte: IEA, World Energy Outlook 2013 (I dati si riferiscono al 2011)

Molte delle difficoltà richiamate, tuttavia, possono essere affrontate e in parte risolte con soluzioni sostenibili e a basso costo. Vale la pena richiamarne alcune esperienze pilota atte al miglioramento delle condizioni di vita delle zone più povere, come è avvenuto con la diffusione del micro-credito promosso dal banchiere Yunus.

Un esempio felice è quello della “valigetta solare” nei paesi in via di sviluppo. The Solar Sisters project (5) nell’Africa Sub-Sahariana promuove l’imprenditoria femminile mediante la dotazione con un kit iniziale di strumenti per operare, manutenere e vendere tecnologia solare, come ad esempio lampade solari all’interno delle proprie comunità. Tra i benefici reali dell’iniziativa si rileva in primo luogo il raddoppio del reddito familiare, mentre l’acquisto delle lampade solari riduce le spese domestiche, spesso sostituendo le lampade a cherosene.

Il focus della più recente sessione dell’ European Development Day è stato su progetti e iniziative finalizzati alla promozione dell’empowerment delle donne attraverso l’accesso alle soluzioni di energia sostenibile; mentre un altro esempio virtuoso riporta l’esperienza del Rwanda, dove l’86% dell’energia utilizzata è costituita di biomasse, di cui il 99% per cucinare. Forni a pellet altamente efficienti sono stati introdotti nelle abitazioni rurali. Sono forni puliti, economici, e riducono le emissioni tossiche del 90%. Costituiscono tra l’altro un esempio effettivo di partnership pubblico – privato tra Philips, the African Enterprise Challenge Fund e una piccola azienda del Rwanda.

“Women in Energy”

Perché queste esperienze iniziali si diffondano e acquistino un peso su scala globale, la presenza delle donne nelle istituzioni e negli organismi decisionali delle politiche energetiche è fondamentale. Da tutt’altro angolo visuale, infatti, la ricettività delle donne rispetto al tema del risparmio e dell’efficienza energetica e rispetto alle politiche energetiche sostenibili in generale è sensibilmente più acuta. In Europa, ad esempio, le donne single utilizzano fino al 22% di energia in meno rispetto ai loro corrispondenti maschili e si dichiarano più pronte a cambiare atteggiamento a favore di azioni a risparmio energetico. Nell’Occidente, come in tutto il mondo, sono spesso le donne a reggere la responsabilità della gestione domestica e di conseguenza anche delle questioni energetiche.

Nel settore della regolazione energetica, come in tanti altri settori, le donne sono sottorappresentate, specialmente nei posti di responsabilità. La partecipazione media delle donne nei Board delle Autorità di regolazione che fanno parte dell’ICER è del 19 e lo spettro dei casi va da una presenza femminile dello 0% nell’Asia meridionale al valore massimo del 40% in Sud Africa. Gli Stati Uniti registrano il 30% circa di presenze femminili, in linea con i valori europei.

Attraverso la cooperazione internazionale, l’ICER vuole contribuire al cambiamento della cultura e della mentalità nei confronti della donna. Con questo obiettivo, nell’ottobre 2013, ha lanciato l’iniziativa Women in Energy. Questo progetto ha il fine di incoraggiare e sostenere la presenza e la voce femminile nell’ambito dell’energia. Allo scopo di incrementare il coinvolgimento femminile, l’ICER ha fissato l’obiettivo minimo del 20% per la partecipazione attiva delle donne agli eventi organizzati dall’ICER o dai suoi membri a partire dal 2015.

Fra gli strumenti promossi c’è il programma di mentoring, con seminari di formazione ad esso collegati su internet a cui i membri hanno accesso. Il “mentoring” è un mezzo positivo di apprendimento che consiste in una relazione uno-a-uno, tradizionalmente tra un lavoratore più esperto e un meno esperto. Il programma dell’ICER prevede la possibilità di avere coppie di e-mentoring di continenti diversi. (vedi video del programma http://www.icer-regulators.net/portal/page/portal/ICER_HOME/WIE)


Conclusioni. Sostenibilità e imprenditoria femminile

La rimozione graduale delle barriere alla partecipazione attiva delle donne in settori tradizionalmente considerati tecnici e quindi maschili passa attraverso la sperimentazione di progetti locali che devono essere conosciuti per poter essere diffusi. Passa anche attraverso il sostegno alla rappresentanza femminile nelle istituzioni e negli organi decisionali delle politiche economiche.
Nelle dichiarazioni conclusive del recente rapporto dello United Nations Development Programme (UNDP, 2012) si legge che il modo più efficace per abbattere la povertà consiste nella fornitura di servizi energetici combinata al sostegno della generazione di reddito tramite la diffusione dei servizi ICT, la formazione di competenze di business e soprattutto il sostegno alla partecipazione attiva delle donne nel settore energetico, anche mediante attività imprenditoriali basate sulla gestione sostenibile delle risorse.

 

* Questo articolo è un estratto dell'intervento preparato dall'autrice in occasione della tavola rotonda “Donna è...”, organizzata dalla Rai e tenutasi a Roma il 5 marzo 2014.


NOTE

(1)   Dati Rapporto UN Women – Sustainable Energy for all : the gender dimensions, 2013.

(2)   DINKLEMAN, Taryn, “The effects of rural electrification on employment: new evidence from South Africa, University of Michigan 2009.

(3)   GROGAN, LOUISE, and ASHA SADAND, “Rural electrification and employment in poor countries: evidence from Nicaragua”, World development, Vol. 43, 2013.

(4)   Il forum, lanciato nel 2006 e organizzato dalla Commissione europea, oggi divenuto principale strumento europeo per il dialogo sulla cooperazione allo sviluppo. L’ultima sessione si è tenuta a novembre 2013