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Austerity, la malattia che uccide l'Europa

foto Flickr/Claudio Riccio

L’Europa è ancora in affanno causa crisi. Le aspettative positive per il 2014 sono state deluse, a seguito di una ripresa debole e fragile, ondivaga e instabile in vari paesi, tra cui l’Italia. Nonostante le iniziative prese, e anzi forse proprio a causa di queste, il vecchio continente appare fiaccato da una realtà di scarsa crescita, disoccupazione massiva giovanile, e crescenti disuguaglianze, tra gli strati della popolazione - con milioni di europei ufficialmente poveri - e anche tra i generi. Perché se all’inizio della recessione a essere colpita è stata soprattutto l’occupazione maschile, i successivi tagli di bilancio imposti dalle politiche di austerity hanno invece riguardato di più le donne. Parte da queste evidenze il rapporto Euromemorandum 2015, da poco pubblicato a cura di un gruppo di economisti che si definisce in disaccordo con le attuali politiche messe in campo un po’ in tutta Europa per contrastare la crisi senza in effetti sortire finora risultati granché positivi.

Il rapporto, alla cui stesura ha contribuito anche Marcella Corsi di inGenere, parla di politiche macroeconomiche del tutto inadeguate messe in campo in sede europea, che hanno contribuito alla disastrosa performance economica che l’eurozona ha fatto registrare a partire dal 2010. Una ricetta finora indigesta, più venefica che benefica, quella propinata all’economia europea, a base di pareggi di bilancio così come prescritti dal patto di stabilità e crescita, crescente deregolamentazione del mercato del lavoro e riduzione dei salari, smantellamento del welfare e pesanti misure di austerity. Secondo gli economisti dell’Euromemo, sono ormai molte le evidenze dell’impossibilità che politiche così restrittive possano favorire la ripresa, eppure le scelte ufficiali in sede europea continuano ad andare in questa direzione, restando, le istituzione europee, “intrappolate in teorie sbagliate e cattive istituzioni”.

In concreto, poi, le misure messe in atto nei singoli stati rischiano di avere pesanti ripercussioni anche sull’eguaglianza di genere, con misure restrittive che non sono neutrali, ma finiscono sempre per avere un destinatario principale: le donne. E le misure di consolidamento che si prospettano nell’immediato futuro potrebbero peggiorare la situazione, con interventi (prospettati in vari paesi) come la riduzione delle risorse messe a disposizione per la cura di bambini e anziani, il taglio delle agevolazioni familiari, le restrizioni a sussidi come quello di disoccupazione, il blocco del turn over causato dallo spostamento in avanti dell’età in cui si ottiene la pensione, l’aumento delle tariffe dei servizi pubblici o di tasse come l’Iva.

L’analisi continua con uno sguardo da vicino alle disuguaglianze sempre più aspre tra i vari strati della popolazione e l’aumento della povertà, per arrivare a una serie di proposte e suggerimenti per invertire la rotta e tentare così di risalire la china. Per sostenere la necessità di un cambiamento nelle politiche europee il gruppo di economisti ha anche lanciato una petizione di sostegno. Qui il form per aderire. Maggiori informazioni sul sito www.euromemo.eu.