Newselezioni, Medio oriente

C'è di che sperare, le donne afghane alle urne

Donne afghane che acclamano Habiba Sarobi, candidata per la vice presidenza alle elezioni di sabato. Fatta da Bryan Denton per il The New York Times

Zakia Wardak, abituata a portare il burqa in pubblico, oggi fa campeggiare il suo viso aperto sui manifesti elettorali per il consiglio provinciale in Wardak, zona in affinità con i talebani. Il New York Times illustra i consistenti cambiamenti a cui sta andando incontro l’Afghanistan, che il 5 aprile andrà alle urne presidenziali. Negli ultimi anni le donne afghane hanno potuto assumere un nuovo volto sulla scena politica. Non più relegate agli spazi domestici e nascoste dietro pesanti burqa, 300 donne si stanno candidando ai seggi dei consigli provinciali. Aumenta la loro presenza sulla scena pubblica: più donne prendono parola durante manifestazioni e assemblee e spingono affinché le questioni relative alle donne vengano seriamente affrontate nell’agenda politica. L'articolo di Rod Nordland riporta le storie di alcune figure femminili emergenti: Habiba Sarobi, l’attuale presidente della provincia di Bamiyan, è la prima donna che si è candidata come vice presidente, convinta che con questo ruolo potrebbe essere determinante per la condizione femminile nel suo Paese. Fawzia Koofi, politica ed avvocatessa che avrebbe voluto candidarsi alle elezioni presidenziali se solo avesse avuto l’età idonea, sottolinea come undici anni fa sarebbe stato difficile anche solo immaginare tutto questo.

Il panorama però non è ovunque così roseo: nelle zone rurali dell’Afghanistan le donne sono ancora considerate poco più che proprietà dei loro padri, fratelli e mariti. Molte sono le donne preoccupate da una campagna elettorale in cui i candidati alla presidenza ribadiscono spesso la necessità di conciliazione con i talebani, abituati a relegare le donne entro le mura domestiche. In questo contesto, la vittoria di Habiba Sarobi potrebbe quindi essere decisiva.