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I figli arrivano tardi per colpa della precarietà

Foto: Flickr/ Suburban Tourist

La precarietà sposta in avanti la decisione di avere un figlio e quindi più le coppie fanno lavori precari e più si alza l'età del parto per le donne.

A confermarlo è il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, che nel corso un'audizione in commissione Affari costituzionali alla Camera nell'ambito dell'esame delle proposte di legge per assicurare l'equità nei trattamenti previdenziali e assistenziali, ha dichiarato che tra i 25 e i 34 anni "le decisioni riproduttive risultano condizionate negativamente dalla precarietà occupazionale, come testimoniato dal progressivo innalzamento dell'età media al parto, che tra il 2000 e il 2016 è passata da 30,4 anni a 31,7". 

"Il lavoro atipico è più diffuso tra i giovani di 15-34 anni" ha continuato Alleva, ma "riguarda anche gli adulti e i soggetti con responsabilità familiari: nel 2016 un terzo degli atipici ha tra 35 e 49 anni, tra le donne il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre".

Dati che confermano quanto rilevato un'indagine del Censis: i figli arrivano più tardi per colpa della precarietà. Sempre se arrivano, aggiungiamo. Perché più aumenta l'età in cui si decide di fare un figlio, più si riducono drasticamente le possibilità di riuscire ad averlo. Dopo i trent'anni la fertitlità biologica di donne e uomini, infatti, cala vorticosamente. Su inGenere ne abbiamo parlato a proposito di fertilità delle coppie e di maternità surrogata, e lo ribadiamo: prima dell'infertilità biologica c'è l'infertilità della crisi.

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