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La giudice che ha bocciato Boris

Foto: Financial Times/ Joe Cummings

"La sospensione del parlamento chiesta da Boris Johnson a sua maestà è stato un atto illegale, nullo e senza effetti. Ciò significa che quando i commissari reali hanno fatto il loro ingresso nella Camera dei Lord è stato come se fossero entrati con un pezzo di carta bianca tra le mani. Il parlamento non è mai stato sospeso".

Sono le parole di Brenda Hale, presidente della Corte Suprema britannica, che stamattina ha rilasciato il responso unanime degli undici giudici della corte, in merito alla richiesta di fine agosto del premier britannico alla regina di sospendere l'attività del parlamento inglese per cinque settimane fino al 14 ottobre.

La sospensione dei lavori del parlamento chiesta da Johnson alla regina sarebbe durata fino a pochi giorni prima dell'uscita del Regno Unito dall'Europa, adesso fissata al 31 ottobre 2019. Oltre che come un attacco ai processi democratici, la richiesta è stata interpretata da molti, soprattutto esponenti dell'opposizione e attivisti pro remain, come un incentivo per una hard Brexit. Dopo le dimissioni di Theresa May il paese non è infatti ancora riuscito a trovare un accordo per l'uscita dall'Unione che stia bene a tutti e bloccare i lavori del parlamento significa soprattutto sottrarre tempo prezioso a un possibile deal.

Gli avvocati che nelle ultime settimane si sono rivolti alla presidente della corte, Brenda Hale, affinché giudicasse la richiesta di Johnson, l'hanno chiamata my lady. A lei il Financial Times ha dedicato un dettagliato ritratto, definendola "una giudice dal tocco umano". Per trovarla, scrive Caroline Binham sulle pagine del quotidiano, "bisogna prima cercare il gruppo di persone che le stanno intorno. Bassa di statura ma di grande presenza, la baronessa di Richmond sa esigere attenzione in modo silenzioso".

Hale è stata la prima della sua scuola a vincere un posto all'Università di Cambridge come lettrice di legge, racconta il Financial Times, più tardi è stata la prima donna a essere nominata per la Law Commission, e la prima law lord. "Quando nel 2004 ha fatto il suo ingresso nella Camera dei Lord ha scelto uno stemma il cui motto in latino potrebbe essere tradotto come le donne sono pari a qualsiasi cosa".

Foto credits: Financial Times/ Joe Cummings