Rubricain poche parole

Sarah Bakewell. Al caffè degli esistenzialisti

Questo libro di assai godibile lettura, riunisce le biografie intrecciate di un certo numero di intellettuali francesi e nordamericani nella Parigi degli anni ’30-’60, molti dei quali divennero noti come ‘esistenzialisti’. Il significato dell’appellativo era più difficile da spiegare che da agire, e l’autrice sceglie decisamente di spiegarlo attraverso la descrizione di comportamenti, gusti, relazioni dei protagonisti. Lei stessa pensa se stessa come una esistenzialista fin dall’adolescenza. In un articolo successivo alla pubblicazione del libro racconta di essere stata una “teenage existentialist”, che avendo acquistato a 16 anni La nausea di Sartre su una bancarella, attirata dalla copertina raffigurante un orologio gocciolante di Dalì, capisce che quello è proprio il libro per lei. Coerentemente, studia filosofia e scrive su Montaigne e su Heidegger, lavora nelle librerie dell’usato, convinta che l’esistenzialismo abbia ancora molte cose da offrirci. Eccentricità, provocazioni, idee politiche e filosofiche, avventure sessuali dei principali esponenti di una stagione assai nota per aver dominato la cultura europea nei decenni tra il primo e il secondo dopoguerra, il libro si degusta come uno dei molti Calvados che al caffè “Flore” o al “Deux Magots” Simone de Beauvoir centellinava insieme a numerosi amici e amanti. Tra gli scopi del libro è infatti quello di raffigurare personaggi come Husserl, Heidegger, Camus e Merleau-Ponty perennemente impegnati a conversare “in un grande caffè immaginario, presumibilmente parigino, pieno di vita e movimento, animato da chiacchiere e opinioni” (p.47).

Sarah Bakewell, Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, essere e cocktail, Fazi, 2016