Articololavoro - lavoro domestico - politiche

Aumenta l'occupazione
per anziani, immigrati e donne

A mano a mano che nel mercato del lavoro si fanno spazio anziani, immigrati e donne cambiano i bisogni di welfare. Ecco cosa conviene a una società che, oltre a trasformarsi, invecchia

Articoli correlati

A un anno dal primo #MeToo un gruppo di ricercatrici ha monitorato più di due milioni di Tweet per riflettere sul movimento e oggi lancia una sfida più grande: misurare quali sono i costi delle molestie sul lavoro

La maggior parte dei paesi occidentali ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso dal 2001 ad oggi. Una nuova ricerca negli Stati Uniti rileva come la riforma abbia sostenuto coppie gay e lesbiche nel mercato del lavoro

Il governo giapponese ha promosso in più modi l'uso delle tecnologie nel settore dell'assistenza per fronteggiare le sfide che un veloce invecchiamento demografico sta imponendo al paese. Eppure le resistenze culturali sono ancora molte. I risultati di un'indagine spiegano perché

Le tecnologie cambieranno il welfare. Il futuro dell'assistenza agli anziani spiegato da due studiose finlandesi a partire dagli ultimi risultati della robotica

Mentre l'Europa invecchia, cresce la preoccupazione rispetto a chi sarà a sostenere il sistema di welfare. Secondo le ultime proiezioni la percentuale delle potenziali forze lavoro si ridurrà ulteriormente, come si vede nella Figura 1.

Figura 1. Struttura della popolazione per i principali gruppi di età, proiezioni 2016-2080.

Nota: La fascia blue corrisponde alla forza lavoro potenziale che convenzionalmente viene identificata con tutta la popolazione in età lavorativa, ossia fra i 15 e i 64 anni. I dati si riferiscono all'UE28.

Fonte: Eurostat (EUROPOP2015).

Una recente pubblicazione della Banca Centrale Europea pone l’accento sul fatto che la forza lavoro effettiva in Europa sia aumentata. Che sia aumentata, anche se di poco, si deve agli immigrati, alle donne e al posticipo dell’età pensionabile. Ma riusciranno queste categorie di lavoratori ad assicurare entrate sufficienti per continuare a reggere la spesa per un welfare sempre più fuori controllo? E se dovessimo decidere a chi dare più spazio sul mercato del lavoro sceglieremmo i lavoratori anziani, gli immigrati o le donne?

Partiamo dagli anziani. Una vita lavorativa più lunga è una sfida per tutti. Non solo per le condizioni di salute dei lavoratori ma anche per i legami intergenerazionali. Tenere più a lungo i lavoratori al lavoro crea difficoltà per i giovani ad entrare. Ritardare l’età pensionabile implica anche una riorganizzazione delle abitudini famigliari e del lavoro di cura.  I giovani genitori hanno spesso potuto contare sul sostegno delle nonne, le persone anziane contavano invece sul sostegno dei figli (anzi delle figlie e delle nuore). Sempre di più le nonne, le figlie e le nuore saranno al lavoro e non ancora pensionate. Tutto questo crea tensioni interne alle famiglie che ricorrono al mercato per i servizi di cura e spesso le risposte vengono dagli immigrati, soprattutto dalle immigrate, che sono la maggioranza delle lavoratrici nel settore della cura.

Il discorso sugli immigrati è controverso: vogliamo che siano di più o di meno? È vero che rubano il lavoro agli italiani? E che abbassano i salari? C’è una vasta letteratura su questo tema e le risposte non sono unanimi. Tuttavia le ricerche più recenti sostengono che gli effetti dell’immigrazione sui lavoratori nazionali sono di natura limitata e non possono essere visti come una minaccia (Card e Peri 2016). Una cosa invece è certa: l’immigrazione può essere uno strumento per correggere l’età media della popolazione. L’obiettivo va raggiunto promuovendo l’ingresso di persone in età lavorativa, ma anche puntando sulle nuove nascite dalle donne straniere che mostrano ancora i tassi di fertilità più alti.

E arriviamo alle donne. In generale, le donne vanno sempre più viste come una componente produttiva e non solo riproduttiva. Sono ormai più istruite degli uomini e questo permette loro di competere per gli stessi posti di lavoro. A questo si aggiunga che una distribuzione più paritaria dei ruoli in famiglia diventa una forma di garanzia contro la povertà. Durante la crisi molte donne sono entrate nel mercato del lavoro per far fronte al momento di difficoltà dovuto alla perdita del lavoro del partner (effetto del lavoratore aggiunto). Mentre gli uomini subivano i peggiori danni  dalla crisi a causa della sovra-rappresentazione nei settori più colpiti (finanza, costruzioni), molte donne diventavano le percettrici principali di reddito delle loro famiglie. La percentuale delle coppie dove una donna guadagna di più non è trascurabile: è intorno al 12 per cento. In più del 5 per cento delle coppie le donne sono le uniche portatrici di reddito (Rastrigina e Verashchagina 2015: Tab. 3, p. 29).

Ci sono alcuni paesi che rappresentano un esempio consolidato di come con la modernizzazione dell’economia e delle idee di una società tradizionale e maschilista possa cambiare il ruolo delle donne. Uno dei risultati è che l’alta fertilità oggi si osserva nei contesti dove le donne sono più integrate nel mercato del lavoro (paesi Scandinavi). Questo è frutto di politiche che danno spazio alle donne e rispettano i loro interessi, valorizzano il ruolo dei padri come genitori responsabili della cura dei figli e delle madri, creando le condizioni per loro di rimanere attive anche dopo la nascita dei figli. Questo è un punto cruciale. Siccome il mercato del lavoro Europeo va in direzione dei lavori high-skilled (ECB 2017: Chart D, p.48) che evolvono rapidamente, la permanenza nel mercato del lavoro è importante.

I dati in definitiva ci dicono che dobbiamo investire sulle donne, italiane e immigrate, anche per salvare la previdenza, mentre ad oggi sono una risorsa sottoutilizzata. Non ci vuole tanto per sfruttare al meglio il loro potenziale: fornire i servizi di cura adeguati e aggiungere flessibilità nelle ore di lavoro. Il cambio di prospettiva su una donna che lavora è un compito più difficile, ma potrebbe avere un significato molto importante per il futuro dell’Europa. 

Riferimenti

Card, D. and Peri, G. (2016) Immigration Economics: A Review

ECB (2017) ECB Economic Bulletin, Issue 6 / 2017 - Economic and monetary developments

ECB (2008) Labour Supply and Employment in the Euro Area countries. Developments and Challenges, Occasional Paper Series, no. 87, June

Rastrigina, O. and Verashchagina, A. (2015) Secondary earners and fiscal policies in Europe