Politiche

E' la legge più radicale in circolazione: 40% di donne nei cda. Ha funzionato? Gli studi ci dicono che la presenza femminile ha influito sulle strategie d'impresa; e che esiste una soglia minima per contare qualcosa: almeno 3 donne, per fare massa critica

Donne nei Cda,
il caso norvegese

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In Norvegia, il 40% dei consiglieri delle società quotate sono donne. E’ così perché lo richiede la legge.

L’approccio della Norvegia è considerato innovativo. Molti ritengono che si tratti della mossa più ardita mai tentata in qualsiasi paese per affrontare quella che è stata definita “una delle barriere più durevoli all’uguaglianza di genere”. Non sorprende quindi che molti altri paesi stiano valutando se seguire le orme della Norvegia. Prima di intraprendere questa strada, tuttavia, capi d’azienda, politici e donne di questi paesi si chiedono se questa soluzione legislativa abbia funzionato, se davvero abbia fatto la differenza in Norvegia. Cerchiamo di rispondere.

Diversi studi hanno esplorato i seguenti effetti collegati ad una maggiore numerosità dei consiglieri donna: l’impatto sulla società in termini di bilanciamento del potere, democrazia e cultura (societal case);

l’impatto sulle aziende di diversità, competenze e massa critica (business case); l’impatto sulle singole donne, focalizzando l’attenzione su soffitto di cristallo, percorsi di carriera e sul fenomeno del tokenism (donne che ricoprono un ruolo simbolico in un contesto di uomini) (individual case).

Per quanto riguarda il secondo aspetto, ossia l’impatto sulle aziende, risposte semplici sull’efficacia della legge non sono ancora possibili, esistono svariati aspetti da considerare che meritano approfondimenti specifici e mal si prestano a semplificazioni. Prima di poter trarre delle conclusioni dobbiamo infatti comprendere e approfondire cosa intendiamo per creazione di valore. Sicuramente è più importante la creazione di valore nel medio-lungo periodo e non l’impatto sul prezzo del titolo nel breve. Inoltre, i consigli di amministrazione svolgono vari compiti: ad es. controllo sul management, supporto e approvazione delle strategie, networking, e così via. Alcuni studi dimostrano che le donne contribuiscono a determinati tipi di creazione di valore, per le aziende e per i Cda stessi, ma non ad altri. In generale si rileva un loro maggior contributo alle funzioni strategiche dei board. Va anche notato che il comportamento dei consiglieri donna e degli stessi consigli può modificarsi nel tempo. In futuro potrebbero esserci non solo cambiamenti nel modo in cui le donne elette si comportano e pensano (anche in virtù della loro maggiore esperienza), ma anche nuove categorie di donne elette. Non si possono considerare le donne come una entità omogenea, ma è necessario capire quali sono differenze, ad esempio, nei valori (femmina vs. maschio), nel comportamento (femminile vs. maschile) e nei problemi (femminista vs. maschilista). A tal fine sono in atto alcuni studi che vanno verso la direzione di aprire la “scatola nera” dei CdA  per meglio comprendere il contributo delle donne negli stessi CdA, i processi di funzionamento interno dei CdA, gli stili di lavoro dei consiglieri e i diversi tipi di leadership.  

In uno studio che ho recentemente concluso assieme a Sabina Nielsen - basato sulle risposte a un questionario da parte di 392 consiglieri provenienti da 201 società - la mia coautrice ed io abbiamo riscontrato che i consiglieri donna possono avere un impatto sulle decisioni strategiche, ma che l’entità di tale impatto dipende dai diversi valori e esperienze professionali che le donne apportano al consiglio oltre che dalla percezione di uguaglianza tra consiglieri donne e consiglieri uomini. Inoltre, abbiamo trovato che l’entità dell’impatto dipenda da come le donne utilizzano le loro competenze e capacità all’interno del consiglio. Competenze e diversità contano solo se valorizzate all’interno dei lavori del CdA e molti consigli di amministrazione non hanno processi o uno stile di leadership che incoraggino l’utilizzo di conoscenze e capacità all’interno del consiglio. 

Detto questo, il nostro studio ha dimostrato che la legge norvegese che ha introdotto le quote per le donne nei consigli di amministrazione ha modificato il modo in cui consigli raggiungono i loro obiettivi. I consiglieri e i presidenti hanno cominciato a fare attenzione non solo alla composizione del consiglio ma anche al suo funzionamento. Non basta focalizzarsi sul numero delle donne all’interno dei CdA, ma diventa sempre più importante capire come le donne interagiscono con il resto dei membri del CdA e come l’interazione tra tutti i membri impatta sul funzionamento e sul raggiungimento degli obiettivi dei CdA. Inoltre, abbiamo riscontrato che il fenomeno del tokenism non sembra essere importante per le donne neo-elette. La legge sulle quote ha fatto si che le donne diventassero una minoranza qualificata all’interno dei CdA a tal punto che le donne stesse non si sentono più dei simboli ma al contrario si percepiscono come influenti quanto i consiglieri uomini e considerate alla pari.

Infine, la nostra ricerca ha svelato l’importanza della massa critica sul processo decisionale. Come abbiamo concluso nel nostro studio “Se si selezionano donne con esperienze professionali (tradizionali) simili ma con valori diversi, possono essere in grado di arricchire il processo decisionale del consiglio di amministrazione.” L’impatto è risultato considerevolmente superiore nel caso di consigli in cui ci sono almeno tre donne. Ne concludiamo che una delle future direttrici di ricerca dovrebbe pertanto essere il test empirico della teoria della massa critica ai consigli di amministrazione.