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Gambia, verso l'abolizione
delle mutilazioni genitali

foto Flickr/Rafael Vila

Dopo la Nigeria, anche il Gambia annuncia di voler mettere al bando le mutilazioni genitali femminili. Una pratica violenta e pericolosa che nel mondo riguarda oltre 130 milioni di donne

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Il 23 novembre 2015 potrebbe diventare una data storica per il Gambia, uno di quei giorni che lentamente cambiano il mondo. Il presidente Yahya Jammeh ha annunciato che le mutilazioni genitali femminili saranno presto dichiarate fuorilegge. Il provvedimento avrà effetto immediato, anche se per ora non è ben chiaro l’iter istituzionale e come verrà implementato.

Secondo un rapporto Unicef, le mutilazioni genitali (MGF) affliggono circa il 76% della popolazione femminile del Gambia, mentre a livello mondiale oltre 130 milioni di donne tra Africa e Medio Oriente hanno subito questo trattamento. 

Le mutilazioni praticate sono di diverso tipo. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ne ha identificati quattro: la circoncisione femminile, ossia l’asportazione della punta del clitoride; l’escissione del clitoride, amputandolo e recidendo anche una parte delle piccole labbra; l’infibulazione, che consiste nell’esportazione del clitoride, delle piccole labbra e la cucitura della vulva. Infine, nel quarto gruppo rientrano interventi mutilativi di varia natura sui genitali femminili. 

Oltre al dolore e all’umiliazione, la pratica è anche molto pericolosa, con rischi di emorragie (spesso fatali), infezioni e shock. Problematiche gravi possono giungere anche durante i rapporti sessuali, dovute alla lacerazione dei tessuti suturati, e durante il parto, mettendo in serio pericolo di vita sia la madre sia il nascituro.

Il quotidiano britannico The Guardian ha lanciato un’agguerrita campagna contro le MGF, dedicando un’intera rubrica con articoli, opinioni e fatti. In un’intervista, l’attivista gambiana Jaha Dukureh, appena saputa la buona nuova, ha dichiarato: “Sono davvero meravigliata che il presidente abbia preso questa decisione. Non me lo sarei aspettato nemmeno fra un milione di anni. Sono veramente orgogliosa del mio paese e tanto felice”. Jaha Dukureh, che ha subito mutilazioni genitali, aggiunge sorpresa che la notizia arriva proprio in vista delle elezioni. “Potrebbe costargli la vittoria. L’aver messo al primo posto le donne potrebbe avere un effetto negativo sulla sua eventuale rielezione. Ma questo mostra anche che tiene più alla nostra causa che alla possibilità di perdere voti.” 

Il presidente Jammeh ha spiegato come nell’islam, religione del 90% della popolazione, non siano in realtà previste le mutilazioni femminili. Dichiarazione controversa, soprattutto in un paese dove gli ecclesiastici musulmani hanno sempre negato la pratica. Nel 2014 l’imam Alhaji Abdoulie Fatty – successivamente destituito dal presidente – dichiarò di non aver mai sentito parlare di morti causate dalle MGF, concludendo con l’emblematica frase “noi non mutiliamo le nostre bambine”.

Dopo l’annuncio, il prossimo passo da fare sarà scrivere un disegno di legge, che renda ufficiali le parole di Jammeh. Yusef Taylor, segretario generale di Gambian Youth for Unity, spiega come la legislazione dovrà essere accompagnata dalla sensibilizzazione, lavorando soprattutto nelle scuole e nelle comunità religiose.

Jaha Dukureh e un comitato di attivisti sono stati invitati dal presidente a stilare una bozza del nuovo emendamento. L’attivista, determinata a raggiungere il suo scopo, commenta: “Non sta al presidente bandire per sempre le mutilazioni genitali femminili dal paese, ma sta al paese stesso fare in modo che accada”.

Quest’anno anche la Nigeria ha vietato con un disegno di legge le mutilazioni genitali, unendosi così ai 18 paesi africani che hanno già messo al bando la pratica, tra cui Egitto e Sudafrica.