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Giovani storie per raccontare le diversità

Foto: Flickr/Jeremy Jenum

Sono dedicate all'orientamento sessuale due delle tre storie arrivate in finale al concorso Raccontare le pari opportunità in tutte le forme del diversity indetto da Arca Edizioni con il cofinanziamento della Provincia Autonoma di Trento. Qualche domanda alla vincitrice

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Il 19 dicembre 2016 a Trento si è tenuto l’appuntamento conclusivo del concorso letterario Raccontare le pari opportunità in tutte le forme del diversity[1]. In quell’occasione il pubblico presente ha potuto votare, secondo la propria sensibilità, il racconto che più lo emozionava e che meglio potesse trasmettere il valore della diversità.

Il concorso prevedeva la possibilità di partecipazione presentando un racconto rivolto a ragazzi/e fino ai 14 anni. A cura dell’autore o dell’autrice c'era la possibilità di focalizzare la propria attenzione su una delle seguenti diversità: genere, disabilità, etnia/cultura, età, orientamento sessuale. 

Nel mese di ottobre la commissione valutatrice ha selezionato cinque racconti meritevoli, che sono stati poi illustrati e musicati dagli studenti dell’Alta Formazione di grafica dell’Istituto Pavoniano Artigianelli per accompagnare i cinque autori durante la loro presentazione al pubblico. 

I racconti arrivati in finale: Elastico rosso di Azzurra Perlangeli (categoria: orientamento sessuale); Oggi volo di Rita Mazzon (categoria: orientamento sessuale); Nascosto di Tiziana Marfisi (categoria: disabilità); Le lepri straniere di Laura Moser (categoria: cultura/etnia); Mia nonna ha i tatuaggi di Matteo Tracchi (categoria: differenza d’età).

Alle prime due posizioni si sono classificati i racconti appartenenti alla categoria "orientamento sessuale", rispettivamente Elastico rosso al primo e Oggi volo al secondo posto, mentre per il terzo posto è stato scelto il racconto Nascosto, appartenente alla categoria disabilità.

Intervistiamo la vincitrice, Azzurra Perlangeli, autrice di Elastico rosso, una ragazza di soli 23 anni d'età che attualmente frequenta l’ultimo anno di mediazione linguistica all'Università di Macerata, una cittadina non molto lontana da quella in cui vive, Civitanova Marche. Azzurra studia tre lingue straniere: inglese, cinese e spagnolo, e dopo che per oltre sedici anni la danza è stata la protagonista del suo tempo libero, ora si destreggia tra lo studio e la cura del suo blog.

Perché hai voluto partecipare al concorso Raccontare le pari opportunità in tutte le forme del diversity?

Perché l’ho visto come un’importantissima opportunità di far conoscere al mondo anche altre realtà. Quelle che rimangono sempre un po’ dietro le quinte, che tutti sanno che esistono, ma di cui nessuno vuole mai parlarne apertamente. Volevo dare dignità e rispetto a tutte quelle persone che ancora oggi vengono discriminate.

Puoi raccontarci in pochissime parole il tuo racconto?

Il mio racconto parla di due normalissime ragazze di tredici anni che vanno a scuola e fanno sport e che si ritrovano in un turbinio di emozioni quando si scoprono innamorate l’una dell’altra. Le difficoltà insorgono quando non vedono riconosciuta la dignità del loro amore né dai loro compagni di scuola, né dai loro genitori. Da una parte abbiamo un padre e una madre convinti che la propria figlia abbia una malattia da curare, dall’altra abbiamo un padre vedovo che, per paura, allontana la figlia dall’unico suo punto di riferimento. L’elastico rosso nella storia avrà un ruolo fondamentale che si scoprirà alla fine. 

Perché la scelta di scrivere un racconto per ragazzi/e sull’orientamento sessuale femminile?

Ho scelto di scrivere una storia che raccontasse dell’orientamento omosessuale femminile perché è un argomento ancora piuttosto tabù. Si parla molto spesso dell’orientamento omosessuale maschile, e ben venga direi, ma allo stesso tempo si tende quasi a negare l’esistenza delle donne omosessuali. E quando vengono riconosciute, vengono descritte quasi esclusivamente con appellativi stereotipati e di cattivo gusto, senza considerare che sono persone come tutte le altre. Paradossalmente poi, dalla società sembra essere più accettata una coppia di donne piuttosto che una coppia di uomini, ma, quando si restringe il cerchio alla famiglia, notiamo che i problemi di accettazione sorgono anche lì. I tempi stanno cambiando, ma bisogna ancora lottare. Le conquiste migliori si sono ottenute sempre dopo lunghe battaglie.

Quali valori hai voluto trasmettere a chi legge? 

Quelli del rispetto e dell’accettazione, perché siamo tutti persone e, in quanto tali, tutti diversi gli uni dagli altri. Vorrei principalmente che i ragazzi capissero che amare una persona dello stesso sesso non è una nota di demerito o qualcosa di cui vergognarsi, ma è semplicemente un modo di amare. Vorrei inoltre cercare di aiutare tutte quelle persone che si sentono diverse, aiutandole a identificarsi in una storia che parli di loro. Sentiamo spesso dire “ma non pensate ai/alle bambini/e?” - in riferimento a questo argomento - e io vorrei rispondere che ci ho pensato. Ho pensato soprattutto a quei bambini che ogni giorno combattono contro il pregiudizio dei loro compagni e degli adulti e che hanno davvero poche storie in cui potersi immedesimare. E questa potrebbe esserne una.

Due frasi tratte dal tuo racconto che possono rappresentarne l’anima?

“Odiavo quando venivamo apostrofate come 'amiche'. Era un modo per mancarci di rispetto […]”

“Avrei voluto fargli capire che non era umiliandomi quotidianamente che io avrei cambiato strada. […] Un figlio non si butta via soltanto perché non rispecchia le proprie caratteristiche di omologazione alla società.”

Secondo te, perché il pubblico ha votato il racconto posizionandolo al primo posto? 

Spero che uno dei motivi sia che al pubblico sia arrivato il mio messaggio che l’amore è fra persone e non fra sessi e che alcuni amori sono ancora, purtroppo, meno uguali di altri. È possibile che qualcuno lo abbia votato perché aveva avuto delle esperienze a riguardo oppure semplicemente perché si è sentito coinvolto pur non parlando esplicitamente della sua storia. Perché quando si parla di amore c’è sempre e solo un unico linguaggio...

Note

[1] Il concorso è stato indetto dalla casa editrice Arca Edizioni con il cofinanziamento della Provincia Autonoma di Trento e promosso da Esperia srl, Want (Welfare Advisor Audit Net Tre), l’Istituto Pavoniano Artigianelli, La seggiolina blu e l’Associazione Biblioteche Italiane (sezione Trentino Alto Adige).