Articoloistruzione

Ieri e domani: la valutazione
delle economiste italiane

Nel 2008, con l'introduzione del sorteggio, i concorsi si sono aperti un po' di più. Cosa succede adesso con i criteri Anvur sulla valutazione? Una ricerca mostra i rischi di un nuovo gender gap, stavolta bibliometrico; salvo strategie di adattamento ai requisiti richiesti, nelle quali le aspiranti prof hanno mostrato una certa rapidità

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Meritocrazia e valutazione, due parole chiave degli ultimi mesi in modo particolare se associate al mondo accademico. Molto infatti si parla di valutazione della ricerca e di criteri bibliometrici per definire il “profilo ideale”, in termini di pubblicazioni, dell’idoneo all’accesso alla carriera universitaria ai vari livelli. La ricetta Anvur (Agenzia di valutazione dell’università e della ricerca) per l’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e seconda fascia dei professori universitari (DM 76 del 2012)1 si compone di tre ingredienti:

- mediana degli articoli e capitoli di libro pubblicati negli ultimi dieci anni;

- mediana dei libri (qualsiasi pubblicazione con ISBN);

- mediana delle pubblicazioni su riviste collocate in fascia A, ovvero riviste definite d’eccellenza (la cui lista è stata diffusa lo scorso settembre).

Per i settori delle scienze umane e sociali, quale “economia”,2 è richiesto il superamento di una mediana su tre per gli aspiranti candidati a professore associato e/o ordinario, stante la procedura di valutazione pubblicata sul sito del Miur.

Non entrerò in questa sede nel merito della scelta delle riviste inserite nella lista d’eccellenza (fascia A), molto dibattuto in altre sedi,3 ma cercherò di sintetizzare i risultati di una ricerca nella quale ho tracciato un breve excursus dei percorsi di carriera delle economiste accademiche italiane (analizzando i concorsi da ordinario nelle università italiane negli ultimi dieci anni e la produzione scientifica delle vincitrici), in modo da definire come il “profilo tipo” delle economiste italiane sia variato nel tempo e cercare di definire quali potrebbero essere le ripercussioni della riforma in un prossimo futuro.

L'esame dei concorsi da ordinario degli ultimi dieci anni va suddiviso tra un “prima” e un “dopo”: lo spartiacque è il concorso del 2008, con le nuove regole che impongono il ricorso all'estrazione con sorteggio dei commissari esterni da affiancare al membro interno della facoltà che ha bandito il concorso, e si dà maggior peso alle pubblicazioni come criterio di valutazione. Con effetti, ai fini delle dinamiche di genere nelle carriere universitarie, che si possono così sintetizzare: 1) il meccanismo del sorteggio nella scelta dei commissari ha incrementato la presenza femminile nelle commissioni di concorso; 2) questo fattore pare aver comportato anche una maggior presenza di donne tra gli idonei: ma su tali conclusioni è consigliabile una certa cautela, poiché tale correlazione non è visibile in modo così netto nel tempo; 3) è cambiato il profilo della candidate, con una riduzione dell'età media che non è invece riscontrabile tra i candidati maschi; 4) è aumentato il numero di pubblicazioni delle aspiranti alla carica di ordinario: si è dunque vista all'opera una strategia di adattamento della produzione scientifica ai nuovi criteri richiesti.

 

Tabella 1. Confronto della mediana delle pubblicazioni dei candidati ai concorsi 2001-2003 e 2008

 

 

 

Libri

Volumi Collettanei

Tesi

Articoli

Working Paper

Totale

IDONEE

Mediana

2001-2003

1

3

1

3

3

4

2008

1

2

-

5

4

10

IDONEI

Mediana

2001-2003

1

3

0

3

2

5

2008

1

1

1

7

6

12

NON IDONEE

Mediana

2001-2003

1

1

1

5

1

5

2008

1

3

1

4

2

6

NON IDONEI

Mediana

2001-2003

1

2

1

7

6

9

2008

1

2

1

5

2

6

 

Fonte: elaborazioni Econlit

Cosa succede adesso, con le nuove regole Anvur?

Ho testato diverse ipotesi di reazione delle economiste a seguito della formalizzazione delle nuove regole del gioco, ovvero i requisiti minimi per l’accesso alla prima fascia di docenza, relativamente alla procedura di valutazione comparativa bandita sulla base del DM 76 del 2012, attualmente in essere.

In particolare, ho guardato alla conformità della produzione scientifica delle economiste alla ricetta “bibliometrica” Anvur, per verificare quante economiste, già di ruolo nell'università e potenziali candidate per la promozione alla fascia più alta di professore ordinario, soddisfano i criteri stabiliti dall'Anvur.4 Vediamo i singoli elementi:

  • Mediana articoli su riviste e capitoli di libro: su un totale di 301 economiste (di cui 110 associate) solo il 22% delle ricercatrici e associate soddisfa il primo requisito, ovvero una mediana uguale o superiore a 8. Per gli uomini al contrario la percentuale di successo è del 35%;

  • Mediana dei libri: solo il 3,6% delle ricercatrici e associate ha pubblicato almeno una monografia negli ultimi dieci anni.5 Anche in questo caso la percentuale maschile è più alta pari al 9%

  • Mediana delle pubblicazioni su riviste collocate in fascia A, ovvero riviste definite d’eccellenza. Il criterio di eccellenza dei vecchi settori disciplinari SECS-P01/P06 va da zero (scienze delle finanze, storia economica, storia del pensiero economico) a 6 (Econometria) pubblicazioni in dieci anni. Nonostante sia presente una scarsa copertura delle riviste di fascia A in Econlit, il 26% delle economiste accademiche ha almeno una pubblicazione negli ultimi dieci anni inserita nella lista dei requisiti di “eccellenza”, nello specifico il 25% delle associate e il 27% delle ricercatrici.6 in questo caso il gender gap si fa più marcato in quanto circa il 90% degli uomini ha almeno un record negli ultimi dieci anni pubblicata su una rivista di fascia A.

 

Quali possono essere quindi gli scenari futuri?

Data la maggiore duttilità delle economiste alla variazione della tipologia di pubblicazione e tematiche di ricerca e la minor produttività media rispetto ai colleghi uomini (anche se abbiamo visto che il gap si sta riducendo) la strategie vincenti potrebbero essere due:

  1. Segregazione in termini di tipologia di pubblicazione: basta una sola monografia ogni 10 anni per essere ammessi alle selezioni alla prima fascia di docenza.

  2. Omologazione, ossia pubblicare solo o in maniera consistente su riviste inserite nella lista d’eccellenza, di qui l’importanza della lista e dell’inclusione di riviste su diverse tematiche e nel rispetto dell’interdisciplinarietà.

Per ovviare al manifestarsi dell’effetto segregazione si potrebbe proporre di inserire un “requisito” riguardo il ricorso al co-autoraggio, sempre più diffuso nel mondo accademico. Si potrebbe inserire un obbligo di quote da parte delle riviste gender-sensitive, riguardo al ricorso a co-autoraggio misto (uomini e donne). Ciò favorirebbe la creazione di reti virtuose, che possano generare sia una riduzione del gender gap nel numero di pubblicazioni sia favorire l’ingresso delle economiste donne in aree di ricerca più male-oriented.

 

Resta tuttavia una questione aperta: è possibile che “le regole del gioco”, ovvero i requisiti bibliometrici che regolano l’accesso all’abilitazione, cambino in corso d’opera. L’Anvur ha annunciato che “sta collaborando con il ministero al fine di mettere a disposizione delle commissioni gli indicatori bibliometrici o non bibliometrici dei singoli candidati”7 sebbene la scadenza del bando di partecipazione (20/11/2012) sia stata superata da tempoil. Mi sorge una domanda: quali possono essere le conseguenze in ottica di genere di una revisione dei criteri adottati? Avendo verificato la minor produttività media delle donne, se le mediane vengono riviste al ribasso è possibile che molte ricercatrici si siano autoescluse dalla competizione senza neanche parteciparvi. Ma per una risposta al quesito aspettiamo le indicazioni Anvur.

2 Per “economia” intendo in questa sede i settore disciplinari SECS-P01-SECS-P06, attuali settori concorsuali 13/A1-13/A5 e 13/C1.

33 Su questo tema si rimanda ai vari articoli pubblicati su http://www.roars.it. Va però ricordato che nella lista MIUR non compare in fascia A alcuna rivista italiana e che la SIE ha pubblicato una lista alternativa composta di circa 2800riviste del settore. Della difformità delle due liste tratta la mozione SIE reperibile all’indirizzo http://www.siecon.org/online/wp-content/uploads/2012/11/Mozione-SIE-19-ottobre-2012.pdf

4 Una precisazione è qui d'obbligo: ho calcolato le mediane facendo riferimento alle pubblicazioni presenti in Econlit, in particolare ad articoli in rivista e in volumi collettanei di 578 ordinari in ruolo al 31/12/2011 (5732 records). Le mediane attualmente riportate sul sito Anvur, come benchmark di definizione dell'idoneità, sono invece calcolate sulle pubblicazioni dichiarate dagli stessi autori; va ricordato però che con nota del 22/01/2013 l’Anvur ha annunciato il ricalcolo delle stesse a data da destinarsi.

5 Econlit in questo non è un buon database in quanto raccoglie un numero di monografie molto ridotto in particolare sono assenti molte delle case editrici italiane.

6 Le pubblicazioni di questi settori disciplinari inserite nella lista delle riviste in fascia A sono 463 di cui solo il 46% è presente in Econlit. E’ da notare come nelle lista ufficiale delle riviste di fascia A pubblicata sul sito Anvur sia presente solamente il nome della rivista e non il codice ISSN rendendo a volte difficile la ricerca delle riviste in database internazionali che a volte utilizzano abbreviazioni dei titoli delle riviste.