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La realtà virtuale della
maternità surrogata

Cosa sappiamo delle donne che fanno uso del proprio corpo per aiutare le “coppie committenti” a realizzare i propri sogni? Zsuzsa Berend racconta cosa sta accadendo negli Stati Uniti

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Il ricorso alla maternità surrogata come metodo per “curare” l’infertilità è in aumento. Se è facile immaginare da dove provengano le richieste, sappiamo poco delle donne che decidono di rendersi disponibili. Chi sono queste donne? Come concepiscono questa pratica relativamente nuova, unitamente ai rischi e ai compensi che ne derivano?

Ho iniziato più di 10 anni fa a fare ricerche per rispondere a questi quesiti. Avevo scoperto forum online nei quali le madri surrogate postavano i loro racconti e discutevano di un ampio spettro di problematiche. La piattaforma principale è www.surromomsonline.com (SMO), un sito che fornisce informazioni e sostegno e sul quale molte madri surrogate trascorrono una parte significativa del loro tempo. Ho fatto una full immersion nella realtà virtuale con l’obiettivo di analizzare come costoro discutevano idee e pratiche e come formulavano, commentavano e definivano i loro punti di vista. Sulla base dell’evidenza empirica offerta dai thread della piattaforma SMO, mi sono prefissata l’obiettivo di dare un senso alla maternità surrogata. Le discussioni a tutto campo che hanno avuto luogo su questa piattaforma mi hanno consentito di avere contezza delle dinamiche collettive delle discussioni stesse – alle quali hanno preso parte le madri surrogate in quanto gruppo di interazione piuttosto che come donne a livello individuale. Ciò ha fatto luce anche sulle dinamiche di cambiamento che i punti di vista e le curve di apprendimento mostrano negli anni.

Risale al dicembre 2015 il saggio con il quale ho reso noti alcuni risultati delle mie ricerche. Il contributo è stato pubblicato all’interno della raccolta di articoli intitolata “May the surrogate speak?” (nel quadro del partenariato di openDemocracy denominato “Beyond Trafficking and Slavery”), la quale dimostra l’importanza di considerare il contesto locale nel quale si iscrive la maternità surrogata. Se si vuole comprendere perché questa pratica riproduttiva sia diventata sempre più popolare e si sia evoluta negli USA e altrove, è necessario prendere in considerazione le preoccupazioni, le esperienze e le posizioni delle madri surrogate, le quali non solo prendono parte a tale pratica ma contribuiscono attivamente alla sua diffusione. Queste preoccupazioni, esperienze e posizioni possono divergere di molto a seconda dei contesti socio-culturali.

L’autosostegno delle madri surrogate

Le madri surrogate presenti sulla piattaforma SMO – la stragrande maggioranza delle quali vive negli USA, con qualche presenza occasionale dal Canada e dal Regno Unito – fanno spessissimo riferimento alla maternità surrogata come a un “viaggio”. Il primo passo è costituito dall' “abbinamento”: le madri surrogate e le coppie committenti entrano in contatto grazie a soggetti intermediari (tra cui agenzie e consulenti legali) oppure direttamente sul web. Dal momento che la maggior parte delle madri surrogate sono sposate, i mariti, i figli e le figlie rappresentano una compagnia di viaggio importante; tuttavia, quando si parla di maternità surrogata, la stampa e coloro che assumono una posizione critica nei confronti di questa pratica si dimenticano spesso di loro. Le madri surrogate presenti sulla piattaforma SMO descrivono solitamente il loro matrimonio come un' “unione”.

Il post di Annabel rappresenta un esempio calzante: “Le decisioni più importanti le prendiamo insieme e riusciamo sempre a trovare un accordo. […] Quando ci troviamo in una situazione di stallo, riusciamo a uscirne. Se qualcosa è veramente importante per lui, io cedo ma lui ricambia”. Spesso le madri surrogate desiderano fortemente tale tipo di maternità e hanno dovuto darsi da fare per convincere i propri mariti; tuttavia, le donne ritengono che valga la pena attendere e prendere in seria considerazione le apprensioni dei propri mariti. Numerosissime discussioni rivelano che le riserve di familiari e parenti non contano molto, e le donne considerano queste riserve nell’ottica delle relazioni esistenti con i membri della propria famiglia. “Mia suocera non mi ha mai accettata, quindi non ho bisogno del suo appoggio” è un’affermazione piuttosto ricorrente.

Le madri surrogate entrano in relazione con le coppie committenti – nel gergo utilizzato all’interno della piattaforma SMO, queste ultime vengono definite “IPs” (da intended parents) e si impegnano a prendersi cura del feto. Secondo la definizione che emerge dalla piattaforma SMO, maternità surrogata significa, in fin dei conti, “rendere gli IPs genitori”. La genitorialità delle coppie committenti è una pietra angolare della maternità surrogata, che spesso viene data per scontata. “Tutte noi portiamo in grembo il bambino di altre persone”, dicono le madri surrogate. È irrilevante da dove provenga il materiale genetico. “È la genitorialità, e non la genetica, a rendere le persone dei genitori.”

Questa visione non è così sorprendente come potrebbe apparire a prima vista, dato che le nozioni di parentela proprie dei paesi occidentali tengono conto tanto delle relazioni quanto dei legami genetici. “Sono figli miei e figlie mie perché li/e cresco io, e non per via del DNA”: così una madre surrogata paragona la sua maternità a quella della madre committente. La retorica politica statunitense dei “bambini e bambine voluti/e” e delle “coppie meritevoli” plasma le decisioni delle madri surrogate di portare in grembo delle creature per conto di coloro che “vogliono disperatamente una famiglia”. Contribuire al perseguimento di questo obiettivo conferisce valore alla madre surrogata.

Si tratta semplicemente di un altro business?

Una volta che le parti si sono incontrate, negoziano il contratto. Ho rilevato che, al contrario delle teorie giuridiche tradizionali in materia di contrattualistica – le quali presuppongono che entrambe le parti tentino di massimizzare il proprio profitto –, spesso le madri surrogate e le coppie committenti non concepiscono il contratto nello stesso modo, e non sempre perseguono gli stessi obiettivi. Per la maggior parte delle madri surrogate, il contratto costituisce la base di una relazione sociale con gli IPs. Costoro guardano alla trattativa come a una cartina al tornasole per testare il carattere e la compatibilità, oltre ai termini di una transazione improntata all’equità. La trattativa è indicativa del rapporto che le madri surrogate sperano di avere: “il modo in cui gestisci la trattativa ti dice che tipo di relazione e comunicazioni avrai in futuro”. Le madri surrogate sono anche pienamente consapevoli dei limiti che il contratto incontra nel disciplinare relazioni costruttive; l’amicizia esiste concretamente se viene offerta liberamente.

Tutto ciò ha ripercussioni sugli esiti della maternità surrogata. Le madri surrogate, impegnate a far sì che “il sogno degli IPs diventi realtà”, concordano sul fatto che i diritti genitoriali degli IPs dovrebbero essere specificati e tutelati; esse, tuttavia, non insistono per essere esonerate dalla responsabilità di prendersi cura di chi portano in grembo qualora gli IPs “si tirino indietro”. Inoltre, le madri surrogate scendono spesso a compromessi al fine di evitare di essere considerate “avide” da parte degli IPs, sebbene si possa osservare una curva di apprendimento importante nel momento in cui le donne mettono a confronto contratti ed esperienze.

In parte a causa e in parte a dispetto della relazione sociale che le madri surrogate cercano di costruire, il denaro rappresenta un tema caldo nelle conversazioni che si svolgono sulla piattaforma SMO. La valuta evocata in queste discussioni è costituita tanto dai compensi monetari quanto dal valore morale. Se il lato economico della maternità surrogata riveste un’importanza significativa sia dal punto di vista pratico che simbolico, in tali discussioni i rapporti di natura pecuniaria vengono sempre visti nell’ottica della relazione con gli IPs. Alle madri surrogate non piace essere oggetto di una contrattazione al ribasso. Desiderano essere trattate come compagne di viaggio amichevoli e generose, e le discussioni mostrano che le donne sono attente nel far combaciare le varie transazioni di natura pecuniaria con il loro modo di interpretare la relazione. Generalmente affermano che il compenso rappresenta uno dei due lati di un rapporto reciproco e vantaggioso per entrambe le parti.

Le discussioni che si svolgono sulla piattaforma SMO rivelano il forte desiderio delle madri surrogate di trasformare questo “viaggio” in un rapporto reciproco nel quale avviene uno scambio continuo di doni materiali e immateriali. Danno importanza ai doni immateriali, come ad esempio il tempo delle coppie committenti, la loro attenzione e la loro fiducia. A loro volta, si adoperano affinché le coppie vivano “la loro maternità” e contraccambiano anche con doni materiali che segnano occasioni da ricordare. Le discussioni su queste pratiche di scambio reciproco suggeriscono che le madri surrogate le vedono come strumenti per instaurare fiducia, vicinanza e reciprocità. Rifiutare un dono significa respingere chi lo fa.

Nelle occasioni in cui le coppie hanno rifiutato un dono fatto loro dalla madre surrogata (rifiuto avvenuto tramite la restituzione di un oggetto materiale o la ridefinizione della maternità surrogata in quanto servizio per il quale esse hanno pagato tutto il prezzo pattuito), spesso le madri surrogate si sono sentite ferite o tradite. Il personale di sostegno della piattaforma SMO ha aiutato queste donne a superare i momenti difficili dal punto di vista emotivo e, cosa ancora più importante, ha contribuito a creare definizioni collettive della pratica della maternità surrogata e del concetto di “buona madre surrogata”. “Non si tratta di noi ma delle vite e delle famiglie che creiamo.”

Da ultimo, le discussioni svoltesi sulla piattaforma SMO esprimono la coesistenza e l’interrelazione tra denaro e dono e tra contratto e amore. Le discussioni e i dibattiti ai quali le donne partecipano sul web rivelano le affascinanti complessità degli aspetti emotivi nonché economici e contrattuali della fecondazione assistita negli Stati Uniti. I risultati delle mie ricerche contribuiscono a sfatare molti luoghi comuni sulle madri surrogate negli Stati Uniti. Le madri surrogate che costituiscono l’utenza della piattaforma SMO non sono donne ingannate, sfruttate o in condizioni di indigenza; sono piuttosto donne che fanno scelte ponderate e hanno le idee chiare. Molte di loro hanno acquisito una conoscenza approfondita in ambito giuridico e medico, e prendono parte a lunghi e impegnativi dibattiti (spesso di stampo filosofico) su responsabilità e altruismo e su reciprocità e obblighi. Sanno essere estremamente leali con i loro IPs e con le loro compagne di avventura, ma anche fortemente polemiche, e spesso sono capaci di molta ironia quando si prendono gioco le une delle altre e ridono di se stesse.

Questo articolo è comparso originariamente in inglese su Opendemocracy