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Magda Mercatali, all'Esquilino
va in scena l'integrazione

A Roma, nella scuola di via Giolitti, quartiere Esquilino, con Magda Mercatali l'insegnamento dell'italiano ai migranti è il primo passo per approdare al teatro, quello vero

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“Da questo momento io sparisco, lo spettacolo è vostro. Andate là fuori e difendetelo. Pensate a quanto avete camminato per arrivare fin qua. Stasera c’è gente che paga per venirvi a vedere, ad ascoltare, ad apprezzare”. Prima della prima, in un teatro italiano, in italiano. Parole che chissà quanti attori si sono sentiti dire. Ma questa prima è speciale, le attrici e gli attori hanno camminato tanto davvero e non metaforicamente. E non sono professionisti. Magda Mercatali, attrice settantasettenne con una lunga e importante storia di teatro e cinema alle spalle, li ha preparati per sei mesi. Due volte a settimana, per imparare la parte e l’italiano. Sono migranti che dalla scuola di via Giolitti all’Esquilino, a Roma, hanno risposto sì, magari ridacchiando, alla strana domanda di quella bella signora dai capelli rossi e gli occhi acquamarina: “Chi di voi vuole recitare, cantare, ballare?”. Qualcuno non capiva neanche la domanda, stava al piano terra della scuola, il livello “base”, dove arrivano per la prima alfabetizzazione gli appena arrivati. E adesso è lì, con il costume di Venere o quello di Marte cuciti dalla sartoria Farani, quella di Pasolini e Zeffirelli, Fellini e Luzzati. Niente a che vedere con uno spettacolino di beneficienza o una parata di buone intenzioni: si fa teatro, e ogni anno è un miracolo, di quale dio non si sa.

Un piccolo passo indietro. Nella scuola di via Giolitti – la si può vedere sbucando dal tunnel che passa sotto il fascio di binari che porta alla stazione Termini, quando è chiusa dalle due saracinesche si guardano il profilo adunco di Dante Alighieri e quello di una donna africana – Magda Mercatali è arrivata quattordici anni fa per insegnare italiano. Qui da anni la Casa dei diritti sociali[1] tiene aperta una scuola che è un flusso continuo: lezioni a ogni ora del giorno, divise in tre livelli. Volontari insegnano, volontari fanno le pulizie, volontari portano carta, matite e carta igienica, volontari organizzano le varie attività extrascolastiche di socializzazione: cinema, torneo di scacchi, passeggiate romane. E teatro, da sei anni. “Il primo spettacolo è stata una riedizione di Giulietta e Romeo, dove il conflitto tra le famiglie veniva riletto in chiave razziale”. L’amore a colori, il titolo. Poi c’è stato L’approdo, un testo drammatico e duro scritto dalla stessa Mercatali, nel quale la realtà assalta il palcoscenico, prima con l’irruzione di un gruppo di migranti in fuga che cerca riparo, poi con le frasi dal pubblico (“fuori”, “andate via”, “ci portate le malattie”), poi con la polizia che li vuole catturare. Tutto finto, tutto vero. Non andranno via, perché, come recita ciascuno di loro raccontando la propria storia, “io non posso tornare indietro”. Ma anche perché, e qui parla Magda, “il teatro è un luogo di protezione. È un porto sicuro”.

Lo è stato anche per lei, non nel senso della “sicurezza” che dà un lavoro fisso e un buon reddito, ma come passione della vita. Magda Mercatali ha studiato alla Silvio D’Amico, ha cominciato subito a provare e lavorare con Vittorio Gassman, e da allora in poi sulle scene ci è rimasta sempre. È stata protagonista del cabaret romano, nello storico locale Le grotte del piccione. Poi si è buttata nell’avventura del teatro Belli, che la proprietà voleva chiudere e che lei – insieme all’allora marito Antonio Salinas – ha rilevato e riaperto. E ancora, dopo quell’esperienza, tanto teatro, ma anche cinema e tv, come attrice e come doppiatrice. Il volontariato, a un certo punto di una vita così piena, Magda lo racconta come “un’esigenza”, una spinta sociale e politica, e anche un’altra passione: “I miei grandi amori sono stati il teatro e il volontariato, che mi ha cambiato, mi ha riempito la vita”.

Il laboratorio teatrale della Casa dei diritti sociali dell’Esquilino è nato così, dall’unione di due passioni. Ma non è stato e non è una passeggiata. Gli attori e le attrici (più i primi: le ondate di immigrazione recenti, tutte per forza di cose avventurose e pericolose, sono soprattutto maschili), per cominciare, vanno e vengono. Arrivano, ci ripensano, oppure trovano lavoro e non possono andare alle prove; o peggio. Poi, anche quando c’è continuità, sono spesso indisciplinati: “Molti non hanno il senso del tempo, le prove sono alle 18 e arrivano dopo un’ora e mezzo, per dire”. Sulla scena c’è un mix di culture e provenienze diverse, facile che si litighi. “Molti sono permalosissimi, devo insegnare il senso dell’ironia”. Cosa più difficile che superare lo scoglio che potrebbe sembrare peggiore, il fatto che molti ancora non sanno l’italiano, oppure non sanno leggere e scrivere neanche nella propria lingua. Come si fa? “Si fa, piano piano. Chi non sa leggere ha la sua parte registrata, e la studia a casa o in giro per strada. Il Marte dello scorso anno, georgiano, quando è arrivato non parlava e non capiva neanche una parola”. “Marte” è il protagonista de Gli dei dell’Olimpo: da due anni il laboratorio teatrale propone un racconto mitologico. In passato ha fatto anche Cechov, La domanda di matrimonio. Religione, rapporto tra donne e uomini, corteggiamento, libertà femminile: temi sensibili, che anche in classe in via Giolitti non si ha paura di affrontare, tra mille difficoltà, e che in teatro si liberano. 

“Il teatro è terapeutico”, dice Magda. Non è un di più, è un insieme. Dare il cibo, il riparo, è importante. Trasmettere la lingua, è altrettanto importante – e va ricordato che in Italia quasi tutto il sistema di insegnamento dell’italiano agli stranieri si basa sul volontariato. Ma, aggiunge Magda, è importante allo stesso tempo trasmettere cultura. Cechov, Shakespeare, la cultura classica occidentale: entrando in contatto con questi testi, entri in contatto con il mondo dove adesso vivi. Il pane e le rose. E il corpo: “Il teatro è terapeutico anche perché, piano piano, prova dopo prova, si ri-appropriano del corpo e della voce”. Trovano il coraggio di mostrarsi ad altri, far vedere quel che hanno imparato a fare. Vengono anche pagati, un compenso basso ma simbolicamente importante, per far capire che la fatica deve essere retribuita, che il teatro è un lavoro. La trasformazione? “Il giorno dell’ultima prova, quella in costume. Quando indossano gli abiti di scena, hanno un’altra sicurezza e un altro sguardo. E io scompaio”.

Note

[1] La scuola di italiano della Casa dei diritti sociali, in via Giolitti, è stata di recente ristrutturata grazie a un crowdfunding.

Nelle foto di scena, di Graziano Lucia: Magda Mercatali con Suzana (Venere), una scena de Gli dei dell’Olimpo.

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