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Attrarre persone straniere e giovani nelle aree interne che in Italia rischiano sempre più di spopolarsi sarà possibile solo investendo in infrastrutture sociali e garantendo servizi a sostegno della cura e dell'occupazione femminile. Una prospettiva demografica

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Migrare nelle aree interne
Credits Unsplash/Foad Roshan

L’Italia è un paese caratterizzato da radicate e persistenti disparità territoriali sia sul piano socio-economico che demografico. A contesti in crescita si contrappongono infatti molte altre realtà in contrazione demografica, che divengono via via più marginali e isolate e che costituiscono quelle zone di malessere demografico di cui studiosi come Antonio Golini parlavano già più di 20 anni fa.[1] Queste aree sono ben rappresentate dalla tassonomia proposta in seno alla Strategia nazionale delle aree interne (Snai), che consente di classificare tutti i comuni italiani in centri e, appunto, aree interne (Figura 1).

Il contributo da cui nasce l'analisi che segue, realizzato nell’ambito di un numero tematico della rivista Economia&Lavoro intitolato L’economia dei territori tra dinamiche demografiche e politiche di coesione: il caso delle aree interne e curato dalla Professoressa Luisa Corazza, propone una riflessione quantitativamente informata sulla popolazione straniera residente in tali territori.[2] L’articolo descrive le principali caratteristiche demografiche di questa popolazione e analizza le determinanti delle sue geografie insediative. Nel far questo è stata privilegiata una scala di analisi locale e un’ottica comparata sia rispetto ai centri che rispetto alle ripartizioni che, ancor oggi, sembrano approssimare tutto sommato bene le demografie regionali italiane.[3] I dati utilizzati sono di fonte Istat e fanno riferimento al 2021.

Figura 1. I comuni italiani secondo la classificazione Snai

Comuni italiani SNAI

Le aree interne sono meno attrattive non solo per le persone italiane ma anche per quelle straniere. Dei 5 milioni di cittadine e cittadini stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2021, oltre 4 milioni (poco meno dell’84%) risulta residente nei comuni classificati come centri. Anche se questo può apparire un aspetto tutto sommato scontato, non lo sono affatto le sue implicazioni.

Le aree interne, rispetto ai centri, risultano essere maggiormente attrattive per persone provenienti dall’Africa settentrionale (15,3% sul totale dei residenti stranieri nelle aree interne, contro il 12,9% nei centri) e per alcune singole cittadinanze: Bulgaria, Germania, India, Kosovo, Macedonia del Nord e Regno Unito. Se per alcune collettività (come per chi arriva dal Nord Africa) si può pensare a forme di migrazioni del tipo labour dominant, in cui la geografia insediativa premia le aree interne per la vocazione agricola di questi migranti, ciò non sembra valere per le persone tedesche e che hanno cittadinanza nel Regno Unito. In questo caso, sembra infatti trattarsi di ‘migrazioni da ritiro’, cioè di forme di mobilità che vedono coinvolti cittadini di paesi a sviluppo avanzato che, al termine della loro vita lavorativa, migrano verso contesti caratterizzati da alto capitale territoriale (ambientale e climatico) e amenità.[4]

Vi è poi la questione della struttura per età (Tabella 1). Il peso delle persone giovani (0-14 anni) straniere sul totale della popolazione residente nelle aree interne è di circa 4 punti percentuali più basso rispetto ai centri, dove è anche maggiore il peso della popolazione in età attiva (15-64 anni) sul totale della popolazione, che non arriva all’8% nelle aree interne. L’indice di vecchiaia delle persone straniere, ottenuto come rapporto percentuale tra persone anziane e giovani, è leggermente più elevato nelle aree interne (circa 32 persone anziane ogni 100 giovani) che nei centri (dove non si arriva a contare 27 persone anziane ogni 100 giovani). Pertanto, anche se complessivamente l'età delle persone straniere residenti nelle aree interne è simile (seppur leggermente più alta) a quella delle persone straniere che vivono nei centri, il loro impatto sulle realtà locali appare chiaramente meno rilevante. Ma la condizione di partenza tra i due contesti è ben diversa: le aree interne sono più invecchiate dei centri e, spesso, soggette a spopolamento sistemico.[5]

Tabella 1. Peso della popolazione straniera nelle tre grandi classi di età e indice di vecchiaia della popolazione straniera distintamente per aree interne e centri (inizio 2021)

Aggregati territoriali

% stranieri tra i residenti under 15

% stranieri tra i residenti di 15-64 anni

% stranieri tra i residenti di 65 anni e più

% stranieri tra i residenti in totale

Indice di vecchiaia degli stranieri

Aree interne

8,7

7,8

1,4

6,4

31,9

Centri

12,8

11.5

1,9

9,4

26,9

Italia

11,9

10,7

1,8

8,7

27,7

Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

Diventa allora importante andare a investigare quali sono le determinanti della geografia residenziale delle persone straniere. A questo fine abbiamo utilizzato un modello di regressione lineare multipla, in cui la variabile dipendente è rappresentata dal logaritmo naturale della popolazione straniera residente in ciascun comune italiano e le variabili indipendenti sono la densità demografica, la percentuale di persone anziane, l’altimetria, e il tasso di occupazione. Il modello è stato stimato distinguendo tra aree interne e centri sia per tutta l’Italia che distintamente per il Nord, il Centro e il Mezzogiorno. Rimandando all’articolo di Economia&Lavoro per maggiori dettagli, è importante qui richiamare come, indipendente dal contesto territoriale di riferimento, i fattori che più di altri impattano sulla geografia residenziale delle persone straniere siano l’altimetria (in senso negativo) e il tasso di occupazione (in senso positivo). Ovvero, a parità di condizioni una maggiore altimetria, e dunque un maggior isolamento, scoraggia l’insediamento stabile delle persone straniere, che sono invece attratte da livelli di occupazione maggiori.

Quel che emerge dallo studio, che rimane un primo tentativo sicuramente perfettibile, è che le aree interne sono svantaggiate rispetto ai centri anche con riferimento a una risorsa fondamentale per l’economia e la demografia del sistema Italia: l’immigrazione straniera. Infatti, nelle aree interne le persone straniere costituiscono chiaramente una proporzione delle persone residenti più contenuta di quella registrata nei centri. Inoltre, la loro struttura per età appare leggermente meno giovane di quella delle persone straniere che vivono nei centri, dove la popolazione complessiva risulta, anche se di poco, meno invecchiata di quella residente nelle aree interne e sensibilmente meno esposta allo spopolamento. D’altro canto, l’alto capitale territoriale e ambientale di cui molte aree interne italiane sono dotate attrae anche tipologie migratorie diverse da quelle labour dominant, che sembrano poter intervenire su questo stato di cose più come acceleratori dei processi di invecchiamento e spopolamento che come fattori di (parziale) resistenza.[6]

La cosa interessante, tuttavia, è che i modelli di regressione sembrano indicare in modo chiaro come vi siano leve per aumentare l’attrattività delle aree interne rispetto alla popolazione straniera e che queste sono sostanzialmente le medesime in tutte le macro ripartizioni italiane e anche per i centri. Si tratta di leve ben note e che riguardano la riduzione del livello di isolamento – qui rappresentato dall’altimetria – e l’aumento della dinamicità dei mercati del lavoro locali – qui rappresentata dal tasso di occupazione totale. Seguendo l’impostazione dell’Istat, che nell’analisi dei fenomeni demografici delle aree interne considera esclusivamente la distinzione per cittadinanza tra persone italiane e straniere, non si è tenuto conto in questo studio, che rimane pur sempre un primo tentativo di approfondimento, della disaggregazione per sesso. Distinzione importante per verificare, ad esempio, il binomio tra invecchiamento e maggiore femminilizzazione delle comunità, così come per valutare la presenza di differenze significative tra la composizione di genere delle persone straniere residenti nei centri e nelle aree interne.

Come realizzare gli obiettivi volti ad aumentare l’attrattività delle aree interne per la popolazione straniera? Investendo in infrastrutture in grado di ‘cucire’ i diversi territori italiani e in tutti quegli interventi in grado di rivitalizzare i tessuti economici e sociali. Si tratta di programmare, investire e, se possibile, monitorare gli impatti di tali investimenti. Pensare che da sola e stante così le cose la popolazione straniera possa rappresentare una soluzione allo spopolamento delle aree interne è pura fantasia. Senza contare che attrarre persone straniere giovani vuol dire anche fornire, in special modo alla componente femminile, quelle strutture, quelle risorse umane e quei servizi necessari per garantire la genitorialità e la cura di figlie e figli, in questo modo favorendo la sussistenza delle stesse comunità locali. 

Questo articolo rappresenta una sintesi di F. Benassi e S. Strozza, Figli di un Dio minore: stranieri e aree interne in Italia, "Economia & lavoro, Rivista di politica sindacale, sociologia e relazioni industriali" 3/2025, pp. 87-107

Note

[1] Si veda Golini, Mussino e Savioli, 2000.

[2] Contributo realizzato nell’ambito del PRIN 2022 – PNRR “Foreign population and territory: Integration processes, demographic imbalances, challenges and opportunities for the social and economic sustainability of the different local contexts” (For. Pop. Ter) (P2022WNLM7)”.

[3] Si faccia riferimento a Bonaguidi, 1985.

[4] Si veda Benassi e Porciani, 2010.

[5] Si veda Lallo, Benassi e Tomassini, 2025.

[6] Si faccia riferimento a Benassi, D'Elia e Petrei, 2021.

Riferimenti 

F. Benassi, L. Porciani, The Dual Demographic Profile of Migrants in Tuscany, in T. Salzman, B. Edmonston, J. Raymer (a cura di), Demographic Aspects of Migration, Wiesbaden, VS Verlag für Sozialwissenschaften, 2010, pp. 209-226.

F. Benassi, M. D’Elia, F. Petrei, The “Meso” Dimension of Territorial Capital: Evidence from Italy, in Regional Science Policy & Practice, 13, 1, 2021, pp. 159-176.

A. Bonaguidi (a cura di), Migrazioni e demografia regionale in Italia, Milano, Franco Angeli, 1985.

A. Golini, A. Mussino, M. Savioli, Il malessere demografico in Italia: una ricerca sui comuni italiani, Bologna, Il Mulino, 2000.

Istat, La demografia delle aree interne: dinamiche recenti e prospettive future, Statistiche focus, 29 luglio 2024.

C. Lallo, F. Benassi, C. Tomassini, Towards the Identification of a Systemic Depopulation Areas Index: The Case of Molise, in Bollettino della Società Geografica Italiana, 2025, pp. 183-198.

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