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A quindici anni il crollo
delle ragazze. Matematico

Foto Flickr/Federico Casares

I ragazzi risultano molto più bravi delle ragazze in matematica. Tra i più piccoli invece il divario è minore. E non altrettanto pronunciate sono le differenze in altri settori scientifici. Segno che forse lo stereotipo di genere in questa materia diventa più forte a partire dall'adolescenza. Ma qualcosa si può fare. Anzi, si deve

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A quindici anni l’eccellenza in matematica sembra una questione maschile. Si può discutere di se e come ciò può essere decostruito a favore di una maggiore rappresentatività delle ragazze: il dato di partenza, però, è quello di una indiscutibile maggiore e significativa presenza di ragazzi tra i livelli dell’eccellenza matematica. L’indagine internazionale di rilevazione degli apprendimenti Ocse-Pisa [1] del 2012 è solo l’ultima delle cinque edizioni complessive che conferma il vantaggio maschile sulle ragazze a quindici anni.

Nell'indagine Pisa, la media in matematica dei ragazzi italiani (494) è statisticamente superiore a quella delle ragazze (476) di 18 punti (la media Ocse è tarata sui 500 punti). In tutte le regioni italiane i ragazzi vanno meglio delle ragazze in matematica, ma sui livelli 5 e 6 dell’eccellenza le percentuali maschili doppiano quelle femminili. Non è dunque solo al livello dell’eccellenza che si gioca la partita del vantaggio ma è soprattutto qui che la differenza diventa particolarmente evidente.

La migliore performance maschile è un dato non solo italiano: il gap a favore dei ragazzi sembra confermato, in generale, in tutti i paesi coinvolti nell’indagine. Ci sono alcuni paesi Ocse che fanno eccezione (ad esempio Svezia, Finlandia e Islanda) dove le differenze sono invertite o non significative. Al momento, però, nemmeno questi paesi sanno offrire una spiegazione chiara sul perché ciò accada. Inoltre, il gap della differenza di genere si allarga parallelamente all’incremento delle performance mostrate dagli studenti dei diversi paesi.

La Figura 1 sintetizza le differenze di genere presenti nei paesi partecipanti: i paesi che ottengono le performance più elevate si posizionano in prevalenza nel quadrante in alto a sinistra, caratterizzato appunto da elevate performance e elevate differenze. I paesi che raggiungono performance modeste si posizionano in prevalenza nel quadrante in basso a destra (basse performance e minori differenze di genere).


Figura 1- Variazione del gap di genere e performance in matematica, paesi Ocse-Pisa 2012

Anche nel contesto nazionale, le differenze si ampliano nelle regioni con le migliori prestazioni ma già sul punteggio medio in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia e nella  provincia di Bolzano il vantaggio supera i 20 punti a fronte di una differenza (18 punti) non significativa statisticamente del più ampio contesto nazionale (Figura 2).  

Figura 2- Differenze di genere sul punteggio in matematica, regioni italiane con le performance più elevate Ocse-Pisa 2012


La situazione delle scienze è simile a quella di matematica. In scienze le ragazze rimangono un po’ indietro: il gap però in questo caso è molto meno marcato e non in tutte le regioni italiane e i paesi Ocse lo svantaggio è confermato. In lettura la situazione si rovescia: le ragazze vanno meglio. Tuttavia, soprattutto sull’eccellenza, il divario in lettura non colma il gap ben più ampio osservato nei livelli superiori di matematica.

Oltre l’Ocse-Pisa, anche le ormai decennali rilevazioni Invalsi [2] nel nostro paese confermano la migliore performance maschile in matematica. Nel rapporto Invalsi 2013/2014 il punteggio medio per matematica raggiunto in II secondaria di II grado sulla scala fissata a 200 da Invalsi è pari a 203 punti per i ragazzi e 196 punti per le ragazze. La prevalenza maschile è minima negli istituti professionali, cresce negli istituti tecnici e risulta massima nei licei, ovvero dove gli studenti solitamente raggiungono le performance più alte. Inoltre il gap della differenza di genere si allarga parallelamente al crescere dell’età. Secondo il rapporto Invalsi, la differenza è più contenuta prima dei 12 anni (5-6 punti), mentre successivamente la forbice si allarga fino a raggiungere la punta massima tra le eccellenze nelle classi II di scuola secondaria di II grado ovvero intorno ai quindici anni.

Come si diceva, la maggiore presenza maschile tra i risultati eccellenti non è un dato nuovo per le indagini di rilevazione degli apprendimenti e non è un dato nuovo per la letteratura di settore che si occupa di questo tema da ormai più di 40 anni. Come spiegare? Innanzitutto è necessario tenere presente che per quanto costituiscano uno zoccolo duro difficile da decostruire nel tempo, le differenze medie sono contenute. Le teorie che attualmente trovano più credito rimandano al permanere dello stereotipo di genere in matematica che si attiva in modo più forte nel corso dell’adolescenza. Lo stereotipo si traduce in un maggiore impatto negativo per le ragazze su fattori quali maggiore ansia per la matematica, minore auto consapevolezza e fiducia nelle proprie capacità. Questo è un primo punto su cui chi si occupa di politiche educative potrebbe lavorare. In secondo luogo si osserva come parte della differenza di genere è assorbita da indirizzi scolastici matematicamente più fragili scelti in misura maggiore delle ragazze, dalle rispettive famiglie e, non di rado, anche su suggerimento degli insegnanti.

È qui possibile lavorare su un doppio binario: da un lato sull’orientamento delle ragazze verso percorsi di matematica più strutturati e dall’altro lato sul rafforzamento dei contenuti matematici e della relativa trasmissione di questi in tutti gli indirizzi scolastici. Perché, è bene ricordarlo, la matematica è una competenza di base ed è anche una premessa per l’acquisizione di competenze scolastiche e professionali su basi durature.

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FONTI: Oecd (2013). Pisa 2012 results: What Students Know and Can Do  - Students Performance in Mathematics, Reading and Science (Volume I), Pisa Oecd Publishing . www.oecd.pisa.org

Invalsi, Rapporto Nazionale 2013/2014, Roma, www.invalsi.it 

 

NOTE

[1] Pisa (Programm for international Student Assesment) è un ciclo di indagini promosse dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) per valutare le effettive competenze della popolazione quindicenne scolarizzata in una prospettiva comparata a livello internazionale. Il programma, con periodicità triennale, mira ad accertare il livello di competenza (literacy) dei quindicenni scolarizzati negli ambiti della lettura, della matematica, delle scienze e del problem solving. La scala Ocse Pisa è centrata su 500, che rappresenta convenzionalmente la media dei risultati di tutti i paesi Ocse nella prima rilevazione del 2000. Il termine di paragone (benchmark) rispetto al quale è confrontata la prestazione dei paesi è la media dei risultati nei paesi OCSE  relativa al 2012, che per matematica, corrisponde a 494 punti.

[2] Le rilevazioni tramite test effettuate da Invalsi (Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione) si pongono annualmente in modalità censuarie l’obiettivo di rilevare i livelli di apprendimento degli studenti in lettura e matematica. Dalla primavera del 2015 i test verranno somministrati agli studenti delle classi II e V primaria, III secondaria di I grado (esame di Stato) e alle II di secondo grado. Nella scala adoperata il valore medio nazionale è posto pari a 200 e la deviazione standard a 40.