Articolodiritti - lavoro - povertà

Reddito di base e disoccupazione,
cosa pensano le persone in Italia

Foto: Unsplash/ Christian Dubovan

Reddito di base, povertà, sussidi di disoccupazione. Un'indagine europea svela cosa pensano donne e uomini residenti in Italia

Articoli correlati

SPECIALE EUROPA. Il governo di Viktor Orbán, in Ungheria, ha deciso di eliminare gli studi di genere dalle università. Anikó Gregor, responsabile di uno di questi corsi all'Università Eötvös Loránd di Budapest, fornisce una chiave di lettura per comprendere cosa sta succedendo nel paese

Le dirigenti italiane sognano politiche più inclusive. Non basta la carriera, ci vogliono le giuste misure per permettere alle madri di continuare a fare le manager e alle manager di essere madri

Perché l'autonomia delle regioni su istruzione, sanità, lavoro e ambiente, senza un quadro nazionale di riferimento volto a colmare i divari già esistenti, rischia di trasformare in privilegi alcuni diritti fondamentali

Aumento crescente delle assunzioni a termine e una concorrenza al ribasso che ha visto sempre più giovani occupare posti dequalificati rispetto al livello di istruzione raggiunto. Come ha funzionato la ripresa nel mercato degli ultimi dieci anni

Dalla sua nomina l’attuale governo applica un modello comunicativo molto efficace, che pervade la quotidianità di ciascuno e che si fonda su argomenti chiave che sono ormai entrati a far parte del lessico comune e che rappresentano, e tutelano, quasi sempre determinati e distinti gruppi sociali, spesso a scapito di altri: gli italiani/i migranti; i poveri/i ricchi; i lavoratori/i disoccupati.

Una recente ricerca condotta dal consorzio internazionale ERIC-ESS in molti paesi europei, tra cui l’Italia, permette di dare conto di cosa pensano le persone residenti in Italia su molti dei temi all’ordine del giorno di questo governo.[1]

Le persone residenti in Italia propendono per aiutare chi si trova in difficoltà? Quanti credono che bastino sussidi monetari per limitare la disoccupazione?

Vediamo nel dettaglio cosa ci raccontano i dati. 

Il reddito di base e il sostegno a persone in difficoltà economica

Nella sua definizione il reddito di base è descritto come un sistema che ha lo scopo di garantire a tutti un tenore di vita minimo in cui: lo stato versa un reddito mensile a tutte le famiglie che si trovano al di sotto di una determinata soglia di reddito e il costo del sistema è coperto dalla fiscalità generale; la cifra ricevuta copre la differenza tra il reddito familiare e la soglia stabilita; ne beneficiano soltanto le famiglie che non hanno un considerevole patrimonio immobiliare; è erogato soltanto se i membri della famiglia abili al lavoro accettano di cercare lavoro attivamente e viene interrotto se una offerta di lavoro adeguata viene rifiutata.

Sul reddito di base l'indagine registra un giudizio abbastanza netto: il 67% delle persone è favorevole a questa misura, il 18% contrario e il 15% non esprime un giudizio. Le persone che vivono in Italia sono dunque aperte alla volontà di aiutare persone in difficoltà, ma condizionano l’aiuto a forme di attivazione per la ricerca di un lavoro. 

A conferma della volontà degli italiani e delle italiane di essere solidali, l’elevata quota, pari al 59%, di chi è favorevole a che il governo fornisca prestazioni e servizi sociali solo alle persone con redditi bassi, non provvedendo a quanti hanno un reddito medio/altro. Non deve comunque essere tralasciato il 31% della popolazione non favorevole a che il governo aiuti, con prestazioni e servizi sociali, solo le persone con redditi bassi.

Opinione delle persone di 15 anni o più su misure di politica rivolte ad aiutare le persone in difficoltà economica per genere, Anno 2017

La lettura combinata delle informazioni fa emergere dunque un accordo di molti nell’utilizzo delle risorse pubbliche per aiutare le persone in maggiori difficoltà. Le donne, più degli uomini, tendono a non esprimere un giudizio sul tema e in minima misura a non essere contrarie a questo tipo di provvedimenti.

Sussidi di disoccupazione

Il dibattito sul tema del sostegno alle persone che si trovano in condizione di disoccupazione spesso si focalizza sulla questione di affiancare al sussidio monetario forme di aiuto pubblico nella ricerca di un nuovo lavoro (come ad esempio corsi di formazione, processi di accompagnamento al lavoro, o azioni volte a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro). In altri termini ci si interroga sull’utilità di unire a politiche pubbliche passive, come i sussidi monetari, politiche attive, come formazione e tirocini.

Nell’indagine si chiede alle persone intervistate di esprimere una preferenza rispetto a due possibili forme di aiuto da parte dello stato di fronte a una situazione di perdita di lavoro: la prima che garantisca il solo sussidio di disoccupazione per una durata di 12 mesi, la seconda che affianca a un sussidio di disoccupazione, della durata di soli 6 mesi, anche l’accesso a corsi di formazione gratuiti e aiuti nella ricerca di occupazione.

Più della metà della popolazione indagata (53%) propende per avere un sussidio monetario limitato a 6 mesi affiancato da “misure di politica attiva”, il 32% sceglie al contrario il solo sussidio monetario di 12 mesi, mentre il 15% non si esprime. È dunque accolta con maggior favore l’opzione che affianca a politiche passive anche politiche attive, nonostante questo comporti una riduzione del periodo di erogazione del sussidio monetario. Tuttavia, non è affatto da trascurare che un terzo della popolazione intervistata propende per il solo aiuto monetario: un italiano su tre si accontenterebbe insomma di ricevere un sussidio per un anno senza ulteriori aiuti che facilitino il reingresso nel mercato.

Non si rilevano importanti differenze di genere: le donne risultano solo meno propense a esprimere una propria opinione sull’argomento.

Persone di 15 anni o più secondo il giudizio su misure di politica per la disoccupazione per genere, Anno 2017

In un articolo di prossima pubblicazione scopriremo cosa pensano le persone residenti in Italia di migrazioni, Europa e politica. 

Note

[1] Si tratta dello European Social Survey (ESS Round 8), un’indagine statistica campionaria realizzata in Italia a fine 2017 dall'Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche (Inapp). L’indagine contiene un ampio bagaglio informativo su opinioni, atteggiamenti, credenze e comportamenti delle persone residenti in Italia con un'età uguale o superiore a 15 anni. L’ESS, diversamente da molti sondaggi di opinione, si caratterizza per un elevato rigore metodologico che consente di definire estremamente affidabili e robusti i risultati ottenuti.