Politiche

L'Italia è una "democrazia imperfetta" perché il riconoscimento formale dei diritti spesso non corrisponde a un loro esercizio effettivo. A dirlo è il nuovo rapporto di Semia Fondo delle donne, un'indagine nata per ampliare il supporto ai femminismi attraverso un approccio intersezionale ai dati

Cittadinanze 
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Cittadinanze sospese Semia
Credits Unsplash/Anubhav Shekhar

Che cosa succede alla democrazia quando i diritti riconosciuti formalmente non corrispondono a quelli realmente garantiti alle persone? È la domanda al centro di Cittadinanze sospese. Indagine sul divario tra riconoscimento formale ed esercizio effettivo dei diritti in Italia, il nuovo report realizzato da Semia. Fondo delle donne, il primo e unico fondo femminista in Italia, che supporta le organizzazioni che si occupano di promuovere l’uguaglianza di genere e i diritti Lgbtqia+ sul territorio nazionale. 

Dopo l'indagine sul movimento femminista realizzata nel 2024, la nuova ricerca nasce per ampliare il supporto ai femminismi attraverso dati capaci di sostenerne il lavoro di sensibilizzazione, promozione e difesa dei diritti, in un contesto politico internazionale caratterizzato da arretramento democratico, consolidamento delle destre radicali ed estreme, e avanzamento dei movimenti anti-gender.

"Il movimento femminista denuncia da tempo il restringimento dello spazio civico e democratico in Italia, aggravato dall’espansione di narrative anti-diritti e dall’influenza crescente di reti politiche e culturali conservatrici attive sui temi della famiglia, dell’educazione, della salute riproduttiva e dei diritti Lgbtqia+" ha commentato Miriam Mastria, direttrice di Semia. "Con questo report abbiamo voluto costruire un’analisi ampia e rigorosa, capace di dare sostanza e dati concreti a queste preoccupazioni" ha aggiunto.

Curata da Giulia Marchese, Marta Nicolazzi, Aurora Perego e Massimo Prearo, l'indagine è stata presentata a Roma presso la Casa internazionale delle donne il 9 giugno 2026. La prospettiva di analisi adottata è femminista e intersezionale, allo scopo di esaminare come genere, cittadinanza, classe, sessualità e disabilità incidano sulle possibilità di partecipazione ai processi decisionali. 

Incrociando dati provenienti da fonti nazionali, europee e internazionali con un dataset originale sulle iniziative legislative nazionali degli ultimi dieci anni, il report restituisce una fotografia dello stato dei diritti in Italia. Quattro i livelli di analisi: il posizionamento del paese a livello internazionale, l'opinione pubblica, le esperienze vissute dalle persone vulnerabilizzate e la produzione legislativa in materia di diritti.

Nel report l'Italia viene collocata fra tra le cosiddette “democrazie imperfette” (flawed democracies), ovvero fra quei paesi dove il riconoscimento formale dei diritti non coincide necessariamente con il loro esercizio effettivo.

Sul primo fronte, quello che indaga dove si colloca l'Italia a livello internazionale, il quadro più critico riguarda le politiche rivolte alle persone Lgbtqia+. Particolarmente negativa è la situazione in materia di non discriminazione, contrasto ai crimini e ai discorsi d'odio contro le persone trans. L'Italia, infatti, non dispone di specifiche tutele antidiscriminatorie per le persone trans in ambito sanitario ed educativo, non prevede aggravanti specifiche per i reati connessi all'identità di genere e non garantisce il riconoscimento della genitorialità delle persone trans.

Non va meglio sul fronte della salute sessuale e riproduttiva, dove il divario tra diritti formali e accesso reale ai servizi risulta particolarmente evidente. Lo mostrano bene i dati relativi all'interruzione volontaria di gravidanza: tra il 2021 e il 2025 l'Italia ha perso circa tredici punti negli indicatori considerati dal report.

Per quanto riguarda le opinioni diffuse nella popolazione sui temi dell'uguaglianza e della tutela dei diritti, emerge con chiarezza che le persone esprimono orientamenti generalmente più progressisti rispetto alle agende dei governi in materia di parità di genere, libertà delle persone Lgbtqia+ e interruzione volontaria di gravidanza. Il risultato è uno scollamento tra le azioni promosse dalla classe politica e gli orientamenti prevalenti nell'opinione pubblica.

L'analisi delle esperienze delle persone vulnerabilizzate mostra inoltre che discriminazioni, molestie e violenze continuano a rappresentare una realtà quotidiana per ampie fasce della popolazione, in particolare per le donne, le persone afrodiscendenti e quelle di fede musulmana.

L'ultimo livello di analisi riguarda la produzione normativa sui diritti. Il dato principale che emerge è quello che il report definisce "deficit di conversione", ovvero l'incapacità di tradurre domande sociali legittime e ampiamente condivise in norme effettive. La ricerca mostra infatti che in Italia la maggioranza delle proposte parlamentari in materia di diritti non diventa legge, anche quando entra nel dibattito pubblico e gode di un ampio sostegno da parte della popolazione.

I dati indicano inoltre che la capacità del Parlamento di trasformare in legge le proposte sui diritti si è progressivamente ridotta nel tempo. Dal 2018 a oggi il tasso di conversione è passato dal 6,5% all'attuale 1,3%.

Dalla mancata applicazione delle norme alle disuguaglianze nell'accesso ai servizi, fino al progressivo svuotamento di diritti già acquisiti, il report mostra come l'erosione dei diritti avvenga sempre più attraverso meccanismi meno visibili, ma non per questo meno incisivi.

A pagarne il prezzo sono soprattutto le donne, le persone Lgbtqia+, le persone migranti e razzializzate, le persone con disabilità e quelle che vivono in condizioni di vulnerabilità economica. È questa la condizione che il report definisce di "cittadinanza sospesa", in cui il riconoscimento dei diritti esiste sulla carta, ma non si traduce pienamente nella possibilità di esercitarli nella vita quotidiana. Un divario che, secondo la ricerca, rappresenta oggi una delle principali sfide per la qualità della democrazia nel nostro paese.

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