Articolocultura - politiche - università - violenza

La violenza sulle donne
è un problema culturale

Foto: Unsplash/ Markus Spiske

Il primo convegno delle Università italiane in rete per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica ha lanciato nuove istanze per una prospettiva di respiro internazionale, che tenga in relazione l'accademia e la società e includa la filosofia e le arti

Articoli correlati

Più che tradizionali o nuove, le famiglie in Italia sono costrette all'incertezza da politiche spesso “sperimentali”. Lo era anche il bonus infanzia appena cancellato dal governo. Servono invece misure stabili all’interno di una strategia complessiva di sostegno a fecondità e occupazione femminile

Le dirigenti italiane sognano politiche più inclusive. Non basta la carriera, ci vogliono le giuste misure per permettere alle madri di continuare a fare le manager e alle manager di essere madri

Perché l'autonomia delle regioni su istruzione, sanità, lavoro e ambiente, senza un quadro nazionale di riferimento volto a colmare i divari già esistenti, rischia di trasformare in privilegi alcuni diritti fondamentali

La Casa delle donne Lucha y Siesta, nel quartiere Tuscolano a Roma, è a rischio di sgombero da parte di Atac, società che gestisce il trasporto pubblico della capitale, e che ha deciso di mettere in vendita lo stabile per risanare i conti. Le operatrici ci spiegano perché la casa deve restare dov'è

Il 14 e 15 gennaio 2019 a Trento si è tenuto il convegno inaugurale delle Università Italiane in Rete per la Prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (UNIRE),[1] intitolato Gender violence is also a cultural issue!, con la principale volontà di affermare quanto spesso viene solo invocato e quasi mai affrontato nella pratica: la violenza di genere è sempre se non solo un problema culturale, lo riconosce lo stesso articolo 14 della Convenzione di Istanbul.

UNIRE ha evidenziato la propria prospettiva internazionale, coinvolgendo studiose e studiosi anche extraeuropei, e sottolineato l’importanza di passare ai più giovani il testimone di una battaglia ancora tutta da combattere, scegliendo per l’inaugurazione una graduate conference cui hanno partecipato 15 studenti di diverse aree disciplinari. 

UNIRE ha rimarcato il ruolo fondamentale delle arti nelle azioni culturali a contrasto e prevenzione della violenza di genere, con la performance Kintzugi, cicatrici preziose, la lettura di poesie di Lisa Marchi, e la pittura e ceramica di Riccarda Chisté. Kintzugi rappresenta la donna che subisce violenza come un’agente di profondo cambiamento per tutta la nostra società, colei che con il suo “no” si mostra come un’eroina positiva anziché vittima, un modello di forza e di libertà per chiunque voglia cambiare la cultura patriarcale che nutre la violenza contro le donne. 

Due esponenti di rilievo dedite alla piena applicazione della Convenzione hanno arricchito le plenarie: Renate Klein, fondatrice del network europeo Gender and violence, docente in Human Development and Family Studies alla University of Maine, e Simona Lanzoni, seconda vice-presidente del Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence (GREVIO).[2] Con l'intervento Addressing violence against women in a diverse world: four perspectives on culture Klein ha analizzato in dettaglio le diverse sfaccettature della questione culturale in contesti multiculturali. Con il discorso The Istanbul Convention and the prevention of violence: what is the role of the academy?, Lanzoni ha illustrato le aree virtuose e grigie nell’implementazione della Convenzione e marcato l’importanza del coinvolgimento accademico.

Un'immagine dalla performance Kintzugi, cicatrici preziose, nata da un’idea di Giovanna Covi con la coreografia e danza di Rosa Edith Tapia Peña.

Il discorso inaugurale è stato tenuto dalla coordinatrice di UNIRE Marina Calloni, docente di filosofia politica e sociale a Milano-Bicocca, coordinatrice di EDV-Italy Project, contro la violenza domestica, presidente del corso di perfezionamento “La violenza contro donne e minori”, collaboratrice in Senato della “Commissione parlamentare contro il femminicidio”, e rappresentante accademica del “Tavolo per la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne” della Regione Lombardia. Calloni ha bene illustrato le finalità di UNIRE, sottolineando la volontà di allargare la rete e favorire la collaborazione tra accademia e settore sociale

È seguito l’intervento di Michele Nicoletti, docente di filosofia politica all’Università di Trento, che nella precedente legislatura ha rivestito il ruolo di presidente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, adoperandosi per attuare misure politiche di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne fra cui il Premio nazionale per miglior tesi di laurea e dottorato sull’applicazione della Convenzione di Istanbul, che ha coinvolto in Commissione anche me e Marina Calloni e dalla cui esperienza è nata la rete UNIRE. Le sue parole sono state rivolte agli sviluppi europei del progetto e alla dimensione politico-filosofica dello stesso. 

Infine sono intervenuta io come responsabile dell’Unità di Trento, docente di Studi di genere presso l’ateneo trentino, per ribadire la necessità di diffondere e praticare una cultura della nonviolenza. Fondamentale il ruolo organizzativo assunto da Lisa Marchi, incaricata anche della messa a punto del database di UNIRE, e valido l’aiuto della studente Livia Bellardini. Al Tavolo dedicato alle osservazioni conclusive ha dato un significativo contributo anche Barbara Poggio, pro-rettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento. 

Le relazioni hanno affrontato diverse prospettive, la rappresentazione della violenza e la sua concettualizzazione, l’intreccio tra questioni culturali e aspetti sociali, legali e medici, la ricerca di linguaggi e figurazioni capaci di superare gli stereotipi che ostacolano la piena attuazione della parità e del rispetto tra i sessi. Gli approcci adottati e i temi affrontati sono stati molto ricchi e articolati, e non è pertanto possibile riportarli dettagliatamente in questa sede. Una breve panoramica servirà comunque a restituire un'idea di quello che è stato il dibattito.

Cristhie Mella ha considerato l’America Latina, dove in 14 paesi su 25 figurano i più alti tassi di femminicidio al mondo, per evidenziare come una cultura patriarcale e discriminatoria si rispecchi anche nel sistema giuridico.

Dragana Pejović ha discusso la legge di contrasto alla violenza di genere approvata dal parlamento serbo nel 2017 in armonizzazione con la Convenzione di Istanbul, tenendo conto sia del sostegno promosso dalle associazioni femministe che delle resistenze da parte di alcuni settori sociali.

Federica Anastasia ha esaminato l’attività di assistenti sociali che operano in situazioni di violenza assistita da parte di minori, rilevando una situazione pregiudiziale di chi opera nei confronti delle donne che subiscono violenza.

Francesca Cimino ha trattato il tema dal punto di vista delle istituzioni internazionali, per lamentare una politica emergenziale e sostenere la necessità di un approccio intersezionale.

Amandine Le Bellec che si è concentrata sugli ostacoli politico-culturali nella protezione di donne lesbiche, bisex e transgender richiedenti asilo, rilevando che hanno subito violenze tanto nei paesi di provenienza quanto in Europa dove la loro specificità viene marginalizzata persino dal principio dell’universalità dei diritti.

Veronica Saba ha ribadito che mettersi in una relazione di ascolto e di reciprocità nel caso di donne migranti vittime di violenza non è facile e altrettanto gravoso è il peso della testimonianza per le operatrici.

Maíra Roubach Topall ha evidenziato come le donne migranti siano oggetto di una doppia discriminazione e necessitino dunque di forme di protezione che tengano conto della complessità della loro situazione.

Faiz Ahamad ha affrontato il tema della discriminazione sul lavoro, concentrandosi in particolare sulle azioni punitive messe in atto da manager nei confronti delle proprie dipendenti o di persone LGBTQ.

Katrin Wieden ha analizzato le pratiche di vita in comune da parte di subculture queer e femministe, notando come anche in questo spazio esistano situazioni che riproducono discriminazioni e inuguaglianze.

Nell’ambito sportivo che è spesso ostile alle donne, Elizavetha Zukh ha affrontato il tema dei test di genere, mentre in quello tecnologico, Ignacio Rodríguez-Rodríguez ha analizzato buone pratiche informatiche; Sooraj Santhosh Kumar ha parlato della mappatura attraverso il GPS della distribuzione spaziale della violenza in India; Salvador Casara ha commentato i messaggi Tweet relativi alla relazione tra ideologia politica e sensibilità verso chi ha subito violenza; Bruno Gabriel Salvador Casara e di Alice Lucarini in relazione a #Me Too hanno infine considerato tempi e modalità della denuncia.

In così tanti modi, e con un iniziale coinvolgimento del terzo settore, UNIRE a Trento ha messo in evidenza ricerche e azioni che sviluppino reciproco rispetto e soluzione nonviolenta dei conflitti nei rapporti interpersonali.  

Note

[1] UNIRE, Università Italiane in Rete per la Prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, è un progetto nato nel 2018 dalla collaborazione di numerosi atenei con il Consiglio d’Europa e coordinato da Marina Calloni, Università di Milano-Bicocca. Attualmente coinvolge gli atenei di Calabria, Foggia, Milano Bicocca, Milano Policlinico, Milano Cattolica, Padova, Trento, Trieste e l’Osservatorio interuniversitario sugli Studi di genere, Parità e Pari opportunità di Roma. L’obiettivo di UNIRE è la costituzione di un network accademico nazionale, e in prospettiva europeo, rivolto a educazione, formazione, ricerca, e valorizzazione di migliori pratiche nel contrasto alla violenza sulle donne.

[2] GREVIO è il gruppo di esperti/e sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, è un organismo indipendente del Consiglio d’Europa esponsabile del monitoraggio dell’attuazione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica, ratificata dal governo italiano nel 2013.