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Ma quale buona scuola

Foto: Flickr/Krzysztof Pacholak

Tra il 2008 e il 2013 l'Italia si è distinta tra i paesi che hanno speso meno per l'istruzione. A precisarlo è l'ultimo rapporto diffuso dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dedicato allo stato dell'istruzione. In Italia, nel quinquennio in esame, la spesa per i cicli compresi tra il livello primario e quello terziario è stata pari al 4% del Pil, rispetto a una media Ocse del 5,2%. Solo nel 2013 la spesa per l'insieme dei cicli d'istruzione è stata pari al 7% della spesa pubblica complessiva. Una quota decisamente inferiore rispetto alla media dei paesi Ocse (11%), oltre che la percentuale più bassa dopo l’Ungheria.

Nel giro di cinque anni si è registrato un calo del 14% nella spesa pubblica italiana per l'istruzione, un calo che, sottolinea l'Ocse "non è riconducibile al basso livello della spesa pubblica in generale, bensì al fatto che all’istruzione sia attribuita una quota del bilancio pubblico relativamente esigua". I dati riportati dall'Ocse suggerisono inoltre come questo calo sia "in parte ascrivibile ai cambiamenti nella distribuzione della spesa pubblica fra le diverse priorità pubbliche (Figura 1), non solo a una riduzione generale della spesa pubblica totale (che è diminuita di meno del 2%)".

Per quanto riguarda la fruizione, in Italia si registrano ampie differenze di genere in alcuni ambiti disciplinari. Le donne rappresentano ancora solo il 30% degli studenti iscritti a corsi dell’area di ingegneria, attività manifatturiere e costruzioni, sebbene questa quota sia superiore di 6 punti percentuali rispetto alla media Ocse; gli uomini sono invece sottorappresentati nel settore dell’insegnamento (il 9% del totale delle nuove matricole), delle discipline letterarie e artistiche (32%), della salute e dei servizi sociali (31%). Inoltre - sebbene le donne costituiscano la maggioranza delle nuove iscrizioni nel sistema d’istruzione terziaria non a ciclo breve sia in Italia (55%), sia nei Paesi dell’OCSE (in media 54%) - diversa è la questione per le iscrizioni ai cicli brevi d'istruzione terziaria. Qui, nel 2014 le donne rappresentavano solo il 24% delle nuove iscrizioni (rispetto a una media Ocse del 52%), forse per la bassa presenza femminile nei programmi d’istruzione secondaria superiore ad indirizzo tecnico-professionale (dove le donne rappresentano il 38% del totale degli studenti). 

Se a questo si aggiunge che il corpo insegnanti è il più anziano rispetto a tutti i paesi Ocse (dai sei ai sette insegnanti su dieci sono ultracinquantenni) e che nel corso degli ultimi dieci anni c'è stato un aumento del 10% dei cosiddetti Neet (not in employment not in education) - ragazze e ragazzi tra i 20 e i 24 anni che non lavorano, non studiano, e non seguono percorsi di formazione - "un aumento superiore rispetto a qualsiasi altro Paese dell’Ocse", viene da chiedersi a quale buona scuola stiamo pensando.