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Dal 22 al 24 settembre a Roma c'è inQuiete

Parte venerdì 22 settembre la prima edizione di inQuiete, festival di scrittrici a Roma che vedrà la partecipazione di importanti autrici italiane. Tre giorni di letture, dibattiti, laboratori e ritratti. Ne parliamo con una delle ideatrici, Maddalena Vianello

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Tre giorni di presentazioni, dibattiti , brevi ritratti di scrittrici che hanno lasciato il segno nella letteratura contemporanea, letture, laboratori di scrittura rivolti ad adulti e laboratori di lettura per bambini e bambine. È il programma della prima edizione di inQuiete, festival di scrittrici a RomaUn'idea partita da un luogo preciso della capitale, la Libreria delle donne Tuba, nel quartiere Pigneto. Un festival che si propone come gratuito e aperto alla partecipazione di tutte le persone che hanno a cuore la lettura e la scrittura, e a cui prenderanno parte importanti autrici italiane. Ne abbiamo parlato con una delle ideatrici, Maddalena Vianello, esperta di progettazione e organizzazione culturale, attualmente all'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio.

Perché un festival "di scrittrici" e perché avete deciso di chiamarlo inQuiete?

A organizzare il festival siamo in cinque. Cinque donne, cinque femministe, cinque appassionate di letteratura. Abbiamo sguardi diversi, ma allenati a intercettare le diseguaglianze e i bei romanzi. Come in tanti altri ambiti crediamo che le donne non sempre abbiano il posto che meritano per capacità e competenze. Nemmeno nel mondo della letteratura e dell’editoria. E allora abbiamo deciso di creare uno spazio festoso dove misurarsi con il talento e l’intelligenza delle scrittrici di oggi e di ieri. Un appuntamento aperto e gratuito rivolto a tutte e tutti, donne e uomini dai quattro anni in su. inQuiete è stato scelto come titolo dopo molto pensare e fra diverse ipotesi. Oggi ci stupiamo ancora di non averlo riconosciuto subito come il titolo che perfettamente rappresenta il progetto. inQuiete racchiude il suo opposto, rappresentando la libertà e il travaglio che alla fine appagano, conducendo alla pace. 

L’originalità dell’iniziativa sta anche soprattutto nel fatto che è partita dal basso: una piccola libreria, un crowdfunding. Tra tutte le strade possibili avete scelto questa, è una soluzione percorribile?

Siamo partite da un’idea condivisa intorno a un tavolino della Libreria delle donne Tuba. Da quella sera di otto mesi fa tutto è successo con grandissima rapidità, passione e determinazione. Ovviamente i soldi erano uno dei nodi da risolvere, abbiamo deciso di lanciare un crowdfunding e candidare inQuiete alla call di Produzioni dal basso con cui Banca Etica ogni anno premia le dieci proposte più innovative. È stato straordinario. Abbiamo fatto appello alla nostra comunità di amiche e amici dai cui siamo state sostenute con grande generosità in tempi non facili. La raccolta fondi è rimbalzata nella rete e con nostro stupore abbiamo raggiunto e superato la cifra che ci eravamo prefissate: i fondi ci sono bastati per coprire le spese vive. La chiave del successo di inQuiete è la comunità: tutto il nostro lavoro è gratuito, così come quello di tutte le persone che hanno messo a disposizione del festival il proprio tempo e la propria intelligenza: partendo dalle autrici e arrivando alle volontarie che numerose hanno raccolto il nostro appello. La nostra proposta è andata a intercettare un desiderio di cambiamento, di presa di parola pubblica su un tema sentito. Certo, è la prima edizione e abbiamo l’entusiasmo e le energie per farlo, nel futuro ci auguriamo di riuscire a trovare le risorse economiche per far crescere e durare questa esperienza, d’altronde se con poco abbiamo fatto così tanto significa che abbiamo il potenziale per fare cose ancora più belle, magari riuscendo a coinvolgere autrici dal mondo. Il ruolo della Libreria delle donne Tuba è stato fondamentale. Tuba è una grande libreria, piccola forse solo per dimensioni. È un luogo dove si fa cultura, dove tutte e tutti sono benvenuti. Tuba è, come molte librerie indipendenti, prima di tutto una comunità. Aperta, accogliente, entusiasta. E questa è la piccola grande magia delle donne che la gestiscono ormai da dieci anni. Per noi è un luogo del cuore.

Un altro elemento chiave del festival sembra proprio la sua vocazione urbana e l’intenzione precisa di occupare gli spazi della città: a ospitare gli incontri saranno una biblioteca, un giardino, un ristorante, una libreria, un’isola pedonale…cosa vi aspettate?

Cosa ci aspettiamo non lo so, o forse sono troppo scaramantica per confessarlo. Posso dire quello che speriamo. Speriamo che sia una festa allegra e colorata, ma soprattutto partecipata. Vorremmo che l’isola pedonale del Pigneto si trasformasse in uno spazio affollato di voci, di romanzi, di incontri, di commenti e di idee. Un patrimonio che fluisca dalle presentazioni e dagli incontri intrufolandosi nei capannelli, fra le chiacchiere appassionate davanti a un bicchiere di vino, fin nelle case nel silenzio della notte. Vorremmo che ciascuno portasse via un’esperienza, un sapere, una scoperta, un’emozione che testimoni che le donne sanno raccontare grandi storie. 

Il programma include presentazioni, letture, "ritratti", e coinvolgerà soprattutto autrici. Ci saranno libri e scrittrici che hanno vinto o sono arrivate in finale ad alcuni tra i più importanti premi nazionali. Pensate che dedicare un festival alla produzione letteraria delle scrittrici possa essere una risposta a chi sostiene di "non leggere le donne"?

Assolutamente sì. È la nostra riposta. L’idea del festival è nata proprio su questi presupposti. inQuiete è un’occasione per conoscere, per ascoltare e imparare. I romanzi delle donne non vengono letti spesso per pregiudizio. Di fondo in molti pensano che le loro opere siano minori, prive di un respiro universale. Come se le scrittrici non fossero in grado di scrivere grandi romanzi al pari degli uomini. Certo, le condizioni si sono molto evolute dai tempi in cui Virginia Woolf rimirava i cancelli sbarrati che precludevano i grandi luoghi del sapere. Ma ci illudiamo se crediamo che la parità esista veramente. I pregiudizi e gli stereotipi condizionano ancora pesantemente, anche i cataloghi editoriali, i premi letterari, i programmi dei festival, le vendite. La parità in molti casi è solo nominale. Conoscere è l’unica carta che abbiamo per spezzare i pregiudizi. Per avvicinarci a ciò che presumiamo di sapere, ma che non abbiamo mai maneggiato. Speriamo che inQuiete possa essere un piccolo contributo in questo senso.

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