Politiche

Maria Pia Di Nonno, dottoranda e autrice di una ricerca che è diventata libro e mostra itinerante, ci conduce sulle tracce delle donne che hanno fatto l'Europa. Un lavoro, spiega, ancora tutto da completare

Chi sono le "madri fondatrici"
dell'Europa

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Il recente libro Breve storia delle donne della illustratrice inglese Jacky Fleming si apre con una vignetta ironica e pungente sulla questione della presenza delle donne nei manuali di storia. Si tratta di un disegno in cui viene rappresentato uno scienziato intento a osservare un insetto con una lente di ingrandimento e dove si legge: "Una volta non c’erano le donne e questa è la ragione per cui non si trovano mai nei manuali di storia. C’erano solo gli uomini e alcuni di essi erano dei geni". Un libro che, come riporta il Sunday Times, mostra come la storia sia, ancora oggi, intrisa di una prospettiva patriarcale e di come le gesta delle donne siano state ritenute, spesso, non meritevoli di menzione. La lista delle donne “dimenticate”, che varrebbe la pena ricordare, è ben più lunga di quello che si potrebbe ritenere e il lavoro di ricerca che ho condotto sulle madri fondatrici dell’Europa nasce proprio con la speranza che altre e altri giovani comincino a incuriosirsi e a rovistare nei cassetti della memoria per ritrovare quelle testimonianze nascoste che potrebbero suggerir loro un altro modo di essere Europa e, più in generale, un'altra prospettiva storica.

L'idea della ricerca nasce da una curiosità personale. Dal 2014 infatti ho cominciato a interrogarmi su come contribuire a rendere l’Europa un po’ più vicina alle aspirazioni mie e di tutti i cittadini e le cittadine. Quella che inizialmente era solo un'idea ha iniziato a concretizzarsi, e sono riuscita a coinvolgere dei giovani dell’Istituto Luigi Sturzo nell'organizzazione di una serie di conferenze sulle “madri fondatrici dell’Europa”. Si tratta di uno sparuto gruppo, gli Young Leaders, che è riuscito a realizzare tra il 2015 e il 2016 la prima parte di quell’impresa: un ciclo di incontri dedicati a Ursula Hirschmann, Sofia Corradi, Sophie Scholl, Simone Veil e Ada Rossi. Intanto, convinta della bontà di quel progetto, ho continuato tenacemente a cercare di dare un seguito all’iniziativa. E dopo l’esito positivo del Dottorato in Storia dell’Europa all’Università Sapienza di Roma, nel 2016, ho ottenuto un finanziamento dall'ateneo per organizzare una conferenza sul tema, il 17 febbraio 2017, con la presentazione di quello che nel frattempo era diventato un libro (Europa. Brevi Ritratti delle Madri Fondatrici, Edizioni di Comunità, 2017) e una mostra - arricchita dai disegni di Giulia Del Vecchio - che ha l’aspirazione di diventare itinerante. Dopo essere stata esposta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 6 marzo, la mostra sarà visitabile a Montecitorio dal 24 marzo per circa dieci giorni. E continuerà, in seguito, il suo tour in giro per l’Italia e, chissà, forse anche per l’Europa.

Ecco quali sono state le figure individuate in questa prima fase progettuale:

  • Ursula Hirschmann: diffuse in Italia il Manifesto di Ventotene, organizza il primo incontro del Movimento Federalista Europeo e fonda il gruppo “Donne per l’Europa”;
  • Ada Rossi: diffonde il Manifesto di Ventotene e promuove attivamente le attività del movimento Giustizia e Libertà;
  • Louise Weiss: apre la seduta inaugurale del Parlamento Europeo eletto per la prima volta a suffragio Universale (1979) e fonda la rivista l’Europe Nouvelle, la Nouvelle Ecole de la Paix e il movimento La Femme Nouvelle;
  • Eliane Vogel-Polsky: professoressa e avvocata, è grazie a lei se la questione della diretta applicabilità dell’art. 119 del Trattato Istitutivo delle Comunità Economiche Europee, relativo alla parità salariale, giunge alla Corte di Giustizia della CEE;
  • Maria De Unterrichter: è tra le ventuno donne elette alla assemblea costituente ed è sostenitrice della causa delle donne, dell’educazione e dell’Europa;
  • Sophie Scholl: studentessa uccisa dalla polizia nazista per aver disseminato i foglietti del Gruppo ‘La Rosa Bianca’ che inneggiavano alla pace tra i popoli europei;
  • Fausta Deshormes La Valle: caporedattrice della rivista “Giovane Europa” (organo della Campagna Europea delle Gioventù) e Responsabile dell’Ufficio Informazione Donne della Commissione Europea;
  • Sofia Corradi: promotrice del Programma Erasmus e vincitrice nel 2016 del prestigioso Premio Carlo V;
  • Simone Veil: prima donna ad essere eletta Presidentessa del Parlamento europeo, eletto dal 1979 a suffragio universale.

Una ricerca non ancora esaustiva, "un lavoro da continuare", come suggerisce il titolo dell'ultimo capitolo del libro. Di fatto, ritrovare e ricercare le storie di queste donne che per volontà, o anche semplicemente per noncuranza dovuta alla cultura del tempo in cui sono vissute sono andate perdute, non è facile. Solo alcune di loro hanno lasciato memorie e scritti e, ancora, solo alcune di loro hanno avuto l’accortezza di raccogliere documenti ufficiali e di donarli ad archivi storici.

C'è qualcosa, inoltre, che lega queste storie. Storie che apparentemente potrebbero sembrare lontane ma che, in fin dei conti, sono accomunate da uno stesso principio: proteggere quel progetto di pace affinché la guerra - che tutte loro avevano vissuto - non insanguinasse più l’Europa e investire le proprie energie per trovare strumenti concreti e far sì che le cittadine e i cittadini europei sentissero l’Europa sempre più vicina alle proprie esigenze. 

La speranza che anima il progetto è proprio che l’idea venga condivisa e riesca a diffondersi a livello europeo, in modo che altre e altri giovani possano incuriosirsi e intraprendere un percorso di riflessione comune attorno al ruolo che ognuno di noi ha nella storia.

Joyce Lussu - altra coraggiosa e eclettica figura del ‘900 - riportava in un suo libro un incontro con una signora in treno che le chiese quale lavoro facesse e che rimase sorpresa quando lei le rispose che “faceva storia”, sebbene non insegnasse. Quell’episodio la condusse a riflettere sul fatto che tutti noi facciamo storia e scrisse: "Tutti facciamo storia perché tutti in qualche modo facciamo delle scelte e abbiamo potere su noi stessi e su ciò che ci circonda (…) Ma il problema sono appunto gli enormi dislivelli di scelte e di potere, per cui altri possono, non scegliere un’erba buona da una cattiva ma far coltivare milioni di ettari di grano o distruggerli, eliminare milioni di esseri umani o farli vedere forzando la qualità della loro vita. Fare storia vuol dire indagare su questo insieme di energie umane per indirizzare le scelte verso la sopravvivenza e la convivenza e non verso la mutilazione e la distruzione."

A tal riguardo, è emblematica la vignetta che chiude il libro già citato all'inizio dell'illustratrice inglese Jacky Fleming, dove un gruppo di donne riesce a fuoriuscire dalla figurata “pattumiera della storia”. La storia delle donne, in effetti, non è poi così tanto breve; e basterebbe mettersi alla ricerca delle storie delle donne che hanno fatto l’Europa per notare come siano collegate tra loro da un nastro che non si è mai spezzato.