Articolopari opportunità - famiglie

Ci sposiamo
per il bene dei bambini

In Italia un bambino su cinque nasce da genitori non sposati. Una tendenza in forte crescita, anche se siamo ancora lontani dai livelli degli altri paesi europei. Fa da freno il fatto che ancora persistono disparità di diritti tra i bambini nati all’interno del matrimonio e quelli nati al di fuori di esso

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Sono sempre più numerose le coppie, ormai oltre 500.000 in Italia, che scelgono di vivere insieme senza formalizzare il loro legame via matrimonio (Istat, 2006). Un indicatore di questa situazione è la quota di nascite extra-nuziali: attualmente circa un bambino su cinque in Italia nasce da genitori non sposati. Si notano però importanti differenze territoriali: il numero dei bambini nati fuori dal matrimonio è più alto al Nord e tende a decrescere spostandosi verso il Meridione, riflettendo in questo la diffusione del fenomeno delle convivenze.

Si tratta di un dato in forte crescita rispetto al passato (all’incirca raddoppiato in dieci anni), ma ancora lontano dalla realtà di altri paesi europei, come ad esempio i paesi scandinavi e la Francia, in cui il numero di nati da genitori non sposati è oramai prevalente (Rosina e Caltabiano, 2009). I dati più recenti sulle nascite fuori dal matrimonio nei paesi dell’UE (disponibili fino al 1997) mostrano i) l’aumento registrato in Italia nell’ultimo decennio (dall’8,3% nel 1996 al 20,7% nel 2007); (ii) le differenze con altri paesi, ad esempio la Francia (con un’incidenza superiore al 50% nel 2007).

I motivi che possono spiegare la ancora scarsa diffusione in Italia dei nuovi modelli familiari e la persistenza di comportamenti “tradizionali” come il matrimonio sono molti. In questo articolo ci domandiamo se a ciò possa contribuire anche una disinformazione sul versante giuridico che genera un sentimento di incertezza: il timore dei genitori è che i figli nati fuori dal matrimonio possano essere in qualche modo “discriminati” rispetto ai figli nati all’interno di tale legame. In altre parole, il desiderio di tutelare i diritti dei figli può ancora oggi condizionare le scelte dei partner in tema di matrimonio?

Dal punto di vista giuridico, la legge di riforma del diritto di famiglia del 1975 (legge 19 maggio 1975 n. 151), adeguandosi alle direttive costituzionali (art. 30), è intervenuta a equiparare la condizione dei figli nati fuori dal matrimonio con quella dei figli nati nel matrimonio (le norme vigenti prima del 1975 erano invece fortemente discriminatorie nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio: si veda Lamarque 2007). L’equiparazione è stata ulteriormente rafforzata con la legge sull’affido condiviso (legge 8 febbraio 2006 n. 54 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”), che si applica espressamente anche a tutela dei figli di genitori non sposati.

Allo stato attuale, i figli nati dentro e fuori dal matrimonio godono dunque di una sostanziale parità di trattamento. Permangono tuttavia alcune differenze che riteniamo significative e che possiamo così riassumere:

  • Vi è una differenza lessicale: il figlio generato da un uomo e una donna non legati da un matrimonio è un figlio naturale; il figlio nato nel matrimonio, è un figlio legittimo.
  • I figli naturali hanno vincoli di parentela solo con i genitori che li hanno riconosciuti, e non acquisiscono parenti ad eccezione di nonni e bisnonni (ascendenti). Dal punto di vista giuridico non hanno dunque zii e cugini.
  • In tema di eredità, in caso vi siano fratelli nati dentro il matrimonio, i figli naturali possono veder liquidata in denaro la quota di eredità dei genitori loro spettante anziché acquisire i beni che sarebbero loro riservati. L’idea sottostante a tale disparità di trattamento è quella di “conservazione del patrimonio familiare” che ancora permea il regime delle successioni.
  • In caso di cessazione della convivenza dei genitori, la competenza a decidere dell'affidamento e del mantenimento dei figli naturali (minorenni o maggiorenni non autosufficienti) sarà del Tribunale per i Minorenni. Per i figli definiti “legittimi”, in caso di separazione dei genitori è invece competente il Tribunale Ordinario (1).

 In sintesi, sebbene il legislatore abbia lavorato per dare piena legittimità ai figli naturali, non esiste ancora completa parità di diritti tra i bambini nati all’interno del vincolo matrimoniale e quelli nati al di fuori di esso.

 La non perfetta equiparazione viene periodicamente riportata all’attenzione dell’opinione pubblica. Da un lato, sono state avanzate richieste e proposte di modifiche alla vigente legislazione, proprio al fine di cancellare ogni esistente differenza (ricordiamo, ad esempio, il ddl Bindi del 2007 (2), mai convertito in legge, oppure le proposte del partito radicale).

Dall’altro lato, l’informazione sulla differenza di trattamento, a volte imprecisa se non addirittura allarmistica, genera preoccupazioni di vario genere. Riprendendo quanto scritto su vari siti internet, articoli divulgativi, domande poste nei forum, tali paure sono connesse ad alcuni particolari aspetti:

1) i figli naturali non acquisiscono alcun legame di parentela né con nonni, né con zii né con altri membri della parentela, e dunque non hanno alcun parente all’infuori dei genitori; 2) i figli naturali non ereditano né dai nonni né dagli altri parenti; 3) in caso di morte dei genitori i figli naturali, se minorenni, potrebbero essere dati in adozione o “messi in istituto” (perché non hanno nessun parente).

Come visto, queste paure risultano in buona parte infondate. Eppure, in alcuni casi possono accomunare genitori ed aspiranti genitori, anche a causa della contraddittorietà di alcune fonti (siti e articoli in particolare: per fare un esempio, alcuni sostengono che i nonni non sono parenti, altri che lo sono). La diffusione di dubbi ed incertezze può essere altresì favorita da un ambiente culturale che fatica a percepire come davvero “legittima” la sessualità, la procreazione e la genitorialità in una famiglia non “regolata” dal matrimonio. Del resto la differenza lessicale, come abbiamo visto, permane anche nella legge. Questo può essere un retaggio del passato, ma anche un indicatore delle difficoltà ad abbandonare un paradigma culturale che non parifica il comportamento riproduttivo dentro e fuori dal matrimonio.

La percezione di una qualsivoglia differenza di trattamento di fronte alla legge italiana fra figli naturali e non può esercitare conseguenze importanti, sia quando questa percezione ha un riscontro nella realtà, sia nei casi in cui essa è il risultato di una falsa interpretazione. Si pensi ad esempio allo “spauracchio” rappresentato dalla possibilità che i figli nati fuori dal matrimonio in caso di premorienza di entrambi i genitori siano destinati a finire in istituto (in orfanotrofio) e dati in adozione, in quanto privi di legami di parentela e dunque “soli” al mondo.

Di fronte a queste paure, nel dubbio, meglio “regolarizzare la propria posizione” e sposarsi, un consiglio che anche gli “esperti” a volte forniscono a madri e padri: “per quanto le norme italiane tutelino i figli naturali, vero è che per molti aspetti il matrimonio pare una situazione più tranquilla” (3). E ciò sia per chi vuole essere tutelato, in mancanza di forme di regolamentazione della convivenza alternative al matrimonio, sia per chi vuole essere sicuro di tutelare i figli, fosse anche da paure infondate dal punto di vista giuridico.

In sintesi, ci sembra di poter affermare che i relativamente alti tassi di nuzialità che ancora caratterizzano l’Italia non paiono esclusivamente un segnale di “spontanea” fiducia in tale istituzione.

 

(1) http://www.noimamme.it/200807101679/Scrivi-all-Avvocato-Civilista/Quali-diversita-di-trattamento-tra-figli-naturali-e-figli-legittimi.html

(2) http://www.ami-avvocati.it/leggi_articolo.asp?id_articolo=380

(3) http://dweb.repubblica.it/stampa-articolo/52089?type=ModaArticolo

 

Riferimenti:

ISTAT (2006), Strutture familiari e opinioni su famiglia e figli, Informazioni, 18.

Lamarque E. (2007), I diritti dei figli, in M. Cartabia (a cura di), I diritti in azione. Universalità e pluralismo dei diritti fondamentali nelle Corti europee, Il Mulino, Bologna, pp. 283-317.

Rosina A., Caltabiano M. (2009), La continua ascesa delle nascite extranuziali: superata quota una su cinque, in “Neodemos.it. Popolazione, società e politiche” http://www.neodemos.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=364 (sito consultato nel mese di gennaio 2010).