Articoloconciliazione - lavoro domestico - maternità - pari opportunità - paternità - politiche - retribuzioni

Congedi parentali alla tedesca,
un faro nella notte

A prescindere dal colore del governo, da più di dieci anni la Germania ha avviato la riforma dei congedi parentali dando spazio ai padri e promuovendo la condivisione, cambiamenti che nei primi cinque anni hanno prodotto un aumento sensibile dell'occupazione delle madri. Eppure persistono retaggi di un modello familiare tradizionale in molte delle politiche pubbliche

Articoli correlati

SPECIALE EUROPA. Romania, Ungheria, Polonia: la guerra alla parità è partita dall'Europa orientale e centrale e lentamente si sta diffondendo sostenuta dalle chiese e dai governi conservatori e populisti

Più che tradizionali o nuove, le famiglie in Italia sono costrette all'incertezza da politiche spesso “sperimentali”. Lo era anche il bonus infanzia appena cancellato dal governo. Servono invece misure stabili all’interno di una strategia complessiva di sostegno a fecondità e occupazione femminile

SPECIALE EUROPA. Il governo di Viktor Orbán, in Ungheria, ha deciso di eliminare gli studi di genere dalle università. Anikó Gregor, responsabile di uno di questi corsi all'Università Eötvös Loránd di Budapest, fornisce una chiave di lettura per comprendere cosa sta succedendo nel paese

"Cinque giorni per i padri sono soldi buttati". Secondo Maria Fermanelli, pioniera del gluten free in Italia e presidente di Cna impresa donna, per colmare il gender gap serve una volontà politica forte che promuova la condivisione reale della genitorialità

La Germania[1] ha approvato la riforma dei congedi parentali nel 2007, dopo un lungo lavoro iniziato quasi dieci anni prima, durante il governo di Gerhard Schröder dalla coalizione Rosso-Verde. Renate Schmidt, all'epoca Ministro della Famiglia, aveva chiesto a un gruppo di esperti di valutare gli effetti dell'introduzione di un congedo retribuito secondo l’impianto di quello svedese, ma, prima che venisse attuata la riforma, il governo cambiò di segno passando alla Grande coalizione dei conservatori e socialdemocratici. Renate Schmidt venne sostituita da Ursula von der Leyen, conservatrice. Nonostante durante la campagna elettorale i conservatori avessero promesso tutt’altro - un bonus-bebè sotto forma di alleggerimento dei contributi pensionistici per i neo-genitori - la nuova ministra preferì introdurre la riforma elaborata dai socialdemocratici.

Da allora, madri e padri che interrompono il lavoro per prendersi cura di un figlio hanno accesso a un nuovo congedo parentale. Lei o lui prendono il 67% del netto che prendevano prima della nascita del figlio per un minimo di 300 euro e un massimo di 1800 euro. Un unico genitore può prendere fino a dodici mesi di congedo. Due mesi aggiuntivi (mesi bonus detti anche "mesi del partner") vengono riconosciuti se sono usati dall'altro genitore, di solito il padre. Il 'vecchio' schema che prevedeva fino a tre anni di congedo è ancora valido: madri e padri possono stare a casa e avere copertura legale contro il licenziamento per tre anni, di cui uno solo però retribuito. Lo scopo della riforma è di far crescere il tasso di natalità, sostenere il rientro veloce delle madri nel mercato del lavoro, aumentare la partecipazione dei padri alla cura dei bambini e assicurare continuità al reddito familiare per il primo anno di vita del bambino.

Due obiezioni principali vennero sollevate durante il dibattito pubblico e parlamentare sulla riforma. I politici conservatori accusavano il congedo di paternità, i due mesi 'bonus', di interferire con la libertà educativa dei genitori e di fare propaganda a un modello familiare in cui le madri lavorano. La seconda obiezione, proveniente invece dall'ala sinistra, era che la riforma finisse in realtà per beneficiare la sola classe media, poiché casalinghe, studentesse o lavoratrici con un reddito basso avrebbero ricevuto solo 300 euro al mese per un anno invece che per due, come previsto dal vecchio schema. 

Christina Schröder, Ministra per la Famiglia successiva, conservatrice, sale al potere nel 2009 con l'elezione del governo dei liberali conservatori, anche lei lavora per migliorare il congedo parentale sulla scia delle ministre precedenti, pianificando di estendere il ‘bonus’ del partner portandolo da due a quattro mesi, intenzione che è stata frenata dalla crisi finanziaria: anzi, la ministra ha dovuto ridurre dal 67% al 65% del reddito netto il sussidio parentale per i redditi medi, ossia quelli superiori ai 1200 euro. Inoltre, a partire dal 2011, il sussidio parentale non si può cumulare con alcune forme di sussidio di disoccupazione e misure di sostegno sociale.

Uscita piuttosto illesa dalla crisi, negli ultimi mesi la Germania ha però potuto aggiungere qualche beneficio aggiuntivo al congedo parentale. Da luglio 2015 i genitori possono decidere di lavorare part-time e ricevere fino a due anni di sussidio: il cosiddetto "sussidio parentale più". In questo caso la sostituzione di reddito avviene in base al part-time del reddito percepito in precedenza. Inoltre, se entrambi lavorano part-time (ossia tra le 25 e le 30 ore a settimana) ricevono  quattro mesi di congedo extra. Quindi due genitori in part-time possono ricevere fino a 28 mesi di sussidio. Quest'ultima riforma è stata introdotta dal nuovo ministro per la famiglia Manuela Schwesig, social-democratica. Lo scopo di quest'ultima riforma è quello di promuovere una distribuzione più giusta del lavoro di cura tra madri e padri.

Il sussidio parentale  è un successo sotto diversi punti di vista. In primo luogo, dalla sua introduzione nel 2007 al 2011 l'occupazione delle madri con bambini sotto i tre anni è aumentata passando dal 26% al 31,5%. La maggioranza di queste madri, il 70%, lavora part-time (Keller/Haustein 2012). Inoltre, sono aumentati i papà che usufruiscono del congedo: nel 2013 circa un terzo dei padri lo ha preso. C'è una forte connessione tra l'occupazione delle madri e il congedo dei padri: più le madri lavorano più i padri partecipano del lavoro di cura. Comunque il 76% dei papà che usano il congedo stanno a casa due mesi e solo un esiguo 6% prende il congedo per un anno (Statistisches Bundesamt 2012).

Tavola 1: Uso del congedo parentale da parte dei padri

 

Fonte: StatistischesBundesamt 2012

Il successo della "nuova" famiglia tedesca può essere spiegato solo allargando lo sguardo alla crescita dei servizi per l'infanzia. Dal 2000 in poi sono aumentati significativamente i servizi rivolti ai bambini da 0 a 3 anni che ad oggi coprono un terzo della popolazione compresa in questa fascia d'età, inoltre, dal 2013, qualora i genitori lo richiedano, i bambini sopra l'anno di età hanno diritto per legge all'asilo nido.

Allo stesso tempo però la regolamentazione dei servizi per l'infanzia e alcuni aspetti della sicurezza sociale sono in contraddizione con l’uguaglianza di genere poiché vanno a sostegno di quel modello di famiglia breadwinner modernizzato che ancora prevale in Germania, quello in cui gli uomini sono i principali portatori di reddito e le donne  contribuiscono con un reddito secondario per potersi fare interamente carico del lavoro di cura. Per le donne tedesche, infatti, il sistema fiscale (che fa perno sulla tassazione congiunta) è un fattore di scoraggiamento rispetto al lavoro o al massimo le incentiva a lavorare part-time o ad accettare i così detti 'mini jobs': contratti esenti da contributi, che non danno diritto alla pensione né ad altre forme di sostegno sociale e prevedono un reddito di circa 450 euro. Per di più, nel 2012 la coalizione conservatrice liberale ha introdotto, dopo un lungo e controverso dibattito, un supplemento al reddito di 150 euro al mese per i genitori con figli di due e tre anni che non usano i servizi pubblici per l'infanzia e si prendono cura dei loro figli a casa. Inoltre, il genitore che non lavora dipende ancora dall'assicurazione sanitaria del coniuge, generalmente il marito, mentre le vedove hanno diritto  alla pensione di reversibilità, un diritto 'derivato', basato sul reddito del marito. Tutte queste misure incoraggiano la riproduzione di ruoli di genere tradizionali e dovrebbero essere riformate per dare consistenza a una strategia politica di promozione dell'uguaglianza di genere. 

I numeri delle donne tedesche

 

 

·         72,3%delle donne in etàlavorativa (20-64) sonooccupate, circa 10 puntipercentuali in più rispetto al restodell'UE

·         Il divario salariale è alto: le donne guadagnano circa il 23.4% meno degli uomini

·         Il divario nelle pensioni è uno dei più alti nell'UE attestandosi al 45% per le pensioni over 65

·         Il tasso di fertilità è di 1,4 bambini per donna in età riproduttiva

 

Bibliografia

Keller, Matthias/Haustein, Thomas (2012), Vereinbarkeit von Familie und Beruf. Ergebnisse des Mikrozensus 2011. In: Wirtschaft und Statistik. Ed. by the Statistisches Bundesamt, Wiesbaden, pp. 1079-1099.

Statistisches Bundesamt (2012), Pressekonferenz. Elterngeld: Wer, wie lange und wie viel?

 
NOTE

[1] Per maggiori informazioni sui paesi che hanno di recente implementato politiche di congedi parentali di successo si possono considerare i contributi presentati alla conferenza Gender Equality since the Turn of the Millennium: Rethinking Successes and Innovations