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Donne nel governo,
tra lumaca e gambero

Governi o club di maschi anziani? Un dossier su età e genere dei governi italiani evidenzia numeri tristi. Quando non andiamo indietro, andiamo avanti pianissimo

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E’ stato pubblicato da OpenParlamento il dossier sull’età e il genere dei governi europei, che ha messo in evidenza alcuni primati italiani poco invidiabili:  il governo Monti è – anagraficamente - il più vecchio della storia d'Italia, nonché il più vecchio d’Europa; mentre registra (come del resto tutti i precedenti) una presenza femminile ben al di sotto della media del continente.

Ma andiamo per ordine, cominciando dalla situazione nazionale: l’età dell’attuale governo, presieduto dal sessantottenne Monti, è quello con l’età media più alta (64) della nostra storia repubblicana, superiore anche agli altri governi tecnici e in controtendenza rispetto alla media di 55 anni. Nel grafico qui sotto la media d’età dei ministri nei 58 governi che si sono succeduti in Italia dal 1948 ad oggi.

La situazione non migliora se osserviamo i ministri italiani dividendoli per fasce d’età, e per genere. Vi è una netta concentrazione di ministri in età compresa tra i 50 e i 59 anni, con poche variazioni di genere della distribuzione di età. Il grafico qui sotto mette bene in evidenza, insieme alla dimensione dell'età, quella del genere, evidenziando lo squilibrio numerico tra uomini (barre blu) e donne (barre rosa) all’interno dei governi. L'età media delle donne al governo è un po' più bassa di quella dei colleghi maschi.

Per meglio comprendere come l’età del governo italiano sia eccezionalmente alta è utile allargare il focus al resto dell’Europa: l’Italia ha il triste primato di governo più vecchio del continente, con un bel distacco rispetto ai secondi classificati a pari merito – 57 anni –, ovvero Grecia (ugualmente guidata da un governo tecnico) e Ungheria. All’altra estremità della classifica si trovano invece i giovani governi baltici e scandinavi, tra i quali si distinguono Estonia e Svezia con un’età media dei ministri di soli 40 anni.

Il dossier di OpenParlamento approfondisce poi l'analisi dal punto di vista del genere, aiutandoci a collocare la situazione attuale in una prospettiva storica e in un contesto internazionale.  Se dalla nascita della repubblica italiana abbiamo dovuto aspettare 30 anni per vedere i primi ministri donna al governo, nei decenni successivi la crescita della presenza femminile è stata assai lenta (per un confronto con quel che intanto succedeva in parlamento, si veda l’articolo “Se si va a votare cambiamo i pesi”). Il governo attuale include infatti in termini assoluti solo tre donne, pari a 16,6% dei ministri totali: si tratta di tre dicasteri di rilievo (Interni, Giustiza e Welfare), ma il peso percentuale delle donne sul totale del governo  è addirittura in calo rispetto ai due governi precedenti. Nei grafici qui di seguito l’andamento in valori assoluti e in percentuale della presenza femminile all’interno dei governi italiani dal 1948 ad oggi: 

A livello europeo, il confronto è impietoso. Non solo con la Spagna – qui si riportano ancora i dati del governo Zapatero, che aveva una quasi parità di genere al governo (la presenza femminile copre il 43%), mentre il nuovo governo che subentrerà a dicembre potrebbe far perdere a Madrid questo primato – ma anche con molti altri: come si vede nel grafico, siamo sotto la media europea.

Una volta verificata quantitativamente la presenza femminile al governo, si passa ad esaminare l'aspetto qualitativo: alle donne vengono date posizioni chiave? Il grafico che segue cerca di rispondere a questo interrogativo valutando il numero di donne nei ruoli di premier, vice-premier, ministro degli esteri e ministro dell’economia/finanze, generalmente riconosciute come le posizioni più influenti. Si distinguono positivamente Spagna e Danimarca, mentre l’Italia non compare in quanto nessuna delle posizioni citate è ricoperta da una donna.