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Al Sud due milioni di
euro contro la violenza

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Due milioni di euro per iniziative contro la violenza sulle donne. La Fondazione Con il Sud ha selezionato nove progetti che saranno avviati in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia

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Nove progetti per sostenere interventi di contrasto alla violenza di genere e a ogni forma di discriminazione, promuovendo la parità tra i sessi e superando gli stereotipi. È l’esito del “Bando Donne” promosso dalla Fondazione Con il Sud, che con 2 milioni di euro ha deciso di finanziare iniziative che saranno avviate in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia – in particolare nella città di Napoli, nelle province di Salerno e di Avellino, nelle province di Catanzaro, Crotone e Benevento, nella provincia di Foggia, in quelle di Lecce, Taranto e Bari e nella provincia di Palermo. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Minnella responsabile dellla comunicazione della Fondazione.

Che cosa ha spinto la vostra Fondazione a dedicare un fondo così ingente a progetti di contrasto alla violenza sulle donne?

L'obiettivo generale della Fondazione Con il Sud è provocare il cambiamento – culturale, sociale, economico – sostenendo percorsi di coesione sociale. Accanto alle tradizionali linee di intervento dedicate ai giovani – contrasto alla dispersione scolastica e interventi per attrarre i cervelli al Sud - alla valorizzazione dei beni comuni – ambiente, cultura, beni confiscati alle mafie – ai disabili e agli anziani, ha ideato una nuova azione definita “Bandi Innovativi”. Si tratta di iniziative che propongono una forte innovazione sociale, prevedendo interventi che non rientrano nei consueti bandi promossi dalla Fondazione. Nel 2017 ne sono state lanciate tre, un bando dedicato all'integrazione degli immigrati, uno per valorizzare i terreni incolti e un altro per contrastare la violenza di genere. Quest'ultimo affronta un fenomeno purtroppo ancora molto radicato nel Paese e nonostante, nel bene e nel male, se ne parli abbastanza, le risposte concrete non sono ancora sufficienti e adeguate ad arginarlo. In Italia sono circa 7 milioni le vittime di violenza fisica o sessuale. Ogni anno 100 donne vengono assassinate dal proprio partner o ex. Le statistiche basate sulle denunce alla polizia ci dicono che negli ultimi 5 anni il fenomeno starebbe decrescendo, ma sappiamo anche che nel 90% dei casi la violenza domestica non viene denunciata. Dunque, ritornando alla domanda, abbiamo deciso di affrontare questo fenomeno mettendo a disposizione 2 milioni di euro di risorse private non solo perché è necessario ed è giusto farlo, per una questione di diritti negati – il che è già sufficiente come motivazione – ma anche per 'provocare' processi di innovazione sociale, creando delle alleanze di comunità, con la speranza che i progetti finanziati diventino delle buone pratiche, capaci di influenzare positivamente il territorio ed essere di esempio per innescare altri interventi.      

Che tipo di proposte avete ricevuto e quali risposte avete avuto dai territori?

Il bando prevedeva due fasi, nella prima ci siamo rivolti alle organizzazioni del terzo settore delle regioni meridionali chiedendo loro di proporre 'idee'. Quelle ritenute più interessanti e in linea con gli obiettivi del bando hanno avuto accesso alla seconda fase, dedicata a proposte di progetto più strutturate, con partenariati ampi e rappresentativi del territorio. Abbiamo ricevuto oltre 170 proposte, con centinaia di associazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, enti pubblici e privati coinvolti. In generale, le risposte più presenti hanno riguardato due aspetti cruciali: l'emersione del fenomeno, con interventi e approcci differenti volti comunque alla sensibilizzazione e all'incoraggiamento a denunciare, e la presa in carico delle donne vittime di violenza.  

Tutti i progetti che avete selezionato si occuperanno non soltanto dei servizi di assistenza di tipo legale, psicologico e di contrasto agli stereotipi, ma parlano esplicitamente di autonomia abitativa, in alcuni casi anche cohousing, reinserimento nel mecato del lavoro e autoimprenditorialità. Quali sono le proposte che in questo senso vi hanno convinti di più, e perché.

Su oltre 170 idee ne abbiamo selezionate 30, sostenendo infine 9 progetti. Il processo di valutazione è stato lungo, attento e rigoroso. Le proposte approvate dunque ci convincono tutte e sono potenzialmente esemplari, nel senso che una volta attuati i progetti possono realmente impattare sul territorio. Il lavoro della Fondazione paradossalmente è all'inizio, non si esaurisce con la selezione e il finanziamento. Seguiremo, come facciamo e abbiamo fatto con gli oltre mille progetti sostenuti in questi anni al Sud, ogni fase degli interventi, con un approccio aperto all'ascolto del territorio e  un attento e rigoroso monitoraggio, anche fino a 2 o 4 anni dalla conclusione del progetto. L'auspicio è che si riesca ad aggredire il fenomeno, e in tal senso sono importanti tutti gli approcci, da quelli che privilegiano più la prevenzione e la sensibilizzazione a quelli che prevedono un supporto concreto per offrire una opportunità di uscita e di rinascita a chi ha subito violenza. In quest'ultimo caso, la sfida sarà ancora più dura e i risultati potranno segnare con più forza l'impegno di tutti in questa che, visti anche i numeri, è una battaglia di civiltà.