Articolopolitiche - salute

I tumori si prevengono
anche a lavoro

Foto: Unsplash/ Corinne Kutz

Le donne in Italia sopravvivono meglio ai tumori, ma c'è ancora bisogno di puntare molto sulla prevenzione. In questo, sistema sanitario nazionale, media e aziende private possono svolgere un ruolo fondamentale

Articoli correlati

Politiche di pari opportunità, parità di genere e protezione sociale sono le sfide che il nuovo Parlamento europeo avrà il compito di affrontare nei prossimi mesi. Ne parliamo con Ruth Paserman, che ha seguito da vicino l’iter del Pilastro sociale europeo

Solitudine e depressione non rappresentano la naturale evoluzione dell'invecchiamento. Lo mostrano bene le differenze tra i paesi dove il welfare funziona meglio e quelli dove le persone sono lasciate sole, e sono soprattutto le donne a soffrire di più

Cinquant'anni di nidi per l'infanzia in Italia. Un traguardo importante, per un paese che ha ancora tanto bisogno di una politica che investa in infrastrutture sociali, prima ancora che in grandi opere

Il lavoro domestico in Europa rappresenta il 4% dell'occupazione totale. Ne parliamo con Andrea Zini, vice presidente di Assindatcolf ed Effe, che hanno appena presentato dieci proposte per un welfare che sostenga caregiver e famiglie

Secondo il rapporto dell’Associazione italiana registri tumori sui numeri del cancro in Italia i nuovi casi di tumore maligno diagnosticati nel 2018 sono stati 373.000, la mortalità è stata pari a 178.000 decessi annui e le persone vive con una pregressa diagnosi sono 3.400.000. Nelle donne le neoplasie più diffuse sono il tumore al seno (29%), al colon-retto (13%), al polmone (8%), alla tiroide (6%) e all’utero (5%). 

La distribuzione geografica in tema di tumori presenta una certa difformità (al Nord si registrano ad esempio percentuali più elevate di sopravvivenza), ma i trend temporali indicano una sostanziale diminuita incidenza in tutto il territorio nazionale. Ad oggi, il cancro è la patologia cronica potenzialmente più prevedibile e anche più curabile.

Nel complesso, sono le donne a registrare una sopravvivenza migliore: 63% dei casi contro il 53% negli uomini, e ciò avviene soprattutto in caso di tumore alla mammella, la neoplasia femminile più frequente. Si tratta di un risultato positivo ascrivibile a più fattori, tra cui la diffusione degli screening su base nazionale (attualmente si registrano 5.848.514 test eseguiti all’anno, con una copertura pari al 97% al Nord, al 93% al Centro, ma solo al 51% al Sud) e i miglioramenti diagnostici e i progressi terapeutici sia in campo chirurgico che farmacologico e radioterapico. 

Sono le over50 a maggior rischio, per fattori legati al ciclo riproduttivo o agli stili dietetici, e in assenza di segnali o sintomi di malattia, lo screening mammografico aumenta le opportunità terapeutiche, perché intervenire in uno stadio iniziale rende più efficaci i trattamenti ed eleva la possibilità di guarigione. 

Anche l’applicazione sempre più diffusa di una gestione multidisciplinare dei pazienti concorre ad esiti favorevoli. In generale, l’integrazione di diversi attori sensibilizzati per specifiche competenze alle problematiche tumorali contribuisce a superiori livelli di prevenzione, programmazione e ricerca, con grandi vantaggi per i pazienti oncologici.

La comunicazione sul tema riveste un ruolo importante, tanto da essere oggetto di una specifica riflessione tra gli operatori sanitari (nota come Documento di Bertinoro), in cui sono state individuate delle linee guida e delle strategie per promuovere un’informazione completa, condivisa, onesta ed equilibrata anche riguardo i limiti e gli effetti negativi possibili delle procedure adottate. Qui, si promuove anche un rapporto di fattiva collaborazione con i media, riconoscendone il ruolo cruciale svolto e proponendo l’Osservatorio Nazionale sugli screening come una struttura nazionale cui i giornalisti possono ricorrere per ottenere informazioni validate. 

Anche le imprese possono svolgere una funzione positiva in tema di informazione. Ad esempio, integrando all’interno dei programmi di welfare aziendale alcuni percorsi di promozione di stili di vita sani. Oltre agli esami di controllo periodico infatti, secondo le linee guida dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), rivestono molta rilevanza nella prevenzione anche i corretti stili di vita (comportamenti semplici come mantenere il peso forma ed evitare l’eccessiva esposizione al sole producono una grande differenza) ed è importante ricordare che ogni fascia di età ha caratteristiche diverse e richiede accorgimenti ad hoc.

In questa direzione in Italia esistono già diverse sperimentazioni attive, come il progetto Workplace Health Promotion Bergamo, un network dei luoghi di lavoro che promuovono la salute. Si tratta di un modello d’azione paradigmatico che coinvolge l'Agenzia di tutela della salute (Ats) e Confindustria ed è stato presentato anche all’Organizzazione mondiale della sanità. Le imprese che aderiscono a questa rete virtuosa (96 nel 2018) si impegnano a offrire ai propri dipendenti molte opportunità per migliorare lo stato di salute, soprattutto attraverso la riduzione dei fattori di rischio maggiormente implicati nella genesi delle malattie croniche. Operativamente – con un approccio partecipato che coinvolge il dipendente stesso – vengono incentivati e promossi percorsi di attività fisica (con gruppi di cammino), opportunità di smettere di fumare (con trattamenti di gruppo) e di adottare un’alimentazione sana (con interventi sulla mensa aziendale, disponibilità sul luogo di lavoro di professionisti del campo e corsi di cucina). 

Più specificatamente centrata sulla prevenzione oncologica è invece la start-up di cancer survivors KnowAndBe.live +conoscenza –paura che, prima a livello nazionale e internazionale, concorre a promuovere l’equità nella salute attraverso un programma digitale e trans-mediale di educazione alla prevenzione, intercettando così tutti gli occupati nelle aziende. La metodologia adottata qui è innovativa e unisce i vantaggi della formazione a distanza e dell’engagement emozionale: un felice risultato ottenuto aggregando settori differenti (epidemiologia, divulgazione scientifica, eLearning, storytelling, visual journalism, data design, video-making). Anche così, utilizzando le tecnologie digitali per diffondere conoscenza e consapevolezza, si rende possibile ridurre i costi sociali legati alla malattia (che secondo l’indagine FAVO-Censis sono pari a 36 miliardi di euro annui).

Complessivamente, le esperienze di promozione della salute qui illustrate coniugano indicazioni operative a un modello di intervento ripetibile e standardizzato, adattabile alla struttura d’impresa italiana costituita prevalentemente da piccole e medie imprese. In più, sono accumunate dal fatto di identificare il luogo di lavoro come un setting privilegiato (perché è frequentato da adulti in salute che altrimenti potrebbero non essere intercettati dal medico di medicina generale e perché le persone vi trascorrono la maggior parte della giornata). Quantitativamente, in Italia, sono oltre 17 milioni i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, e questi, ingaggiati, possono divenire a loro volta vettori di corrette informazioni all’interno dei propri nuclei familiari e delle comunità di riferimento. Si tratta quindi di una leva molto cospicua e interessante in tema di prevenzione, poiché presenta evidenti vantaggi per tutti, in termini di miglioramento sia delle condizioni di vita sia della pianificazione e gestione dell’assistenza sanitaria. 

Riferimenti

AIRTUM et al., 2018, I numeri del cancro in Italia

Appiano S. et al., 2002, La comunicazione sugli Screening: Documento di Bertinoro

Associazione Italiana di Oncologia Medica, 2018, I numeri del cancro in Italia

FAVO Censis, 2012, IV rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici

Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, 2014, Salute femminile 

Istat, 2019, Occupati e disoccupati

Osservatorio Nazionale per la prevenzione dei tumori femminili, Terzo Rapporto

Osservatorio Nazionale screening, Rapporto 2017