Articolodiritti - disuguaglianze - elezioni

La democrazia paritaria è
un problema di giustizia, non di coscienza

Il 6 febbraio, Mariella Gramaglia della redazione di inGenere.it ha intervistato Pia Locatelli sulla riforma della legge elettorale e la parità di genere.

Articoli correlati

Il decreto Cura Italia non include le lavoratrici e i lavoratori del settore domestico e di assistenza. Invece è da questo settore che dovremmo ripartire per pensare a una nuova forma di democrazia. L'appello di un gruppo di ricercatrici

Le migranti in Italia, con l'emergenza sanitaria ed economica in corso, rischiano di perdere lavoro e diritti, tra cui quello di accesso ai servizi sanitari, e di essere discriminate di più. Il commento delle avvocate dell'associazione Differenza Donna

Operatrici sanitarie, del settore domestico e dell'assistenza, lavoratrici dei servizi, lavoratrici madri. A più livelli le donne stanno già pagando in questi giorni il prezzo alto dell'epidemia. Una prima analisi

Un'indagine su oltre 20mila donne nelle imprese di Giappone, Stati Uniti e Svezia mostra perché la leadership femminile continua a essere un percorso a ostacoli, tra pressioni e molestie

 

“Sì, noi  vogliamo assolutamente il voto palese sugli emendamenti alla legge elettorale che riguardano la democrazia paritaria. Qualcuno mi deve spiegare quale questione di coscienza ci sia in una giusta rappresentanza dei due generi. E il voto segreto ha un senso solo quando si è di fronte a un problema di coscienza”.

Esordisce così, con determinata passione, Pia Locatelli, parlamentare socialista eletta nelle liste della coalizione di centro-sinistra, dalla lunga esperienza internazionale ed europea e presidente onoraria delle donne dell’Internazionale socialista. Si prepara al tour de force che inizierà martedì undici febbraio nell’aula di Montecitorio.

Vogliamo offrire a chi ci legge una sintesi di quel che dice oggi la nuova legge elettorale in termini di democrazia paritaria?

“Bene. Abbiamo venti circoscrizioni elettorali che corrispondono, grosso modo, alle regioni e centoquarantotto collegi plurinominali con liste bloccate. Fa eccezione il Trentino Alto Adige dove ci sono solo otto collegi uninominali.  Nel complesso delle candidature circoscrizionali,  che comprendono diversi collegi (la Lombardia ventiquattro, il Piemonte dodici), nessuno dei due sessi può superare l’altro per più del 50%. Per quanto riguarda, invece, i collegi non devono esserci più di due candidati del medesimo genere l’uno di seguito all’altro nella lista. Dunque la regola del 50% vale per le circoscrizioni, non per i collegi”.

 Apparentemente sembrerebbe una legge molto avanzata dal punto di vista del genere. In realtà sappiamo che gli uomini tenderanno a monopolizzare il ruolo di capilista e che, essendo le liste molto corte (al massimo sei candidati) sarà purtroppo probabile, almeno in alcune formazioni politiche, che le donne si trovino al terzo posto, già a forte rischio di ineleggibilità. Le parlamentari cosa chiedono per evitare tutto questo?

“Noi chiediamo, pena l’inammissibilità delle liste, l’alternanza di genere in ogni collegio e il 50% dei capilista nell’insieme di ogni circoscrizione. Quando dico “noi” naturalmente mi riferisco a un universo complesso dove la trasversalità va praticata con molta saggezza. Per ora mi pare che ci sia intesa piena con il Pd, Scelta civica, Sel. Le donne  del centrodestra mi paiono convinte del 50% dei capilista nelle circoscrizioni, più incerte sull’alternanza di genere nelle liste. Ma è una partita aperta, questa settimana si discuterà in mille occasioni informali.

Io, di mio, ho proposto anche il 50% dei capilista nel Tentino Alto Adige dove – come ho detto - non ci sono liste plurinominali e ho presentato un altro emendamento in cui si escludono le candidature plurime, non solo alla Camera (come già la legge prevede), ma anche al Senato. I candidati plurimi sono in generale i leader maschi: c’è una questione di genere, ma anche di giustizia; i cittadini devono sapere se eleggono davvero la persona che votano, oppure se fanno inconsapevolmente da traino per altri candidati”.

Siete molto preoccupate?

“Direi proprio di sì. Io ho provato a fare qualche proiezione, tenendo conto del nuovo modello e della percentuale attuale delle elette, e ho scoperto che, se la legge resta così come è, arretriamo al 20/25%. In Tunisia, dove la legge è analoga e i capilista erano tutti uomini, sono al 26%. Se passa , invece, uno solo dei due emendamenti fondamentali, la situazione resterebbe invariata: 30/31%. Se passano tutti e due arriveremmo al 40%”.

Perché è così importante il voto palese?  Pensate di ottenerlo?

“Molti si vergognerebbero a votare palesemente contro una misura di giustizia e saprebbero che una parte dell’elettorato non lo perdonerebbe. Non sarà facile. Bastano trenta deputati per chiedere il voto segreto. Vediamo se lo faranno e chi lo farà”.