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L'Alveare di Roma, laboratorio
di coworking e conciliazione

foto Flickr/Timothy Krause

Mantenere vivo un coworking con spazio bimbi in una metropoli piena di ostacoli, è questa la sfida de L'Alveare. Cosa succede a un anno dall'apertura nel quartiere di Centocelle, a Roma

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Lavorare accanto ai propri figli per non trovarsi di fronte all’aut aut “o la carriera, o la famiglia”. È questa la soluzione proposta da L’Alveare, uno dei primi esempi italiani di coworking con spazio baby. La nuova realtà si trova a Roma, nel quartiere periferico di Centocelle. Nato circa un anno fa su iniziativa dell’associazione Città delle mamme, il progetto ha ricevuto i finanziamenti del bando “Call for social ideas”, promosso da Italia Camp e UniCredit e da "Innova Incoop", e si è stabilito nei locali concessi in convenzione dal comune di Roma. L’obiettivo è rispondere a un’esigenza fondamentale per le neomamme: avere una città che sappia offrire loro spazi adatti e, al contempo, trovare un luogo in cui poter condividere le proprie esperienze lavorative, conoscere altre professioniste e lanciarsi in nuovi progetti. E la vera sfida de L’Alveare è mettere in piedi un coworking con spazio baby in una metropoli piena di ostacoli: fisici e metaforici.

Oggi sono almeno 25 i coworkers che hanno usufruito e usufruiscono di questo spazio: dalla psicologa al blogger informatico, dall'amministratrice di condominio all'organizzatore di viaggi, dalla consulente aziendale all'architetta, dalla giornalista all’illustratrice. Si tratta prevalentemente di donne, madri e lavoratrici che, dopo la nascita di un figlio, non si sono arrese e hanno trovato ne l’Alveare una soluzione per conciliare famiglia e lavoro. La struttura, infatti, ha la peculiarità di offrire una postazione di lavoro con accanto uno spazio attrezzato per bambini e bambine dai 4 ai 36 mesi, gestito da educatrici professioniste laureate in ambito psico-socio-educativo e con esperienza pluriennale. Questo significa che una lavoratrice non è costretta a scegliere tra lavoro e cura del figlio. 

Francesca è entrata a L’Alveare subito dopo l’inaugurazione dello spazio. Prima della nascita di Gabriele (21 mesi) era una scenografa, collaborava con diverse compagnie teatrali e viaggiava molto per lavoro. Quando ha scoperto di essere incinta, ha subito capito di non poter conciliare la maternità con la sua professione. Almeno non durante la gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino. Ma non ha ceduto, non ha abbandonato tutto per dedicarsi solo al ruolo di mamma. Ha pensato di reinventarsi, di coltivare un’altra sua passione: l’illustrazione. Munita di tavole di legno, pennelli e colori e senza mai lasciare Gabriele ha iniziato a frequentare l’Alveare. “Il coworking mi ha permesso di lavorare e di non rinunciare alla cura e all’allattamento di mio figlio". "Volevo" dice Francesca "uscire dall’isolamento in cui è facile cadere dopo la maternità e permettere a mio figlio di socializzare: L’Alveare è la mia famiglia allargata. In questo spazio mi sento a casa". 

Ma l’Alveare non è solo un luogo per mamme lavoratrici, può essere anche un ottimo rifugio per quei papà, magari liberi professionisti, che vogliono lavorare e contemporaneamente accudire i propri figli. “Abbiamo avuto il piacere" spiega Ilaria Cianfarani, coordinatrice dello spazio baby "di ospitare nella nostra struttura anche un papà che, per lasciare spazio alla moglie e permetterle di non rinunciare ad una buona opportunità lavorativa presentatasi subito dopo la maternità, ha iniziato a frequentare l’Alveare". Anche questa è conciliazione. Oggi, forse a causa della crisi economica che ha investito il nostro paese o forse grazie a una maggiore propensione degli uomini a farsi carico del lavoro di cura, è sempre più frequente incontrare orgogliosi papà lavoratori che vogliono partecipare attivamente alla vita familiare. 

Il coworking con spazio baby offre ai suoi utenti diversi servizi, pensati per facilitare la gestione del tempo: così, senza spostarsi dagli spazi de l’Alveare, è possibile aderire a gruppi di acquisto solidali (GAS), dedicare del tempo al proprio corpo con un massaggio shiatsu o servizi estetici, o partecipare a uno dei corsi promosso dalla struttura. 

Ma oltre a rispondere alle esigenze pratiche delle utenti, il progetto vuole essere un luogo per costruire il proprio futuro, anche per chi oggi un lavoro non ce l’ha. È per questo che le fondatrici dell’associazione Città delle Mamme, in collaborazione con la cooperativa sociale Folias, hanno dato il via a una nuova idea: Empower Woman Together (EWT), progetto di innovazione sociale rivolto a donne che hanno perso il lavoro a causa della maternità o della crisi, finanziato dalla call “Innovazione: sostantivo femminile” di BICLazio

“Partendo dalla consapevolezza che in Italia una donna su 4 lascia il lavoro nel primo anno di vita del figlio e non riesce più a ricollocarsi, con EWT" sostiene Serena Baldari, ideatrice del progetto "abbiamo voluto offrire un percorso di orientamento e formazione a quelle donne, tante, che hanno bisogno di uno spazio e di un tempo che riconoscano la loro professionalità”. Lo spazio è offerto da L’Alveare, che può ospitare sia la formazione che la cura di figlie e figli, il tempo è quello pensato nell’ambito del progetto per dedicarsi a se stesse e al proprio lavoro. 

40 persone, professioniste tra i 30 e i 45 anni, hanno lavorato per mesi fianco a fianco per potenziare la loro autostima, per riconoscere a loro stesse la professionalità acquisita negli anni e rafforzare le proprie competenze. Attraverso 3 colloqui individuali e 2 incontri di gruppo, le consulenti per l’orientamento della cooperativa Folias, hanno sostenuto le partecipanti nel focalizzare le proprie esperienze professionali e personali e implementare percorsi utili al raggiungimento degli obiettivi lavorativi. Dopo il bilancio di competenze, le donne hanno frequentato diversi seminari finalizzati all’acquisizione degli strumenti per la ricerca e l’inserimento lavorativo, per l’auto-promozione e per l’auto-imprenditorialità: laboratori tematici pensati appositamente per i profili professionali selezionati. 

Empower Woman Together è stata un’esperienza molto positiva, reputo stimolante la possibilità di condividere lo stesso vissuto e di allargare la mia rete professionale e personale - commenta Giovanna, una delle partecipanti al progetto. Mi ha restituito un po’ di visione e di leggerezza”. Le donne che hanno preso parte a questa iniziativa hanno parlato di lavoro, di vita quotidiana tra voglia di rispolverare le proprie capacità professionali e necessità familiari, di desideri e progetti nel cassetto. Molte, alla fine del percorso e grazie al confronto con le altre, hanno elaborato un piano di azione e sono pronte a ripartire. A Ilaria, mamma di due bimbi e professionista che per anni ha lavorato nel mondo dello spettacolo, EWT ha permesso di fare networking e oggi, insieme ad altre partecipanti al progetto, sta già lavorando attivamente a un’idea che coltivava da tempo. 

“Le nostre attività e i nostri progetti non vogliono sostituirsi al welfare pubblico" ci tiene a sottoli-neare ancora Serena Baldari. "Iniziative di questo genere tengono conto delle esigenze di questo paese. Le donne non hanno bisogno di assistenzialismo, vogliono e possono dare un contributo significativo con le loro competenze e questo conviene sia a livello sociale che economico”. Le coordinatrici dell’associazione Città delle mamme auspicano che le loro iniziative di cittadinanza attiva possano diffondersi e creare nuove sinergie tra associazioni, pubblico e privato.  

L’Alveare con il progetto Empower Woman Together è la dimostrazione che questa strada è percorribile, basta saperla imboccare.