Articolopioniere - storie

Pioniere. Mae Jemison,
prima donna nera nello spazio

Mae Jemison nel 1992 al Kennedy Space Center

Fisica, scienziata, ingegnera, esploratrice e danzatrice. Ecco Mae Jemison, che da piccola sognava di fare l'astronauta e nel 1992 fu la prima afroamericana a varcare le soglie dello spazio

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Vent’anni prima di Astro Samantha c’è stata Mae C. Jemison: prima astronauta afroamericana e protagonista nel 1992 della missione dello Shuttle Endeavour - il primo a volare dopo il disatroso incidente del 1986 - nonché prima astronauta vera a partecipare a un episodio della serie cult Star Treck, danzatrice e artista.

Ma il ritratto migliore di sé è lei stessa a offrirlo dal suo account twitter @maejeminson "Prima donna di colore nello spazio, fisica, scienziata, ingegnera, esploratrice e futurista. Leader di 100 YearStarship. Una che dimostra come osare faccia la differenza".

Mae C. Jemison nasce a Decatur, Alabama, il 17 ottobre del 1956 ma a 3 anni si trasferisce a Chicago, dove i suoi genitori, una maestra di scuola elementare e un falegname, pensano ci siano migliori opportunità per la formazione dei propri figli.

Sin da piccola Mae ha le idee chiare: “da bambina ho sempre pensato che sarei andata nello spazio. Pensavo, quando sarò grande, andare nello spazio sarà come andare a lavorare. E pensavo anche che per andare nello spazio sarebbe stato più facile fare l’astronauta sullo shuttle che aspettare ET che mi venisse a prendere”[1].

I suoi genitori la incoraggiano, assecondano le sue curiosità scientifiche, l’aiutano a trovare le connessioni esistenti tra la vita reale e le spiegazioni scientifiche. Come quella volta che, a partire da una banale infezione causata da una scheggia Mae e sua madre mettono su un progetto di ricerca sull’infezione, da dove nasce, come si sviluppa.

La scuola è più conformista e offre decisamente minor sostegno, ma per fortuna Mae a cinque anni è già convinta della propria carriera:“ricordo che all’asilo la maestra mi chiese cosa volevo fare da grande ed io risposi che volevo fare la scienziata. La maestra allora mi rispose, forse vuoi dire l’infermiera. No, dissi, non c’è niente di male a fare l’infermiera ma non è quello che voglio diventare”.

Tra i suoi ispiratori c’è Martin Luther King, a proposito del quale dichiara" per me il sogno di King non è una fantasia ma una chiamata all’azione. Il movimento dei diritti civili è da intendersi come una spinta a infrangere le barriere che limitano le potenzialità degli esseri umani. Il modo migliore per trasformare i sogni in realtà è svegliarsi”.

Ma c’è anche la tenente Uhura di Star Trek, impersonata dall’attrice afro-americana Nichelle Nichols, punto di riferimento per altre afro-americane di successo (una tra tutte Whoopi Goldberg) e pionera anche lei: uno dei primi personaggi televisivi femminili afro-americani a non essere una cameriera e la prima a portare un bacio interraziale in una serie tv (quello con il capitano Kirk, nel novembre del 1968).

Mae cresce coltivando la sua passione per le scienze e quella per la danza. È brava e appasionata, vorrebbe diventare anche una danzatrice. Al momento di decidere se proseguire gli studi a New York come medico o come danzatrice professionista, la concretezza della madre l’aiuta “Potrai comunque ballare se diventarai una dottoressa, ma non potrai fare il medico se diventerai una danzatrice professionista”.

Così Maea 16 anni entra alla Stanford University, sostenuta da una buona dose di ingenuità e arroganza che l’aiuta a superare, a volte non rendendose conto fino in fondo, la difficile condizione di essere una giovane donna nera alla facoltà di ingegneria chimica, in un paese, gli Stati Uniti degli anni '70, in cui il tema delle discriminazioni razziali e sessuali è ancora molto forte: “mi ricordo che c’erano professori che facevano finta che non esistessi. Se facevo una domanda, mi guardavano come se fossi scema, poi quando la stessa domanda la faceva un ragazzo bianco erano pronti a sottolineare quanto l’osservazione fosse acuta”. 

Nel 1977 Mae si laurea alla Standford, nel 1981 diventa Dottore in Medicina al Cornell Medical College della Cornell University. Inizia il suo internato e viaggia verso Cuba, il Kenya e la Thailandia per portare primo soccorso. Nel frattempo continua a prendere lezioni di danza e produce, in uno studio creato appositamente a casa propria, diversi spettacoli integrando jazz moderno e danza Africana. Completato l’internato, si unisce ai PeaceCorps e dal 1983 al 1985 è responsabile medico dei volontari in Liberia e Sierra Leone. Di questo periodo della sua vita si ricorda quella volta che salvò un volontario diagnosticandogli la meningite, organizzando una missione aerea di salvataggio, in disaccordo con le gerarchie, e rimanendo sveglia al suo fianco per 56 ore consecutive. 

Nel 1983, dopo aver visto la missione di Sally Ride, la prima donna americana ad andare nello spazio, Mae si convince che il programma spaziale della NASA sia pronto per accogliere una donna afro-americana, si candida e viene respinta ma ci riprova e nel 1987 viene accettata

Dopo qualche anno di lavoro nei laboratori, nel 1992 parte per la sua unica missione: dal 12 al 20 settembre 1992 resta nello spazio 190 ore, 30 minuti e 23 secondi. Durante la missione riesce a vedere Chicago dallo spazio, proprio come aveva desiderato quando era piccola. Nello shuttle si porta un poster della Alvin Ailey American Dance, perché pensa che esista un forte legame tra scienza e danza e che entrambe siano espressione di una creatività senza confini che le persone dovrebbero condividere.

Nel Marzo 1993 lascia la NASA, con rammarico dei suoi superiori, dicendo di essere interessata più all’interazione tra scienze sociali e tecnologie, tra tecnologie e vita quotidiana. Fonda così una propria azienda, la Jemison Group, che svolge attività di ricerca e commercializza tecnologie per la vita quotidiana. Di lì a poco fonda anche la Dorothy Jemison Foundation for Excellence, intitolata alla propria madre, che finanzia i The Earth We Share (TEWS) camps, dove studenti tra i 12 e i 16 anni spendono ogni anno quattro settimane a interrogarsi su grandi temi (dall’innalzamento della popolazione al riscaldamento globale) con l’obiettivo di sviluppare il pensiero critico e un atteggiamento pratico orientato alla risoluzione di problemi concreti mediante le proprie conoscenze scientifiche.

Il 1993 è anche l’anno in cui Mae, grande fan di Star Trek dai tempi di Uhura, prende parte all’episodio “Second Chance” nei panni del Tenente Palmer, diventando la prima vera astronauta ad apparire nella serie.

Negli anni a seguire, e ancora oggi, sfruttando la fama che le deriva dall’esser stata la prima astronauta afro-americana, Mae Jemison partecipa a conferenze e dibattiti promuovendo l’importanza dello studio congiunto delle arti e della scienza (qui una sua recente conferenza TEDEX).

E anche se non le piace troppo essere definita una role model (“tutti nel proprio piccolo possono essere role model”) si spende per promuovere una maggiore partecipazione delle donne, e delle donne afro-americane in particolare, allo studio e alla pratica delle scienze. Perché nessun preside di periferia possa più dire a una sua futura collega “speravo che la NASA mi mandasse un uomo a promuovere la partecipazione dei giovani al programma spaziale. Una donna come astronauta non è credibile”.

NOTE

[1] Charles A. Peterson. "NewardAdvocate! Astronauttalks to DU freshmen". PeaceCorps Online. RetrievedSeptember 14, 2011