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Più donne ai posti di comando
Lean In si racconta

foto Flickr/European Parliament

Donne leader, troppo poche. Ne parliamo con Laura Dell'Aquila che ci racconta Lean In, organizzazione nata negli Stati Uniti tre anni fa per aiutare le donne a realizzare il loro pieno potenziale nel mondo del lavoro

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Partiamo dall'inizio. Spiegaci che cos’è Lean In, com’è nata e con quali finalità.

L’organizzazione, presente in tutto il mondo con oltre 27.000 circoli, è nata e si è diffusa con l’intento di studiare le cause del lento progresso delle donne verso ruoli di leadership, di trovare soluzioni per aiutarle a realizzare pienamente il loro potenziale, superando le ambiguità e i pregiudizi che circondano le vite e le scelte delle donne che lavorano, e di promuovere l'attuazione dei principi di parità, di uguaglianza e di non discriminazione nel lavoro e nella vita. La struttura del network Lean In è costituita dai circoli, di varie dimensioni, e dai chapter, raggruppamenti di più circoli che hanno una matrice comune (ad esempio: un’area geografica, una grande società, oppure un’università). In Italia ho costituito il chapter Lean In Italy che mette in rete, oltre a Lean In Rome e Lean In Milan altri tre circoli italiani di piccole dimensioni.

Quando nasce e attorno a quali obiettivi si è formato il circolo di Roma che hai fondato e che coordini? 

Tre anni fa un’amica che lavorava in California mi ha parlato del libro scritto da Sheryl Sandberg, che negli Stati Uniti ha avuto molto successo e ha suscitato un acceso dibattito sulla condizione femminile nel mondo del lavoro. Dopo aver scoperto che con i proventi del libro era stato creato il network dei circoli Lean In, nel 2014, con un piccolo gruppo di professioniste e amiche con esperienze consolidate in molteplici ambiti di business, ho costituito a Roma il primo circolo italiano del network Lean In. Siamo unite dalla volontà di promuovere una cultura di genere attenta alla parità, sia nella vita personale che in quella professionale, e di favorire un processo di crescita, sia dell’individuo sia del gruppo, basato sull’incremento dell’autostima e della consapevolezza del proprio potenziale. Crediamo nella parità di diritti tra donne e uomini e abbiamo l’obiettivo di vincere i pregiudizi e le barriere che impediscono alle donne di raggiungere un’effettiva parità e uguaglianza nel campo economico, sociale e della vita istituzionale. Partendo dal nucleo iniziale, la comunità Lean In di Roma è progressivamente cresciuta e adesso conta più di 40 iscritte. Il nostro motto è: women in network get stronger e l’acronimo del circolo è proprio wings (che in inglese significa “ali”).

Cosa succede all'interno di un circolo Lean In? Quali attività svolgete durante i vostri incontri?

All’inizio dell’anno definiamo le attività e un calendario indicativo degli incontri. Il modello di lavoro prevede incontri mensili per condividere le esperienze lavorative da un punto di vista femminile, per crescere insieme attraverso il confronto, per definire nuovi obiettivi e superare i nostri limiti. È anche l’occasione per accogliere nel circolo le nuove associate. Una delle domande che nei nostri incontri servono di più a rompere il ghiaccio è: “cosa faresti se non avessi paura?”. A tutte chiediamo: quali benefici aspetti dalla partecipazione a Lean In? Cosa potresti offrire al gruppo? Organizziamo inoltre workshop finalizzati a raggiungere una maggiore consapevolezza delle capacità individuali e alla conoscenza di strumenti e metodologie utili favorire lo sviluppo delle competenze di leadership e a correggere comportamenti e condizionamenti che fanno parte del nostro vissuto quotidiano. Spesso i workshop sono tenuti dalle iscritte che desiderano mettere le proprie competenze a disposizione delle associate. In alcuni casi i relatori sono ospiti esterni. Abbiamo organizzato brevi seminari presso l’Università Roma Tre, con la testimonianza di psicologhe, manager, imprenditrici, sulla discriminazione di genere e sulle misure adottate dalle organizzazioni per rimuovere gli ostacoli al pieno riconoscimento del talento femminile. Abbiamo infine partecipato a tavoli di discussione aperti al pubblico sui temi della valorizzazione dell’identità femminile nei luoghi di lavoro e ad incontri con le scuole sul tema degli stereotipi di genere.

Quali sono le attività su cui attualmente state lavorando?

Oltre agli incontri e ai workshop, nel 2016 ci siamo cimentate su nuovi progetti. Il primo è un progetto pilota di coaching riservato alle donne facenti parte del circolo Lean In Rome e coordinato da una delle coach certificate ICF del nostro gruppo. Il progetto è strutturato in un seminario introduttivo sui diversi metodi che possono favorire la crescita personale, lo sviluppo delle potenzialità e il miglioramento delle performance, quali il coaching e il mentoring, e in un percorso di avvicinamento al coaching attraverso il contatto con un coach in formazione (o appena diplomato). Un altro progetto di successo è stata la partecipazione delle donne di Lean In Rome a un incontro con i dipendenti della multinazionale Procter&Gamble nell’ambito della settimana dedicata a diversità e inclusione organizzata dalla società a livello internazionale. L'incontro, moderato da una senior manager della società e protagonista di un seminario Lean In nell’aprile 2015, è stato animato da una sessione di dibattito con le donne di Lean In. I partecipanti, circa 50 donne e una decina di uomini, erano divisi fra diversi tavoli dove abbiamo dato una dimostrazione pratica di come lavoriamo all'interno del circolo, ricreando l'atmosfera dei nostri incontri. Con il nostro aiuto, partendo dal messaggio del recente video pubblicitario Ariel (in cui si vede un padre scrivere a sua figlia una lettera di scuse per aver sempre dato per scontato che fare il bucato fosse un compito femminile) e dagli esempi tratti dal libro della Sandberg si sono confrontati e hanno parlato apertamente di discriminazioni e stereotipi di genere. Per noi, come gruppo, è stata un'esperienza veramente importante: abbiamo scoperto di essere molto affiatate, nelle nostre diversità personali e di esperienza, e di avere una solida base comune nei valori di Lean In.

E adesso, quali sfide vi attendono?

Prima di tutto, coinvolgere gli uomini nel cammino verso la parità. Gli uomini possono avere un ruolo importante all'interno di questo cammino, e trarne grandi benefici. Inoltre, quando il coinvolgimento va oltre il tradizionale ruolo paterno e  i genitori si dividono in modo paritario la cura dei figli, sono proprio questi ultimi a beneficiarne di più. I bambini con padri coinvolti sono più felici e hanno maggiore autostima, crescono con punti di vista più egualitari e possono immaginare diverse opportunità per se stessi. Le coppie che condividono le responsabilità hanno matrimoni più solidi. I team e le organizzazioni con maggiore diversità producono risultati migliori. La seconda sfidaè quella di combattere gli stereotipi di genere sul luogo di lavoro. Ci aspettiamo sempre che gli uomini siano assertivi e sicuri di sé, e quindi accogliamo con favore la loro leadership. Al contrario, secondo l'opinione comune le donne dovrebbero essere gentili, accudenti e compassionevoli, in modo che quando vanno contro le nostre aspettative spesso devono affrontare un pregiudizio. È necessario combattere questi stereotipi, stigmatizzare i comportamenti mossi da pregiudizio e sostenere le colleghe di sesso femminile. La terza sfida è quella di favorire un nuovo contesto culturale attraverso un altro stile educativo. Fin dalla nascita maschi e femmine sono trattati in modo diverso. Gli stereotipi di genere si radicano nella primissima infanzia e vengono rafforzati dalla famiglia, dalla scuola e dai media. Alcuni messaggi culturali sono evidenti (“Intelligente come papà”, “Carina come mamma”) e le famiglie tendono a rafforzare gli stereotipi, incoraggiando i maschi ad assumere il comando e a prendere decisioni e destinando le bambine ai ruoli di cura. Gli stereotipi culturali condizionano anche le scelte scolastiche delle ragazze e le loro ambizioni e inibiscono il possibile interesse per le materie tecniche che, tra l’altro, sono quelle che aprono la strada alle professioni più remunerate.

Nell’evoluzione di questo progetto ci sono stati particolari cambiamenti, risultati importanti, benefici che le partecipanti hanno riscontrato poi nella vita e nel lavoro?

Questi due anni sono stati un bellissimo viaggio, che sta cambiano la nostra vita. Un percorso che non abbiamo ancora completato e che ci sta portando ad essere più consapevoli dei nostri comportamenti e di quelli degli altri, e delle nostre potenzialità nella vita e nel lavoro. Le donne che hanno partecipato ritengono che l’esperienza con la comunità Lean In abbia già determinato molti cambiamenti e un impatto positivo nelle loro vite. Alcune hanno chiesto e ottenuto promozioni, altre hanno cominciato a negoziare o hanno chiesto di partecipare a gruppi di lavoro o di cambiare funzione. C’è chi si è iscritta a corsi di public speaking o ha iniziato nuove attività sportive per uscire dalla propria zona di comfort. Alcune hanno avviato nuove iniziative. Ad esempio una associata di Lean In Rome, insoddisfatta del proprio lavoro di impiegata, ha avviato un’attività di consulenza per iniziative di crowdfunding. Altre hanno sviluppato le proprie competenze nella consulenza e nella gestione dei team accostandosi al coaching. Tutte hanno sviluppato la propria rete relazionale al di fuori del “solito giro”.