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Io concilio. Diego

È difficile conciliare. Il quotidiano e la pratica mi dicono che è difficile per me realizzare una effettiva distribuzione dei carichi di lavoro e cura familiare, da questo punto di vista faccio un lavoro che non mi avvantaggia. Lavoro nei servizi e alla base dei nostri servizi c’è il capitale umano. Questo mi espone direttamente, richiede la mia presenza, con l'aggravante che siamo chiamati a dare risposte quando vengono formulate domande. Quindi abbiamo poca possibilità di pianificare. Io ho responsabilità ed ownership. Faccio un lavoro che mi porta a viaggiare spesso, con orari significativi: mai meno di 70 ore settimanali. Cosa rimane alla conciliazione? Interessante cercare una risposta che mi collochi nei compiti di cura della mia famiglia. Come e quanto contribuisco ad una redistribuzione con la mia compagna? Provo a rispondere.

Sono sposato con Anna e ho due figli maschi di 6 ed 8, entrambi vanno a scuola al tempo pieno. Dal 2008 abbiamo deciso di tornare a vivere nella città in cui siamo nati, a 360 km dalla sede di lavoro più prossima, questo significa che spesso sono via, ma anche che ho organizzato parte del mio lavoro per farlo da casa. L’assenza frequente è in parte compensata da un livello alto di servizi: scuola, sanità, mobilità. Questo ha un impatto enorme sulla nostra qualità della vita, sicuramente sulla loro. Quando non lavoro dedico il mio tempo prioritariamente ai figli. Quando lavoro da casa organizzo il lavoro per avere tempo per loro. Non solo per giocarci. Li vesto, li porto e li prendo da scuola, li porto dagli amici o a fare sport. Mi ritrovo quasi sempre in compagnia del club delle mamme e la cosa divertente è che mi hanno accettato. Cucino, non solo perchè mi piace o per le occasioni speciali o perché magari c’è il barbeque. In tema di stereoptipi posso dire che non faccio i lavoretti di casa: riparazioni, manutenzione dell'automobile, sono cose di esclusiva competenza di Anna. E questo mi fa sorridere.

Alla fine sono convinto che il modo migliore per redistribuire i carichi di lavoro familiare è quello di ascoltare mia moglie. E lasciare che sia lei ad orientare la distribuzione dei compiti nel tempo che rimane. Anna dice che riesco ad essere presente più di quanto mi rimprovero. Sarà. Ho piantato il grano e da un po’ ho iniziato da un pò a fare il pane con la pasta madre.