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Io concilio. Giovanni

Giovanni

Deadline. È la mia parola magica, la formula affatto segreta grazie alla quale posso essere compagno, genitore e professionista allo stesso tempo, senza sacrificare nessuno dei tre aspetti interconnessi e complementari del mio essere uomo.

Sono autore di un programma televisivo che va in onda in diretta tutti i giorni e ho una rubrica quotidiana di vignette su un giornale online, dove pubblico periodicamente anche articoli sul linguaggio della politica; la mia giornata lavorativa non comincia e non finisce: è sempre. È per questo che la prima cosa che domando quando entra un lavoro, prima ancora di parlare del compenso, è: deadline?

Organizzare i lavori in ordine di scadenza significa avere il tempo per tutto e riuscire ad essere padre non solo il sabato pomeriggio alle giostre.

La mattina sono io che accompagno la grande a scuola; prima la svegliavo e vestivo anche, ma poi Chiara ha rivendicato con una zampata il suo diritto di madre e mi sono ritirato in buon ordine. La sera sono io che le leggo la storia della buonanotte (Alice ha cinque anni: dopo un paio di Harry Potter di avvicinamento siamo passati a un graditissimo ‘Lo Hobbit’ e ora abbiamo finalmente aggredito ‘Il Signore degli Anelli’).

Alice non è mia figlia - Chiara l’ha avuta dal precedente matrimonio – ma vive con me da quando aveva tre anni e oggi preferisce dire che ha due papà: è stata una scelta sua, maturata gradualmente, e noi l’abbiamo accolta con sorpresa e gioia. Sono io che seguo le riunioni scolastiche, che porto Alice a casa dei compagni se decidiamo con gli altri genitori di organizzare un doposcuola, che la rapisco per un gelato se la giornata si annuncia particolarmente noiosa. Sono anche quello che ha il compito di consolarla se si sveglia di notte, da quando c’è Luna.

Luna è arrivata cinque mesi fa, alle ventuno e dodici del giorno più bello della mia vita, e ha fatto saltare in aria tutti gli equilibri famiglia-lavoro faticosamente conquistati in precedenza. Da subito abbiamo deciso di non dividere a priori ruoli e competenze e abbiamo scelto l’allattamento misto proprio perché in questo modo tutti e due possiamo prenderci cura della bambina.

Se Chiara lavora fuori tutto il giorno sono io a trovare il modo di stare a casa. Sono quello che custodisce la “tecnica segreta” per addormentare Luna rapidamente e anche quello che le fa il bagnetto prima di cena. In linea di massima, naturalmente. Ci siamo accorti che con Alice abbiamo molte più “consuetudini” mentre su Luna siamo quasi completamente intercambiabili. L’unica prassi fin ora radicata è che quando Luna si sveglia di notte ci pensa Chiara: se hai una tetta con dentro del latte già pronto, questa operazione è innegabilmente e immensamente più facile al punto che sarebbe stupido non sfruttare il vantaggio.

Per il resto delle cose da fare, abbiamo accordi non scritti: se Chiara cucina io lavo i piatti e viceversa, ad esempio. Anche questa è una consuetudine di massima: in realtà lei cucina molto più di me per il quotidiano ma io ho praticamente il monopolio di pasta fatta in casa, pizza, biscotti e torte… sappiamo anche dividerci i compiti.

Tutto questo funziona, va detto, perché abbiamo chi ci aiuta una volta a settimana con i lavori di casa e perché se una volta abbiamo un impegno inderogabile in contemporanea possiamo ricorrere all’aiuto dei nonni: siamo fortunati, oltre che determinati a non perderci neanche un attimo di quello che significa essere genitori.

Bisogna fare anche delle rinunce, ma molte meno di quanto si possa pensare: da quando c’è Luna, ad esempio, rarissimamente usciamo la sera, e gli amici che vogliono vederci sanno che devono venire qua. Purtroppo, primi mesi di vita di un neonato sono incompatibili con l’essere fuori casa dopo le ventuno.

E poi, dalle dieci di sera all’una di notte io lavoro: la casa dorme, il cane è uscito (ah, già, abbiamo anche un Jack Russell di un anno e mezzo, la piccola MarlaSinger) e cominciano quelle tre ore determinanti se devi finire di scrivere qualcosa per il giorno dopo.

Ma già da questa estate contiamo di riprendere anche con Luna la piacevole abitudine che avevamo con Alice di riunire la famiglia ogni giorno alle diciannove, in riva a un piacevolmente riqualificato Aniene, per un’apericena tutti insieme che smonta tradizioni e ne inventa di nuove.