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Io concilio. Sciuscià

All'inizio della nostra storia eravamo in due, ma raramente i lavori che facevamo erano solo due e se è per questo neanche le ore erano mai solo otto. Prima era un "contratto" precario a inchiodarci davanti al computer con addosso il possibile ricatto di un mancato rinnovo, ma anche la voglia di andare avanti, di imparare. Adesso le cose sono un po' cambiate e ad allungare i tempi di lavoro sono per me gli impegni nell'azienda che ho contribuito a fondare e a far crescere in anni difficili e per lei le responsabilità in ufficio da una parte e i turni serali e le riunioni domenicali in libreria dall'altra (eh già perché oltre a un lavoro impegnativo ha deciso di avere anche un caffè libreria). Io guadagno meglio, ma è lei quella che lavora di più. E poi c'è quel che rimane: il tempo per noi, il tempo per con le persone a cui vogliamo bene, il divertimento che è necessario e sacrosanto perché, vissuto insieme o separatamente, restituisce molto senso alle cose che si fanno. Se qui tiro una riga, rimane fuori molto altro quello che chiamiamo quotidianità: gli impegni costanti con le cose della casa e del fuori casa.

L'immondizia, le bollette, i vestiti che vanno lavati separando i colori, messi in lavatrice, stesi, stirati, piegati, riposti. Piccole cose che diventano un altro lavoro. Esagerando lo chiamerei il nostro spazio di condivisione. Sia chiaro: non perché facciamo tutto insieme appassionatamente come in qualche spot pubblicitario in cui si cerca di ribaltare il senso comune con falsa ironia. Ma perchè la distribuzione di quei compiti, anche quando sono noiosi, può avvenire  impegnando l'uno e liberando l'altra e viceversa. Con carichi diversi a seconda delle esigenze e dei momenti che di volta in volta affrontiamo. A casa nostra nessuno dà per scontato che la cena sarà pronta a una certa ora, sarà pronta dopo che uno ha cucinato e l'altra è appena tornata dal lavoro o da un'aperitivo fatto di distrazioni. Quello che accade in casa nostra non è affatto romantico o eroico, per noi è normalità ma probabilmente è ancora poco comune. Eppure è una matematica dell'esistenza quella che cerchiamo di mettere in campo, perché entrambi possiamo vivere appieno le nostre scelte e le nostre vite ci dividiamo il lavoro domestico, anche se devo dirlo, non riesco proprio a ricordare quand'è l'ultima volta che si è preoccupata di metter su una lavatrice.