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Le donne nelle Stem sono sempre di più, ma quelle che arrivano a ricoprire ruoli di leadership sono ancora troppo poche, soprattutto in Italia, a causa di stereotipi e barriere che ostacolano la loro progressione di carriera nel settore digitale. Una fotografia a partire dal nuovo Women in Digital (WiD) Index 2025 e dal Digital Gender Index Gap Italia di Donne 4.0

Misurare il
gap digitale

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Credits Unsplash/Christian Wiediger
Donne nel digitale

In Europa le donne sono sempre più presenti nelle carriere digitali ma solo una piccola minoranza occupa posizioni di leadership, e i loro percorsi sono ancora influenzati dagli stereotipi di genere, che le portano, ad esempio, a dover lavorare più duramente rispetto ai colleghi maschi per dimostrare la propria competenza. Lo rivela il Women in Digital (WiD) Index 2025, un nuovo indicatore che analizza la partecipazione e la progressione delle donne nelle professioni digitali nell'Unione europea e in quattro nazioni extra-Ue (Regno Unito, Stati Uniti, Brasile e India), allo scopo di misurare e monitorare la parità di genere nel settore. 

Elaborato da Connecting Women in Digital, azione di coordinamento e sostegno finanziata dal programma DIGITAL dell'Unione europea, l'indice fornisce una fotografia chiara di come le donne entrano, progrediscono, permangono o abbandonano le carriere digitali, dai percorsi di istruzione in ambito Stem fino ai ruoli dirigenziali di alto livello, mettendo in luce le barriere che ancora limitano la loro piena partecipazione a settori chiave per il futuro del lavoro.

L'indice, che è stato presentato a novembre 2025 durante il Women in Digital Summit a Bruxelles, mette in relazione fra loro dati aggiornati e comparabili provenienti da fonti come PISA, Eurostat, statistiche nazionali e dal nuovo Women in Digital Survey, indagine che ha raccolto le risposte di oltre 4.400 professioniste del settore ICT (Information and Communication Technology) in Europa.

Accanto a progressi significativi, i risultati dello studio mostrano che permangono barriere e disparità in ogni fase del percorso. La principale criticità risiede nel fatto che, nonostante la presenza delle donne nei percorsi formativi Stem e ICT sia in costante crescita, diminuisce progressivamente nella transizione verso ruoli lavorativi e posizioni di leadership. 

"In molti paesi, le donne rappresentano meno del 25% dei ruoli digitali di alto livello, nonostante l’elevata partecipazione ai percorsi formativi" si legge in una nota di Connecting Women in Digital. "Le cause includono barriere alla progressione di carriera, mancanza di visibilità di role model e scarse opportunità di leadership su misura nei settori tecnologici".

Attribuendo un punteggio per ciascuno dei cinque indicatori individuati per definire le traiettorie di carriera delle donne nel settore digitale (relativi all'istruzione Stem e ICT, all'occupazione digitale, alla leadership e all'ambiente favorevole), l'indice fornisce una classifica per paese, nella quale l'Italia si colloca ben dieci punti al di sotto della media europea (41,7 contro 51,7 punti, rispettivamente). Solo quattro paesi registrano un punteggio più in basso (Ungheria, Slovacchia, Malta e Brasile). Un risultato che deriva da molteplici fattori, fra cui il persistere di divari di genere significativi nelle competenze Stem, soprattutto in matematica, e di barriere strutturali che ostacolano la leadership femminile.

Il quadro italiano è confermato anche da un altro indicatore, il Digital Gender Index Gap Italia, realizzato dall'associazione Donne 4.0 con il Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne per fotografare la presenza delle donne nel settore ICT a livello nazionale e delle singole regioni. 

Il modello si basa su elaborazioni effettuate dal Centro Studi Tagliacarne, dall'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (Indire), e su dati di Istat, Inps e dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), ed è strutturato a partire da sei parametri chiave: la presenza delle donne ai vertici delle imprese e nelle start up innovative, la partecipazione delle ragazze agli Istituti Tecnologici Superiori (ITS), il numero di occupate nelle imprese ICT, la quota di professioniste con lauree ICT e il divario retributivo nel settore. A completare l’indice concorrono anche l’uso quotidiano di internet e la presenza femminile nei ruoli accademici legati all’ICT.

I primi risultati dello studio, presentato in anteprima a Roma a novembre 2025, parlano chiaro: nessuna regione italiana raggiunge la parità di genere nell'ICT (indicata con il valore 1). Il valore medio nazionale si ferma infatti allo 0,338, con le Marche che si collocano in testa (0,445) e la Campania che si piazza all'ultimo posto (0,177).

"Il divario digitale di genere è ancora profondo" commenta l'associazione Donne 4.0 "ma misurarlo è il primo passo per colmarlo. Perché il futuro digitale ha bisogno delle donne".

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