Da Matera ai laboratori internazionali, Annamaria Petrozza guida l’innovazione nel settore dei semiconduttori emergenti all’Istituto italiano di tecnologia, dove si occupa dello studio di materiali alternativi al silicio. Il suo percorso fra Italia, Francia e Inghilterra dimostra come curiosità, libertà di scelta e visione globale possano rendere la ricerca capace di generare impatti concreti sulla vita delle persone
Oltre il silicio con
Annamaria Petrozza
"Il fatto che andassi bene in matematica, nelle materie scientifiche, risultava più una meraviglia per chi mi era attorno. Se un ragazzo va bene in matematica è un ragazzo intelligente, ma quando sono le ragazze è quasi una sorpresa. Questo fatto mi sorprendeva, e a me piaceva: facevo poca fatica". Con queste parole Annamaria Petrozza racconta i primi approcci con la scienza. Nata a Matera, ha sviluppato fin da giovane una passione per le materie scientifiche, pur in un contesto in cui ci si sorprendeva quando una ragazza eccelleva in matematica. Una passione che si è trasformata in carriera: oggi Petrozza guida il gruppo Materiali avanzati per l'optoelettronica (Advanced materials for optoelectronics) presso l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) e coordina il Centro di nanoscienze e nanotecnologie (Center of nano science and technology, Cnst) di Milano, con un focus su materiali semiconduttori emergenti e tecnologie optoelettroniche sostenibili.
Con un percorso internazionale alle spalle, Petrozza ha conseguito un master in Ingegneria elettronica all’Ecole Supérieure d’Électricité di Parigi, un secondo master al Politecnico di Milano e un dottorato in Fisica presso l’Università di Cambridge. Ha lavorato per Sharp Laboratories of Europe e, dal 2010, è parte integrante del Centro di nanoscienze e nanotecnologie dell'Istituto italiano di tecnologia, dove sviluppa materiali funzionali per dispositivi optoelettronici di nuova generazione. Il suo lavoro ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi, tra cui i finanziamenti Consolidator e Advanced dello European Research Council (ERC), premi dall’MIT Technology Review e dal Materials Research Society, e fellowship internazionali.
Ricercando novità nella materia
"Io mi occupo di semiconduttori emergenti, tutto ciò che non è silicio" spiega Petrozza. "Questi materiali, come le perovskiti, hanno applicazioni in energia, optoelettronica e fotonica, e permettono di ampliare le funzionalità dei dispositivi esistenti. Il silicio è stato sfruttato per decenni, ma ha limiti intrinseci: noi cerchiamo di usare materiali alternativi per potenziare ciò che già esiste". Il gruppo di Petrozza si concentra su sintesi, processing e caratterizzazione avanzata dei materiali.
Il lavoro di Petrozza è stato premiato dallo European Research Council con il grant Consolidator (SOPHY, 2017-2023), un finanziamento da 2,2 milioni di euro, e un grant Advanced (EDO, 2026-2031) da 3,2 milioni di euro, destinati a sostenere ricerche eccellenti e dirompenti (disruptive). "Quando conduco una ricerca, penso sempre all’impatto" dice. "Non bisogna segare la segatura: studia a fondo un tema per anni, poi cerca di capire dove puoi spingerti oltre". L’idea di “spingersi oltre” guida la sua ricerca, che unisce studi fondamentali sulla generazione e trasporto di cariche nei semiconduttori ibridi all’ottimizzazione dei dispositivi per prestazioni superiori.
Il suo gruppo coordina e ha coordinato altri progetti europei come PERSEPHONE (Marie Skłodowska-Curie Action European Training Network) e IPER-TECH e FLE-X (ERC Proof of Concept), con l’obiettivo di sviluppare materiali fotonici innovativi e dispositivi elettronici, applicabili anche in elettronica di consumo, e nazionali supportati dalla Fondazione Cariplo e dalla Cassa per servizi energetici e ambientali per applicazioni nel fotovoltaico. Petrozza insiste sull’importanza di collegare ricerca fondamentale e impatto reale: "C’è un equilibrio tra esplorazione scientifica e concretezza tecnologica. È importante chiedersi: questo lavoro può migliorare la vita delle persone o il nostro modo di usare l’energia?".
Da Matera al mondo
"Ho sempre voluto fare l’ingegnere, così ho seguito il liceo scientifico e poi l’università" racconta Petrozza. "Non avevo mai pensato a questa carriera, ma mi piaceva la parte fondamentale dell’elettronica". Dopo il master in Francia, ha scoperto l’elettronica organica, che combinava chimica, fisica dei semiconduttori e materiali emergenti. Il dottorato a Cambridge le ha offerto un’esposizione internazionale: "Capisci che ci sarà sempre qualcuno più bravo e qualcuno meno bravo, ma confrontarti con realtà diverse ti dà respiro e prospettiva".
Esperienze in Francia, Inghilterra e Italia hanno modellato il suo approccio scientifico: "Una volta che sei uscita da Matera, affronti il mondo senza limiti autoimposti. Questo ti aiuta a esplorare la carriera scientifica senza confini". Petrozza sottolinea il valore della collaborazione europea: "Oggi vivo in una dimensione globale. Confrontarmi con colleghe e colleghi internazionali è parte del mio lavoro quotidiano, e ogni progetto europeo o internazionale mi arricchisce professionalmente".
Il legame con l’Europa non è solo logistico, ma strategico: attraverso reti come Horizon 2020 e Marie Skłodowska-Curie Actions, Petrozza ha potuto coordinare reti di formazione e ricerca che preparano la prossima generazione di ricercatori e ricercatrici nel campo dei semiconduttori e dei materiali funzionali. Questi network non solo promuovono eccellenza scientifica, ma creano ponti tra università, industria e istituti di ricerca, consentendo trasferimento tecnologico e sviluppo sostenibile.
'Role model' a chi?
"Non ho vissuto discriminazioni e sono stata supportata nelle mie scelte, ma era sorprendente vedere una ragazza andare bene in matematica" racconta Petrozza. La sua carriera è stata guidata da interesse e curiosità, più che da aspettative sociali. "All’inizio, dopo il dottorato, non pensavo a famiglia o figli: volevo fare ricerca". Questo le ha permesso di concentrarsi sulle proprie aspirazioni, mentre molti colleghi maschi beneficiavano di supporti familiari consolidati.
Petrozza riconosce come alcune scelte personali abbiano richiesto rinunce: "Ho fatto scelte che mi hanno portato a soddisfazioni enormi e che naturalmente hanno richiesto delle rinunce – è nella natura della scelta in fondo. Non tutti devono percorrere la mia strada, e non è obbligatorio fare le stesse scelte per avere successo. L’importante è fare delle scelte con consapevolezza delle nostre priorità per evitare frustrazioni". Il concetto di role model è complesso: "Spesso mi chiedono dei modelli femminili. Non ne avevo, ma guardare alle colleghe più esperte e capire le dinamiche, le scelte, mi ha aiutato".
Sul tema Stem e partecipazione femminile, Petrozza nota: "Non è vero che le ragazze non scelgono le materie scientifiche. Ci sono difficoltà nel progredire nella carriera, ma la scelta iniziale non manca". L’ostacolo è spesso strutturale, legato alla necessità di fare spostamenti e alla gestione della carriera in contesti poco flessibili: "In altri mestieri puoi organizzarti geograficamente, nel campo delle Stem devi spesso spostarti per opportunità specifiche, ed è qui che la sfida si fa concreta".
Petrozza partecipa a iniziative di divulgazione scientifica, podcast e incontri con studenti e giovani ricercatrici e ricercatori. "Non sono molto attiva" spiega, "ma quando capita l’occasione racconto quali percorsi è possibile intraprendere". Il suo approccio alla mentorship è pratico e orientato a far comprendere che la carriera scientifica non impone sacrifici o scelte obbligatorie: "Dico sempre alle persone più giovani: scegliete la vostra strada, ma sappiate che non c'è nessun obbligo di fare ciò che ho fatto io per avere successo".
Il gruppo che coordina supporta giovani ricercatrici e ricercatori attraverso borse Marie Skłodowska-Curie e progetti internazionali, permettendo loro di lavorare sia sulla ricerca fondamentale che sullo sviluppo di materiali e dispositivi applicabili.
Nel suo lavoro di divulgazione, Petrozza pone anche interrogativi sul sistema scientifico e sulle disuguaglianze di genere: quanto incidono stereotipi e aspettative sociali sulle scelte di carriera? Le università e i centri di ricerca offrono davvero le stesse opportunità a uomini e donne? "Ci sono ragazze molto capaci che scelgono percorsi alternativi non per mancanza di talento, ma per motivi strutturali: mobilità, compatibilità con la famiglia, supporto logistico. È qualcosa di più grande di noi, del sistema, e va affrontato" osserva.
Piuttosto che limitarsi a raccontare successi, Petrozza stimola una riflessione critica: la scienza dev'essere accessibile, ma occorre anche rivedere le condizioni concrete che permettono a tutti di progredire senza discriminazioni, e creare ambienti che valorizzino competenze, curiosità e scelte personali senza pressioni esterne.
Prossima Europa è un progetto editoriale di inGenere nato per ispirare le ragazze nella scienza. Raccontiamo storie di scienziate e innovatrici che fanno ricerca in Italia in una prospettiva europea e internazionale, e diffondiamo informazioni su opportunità di ricerca tra Italia ed Europa. Illustrazioni © Francesca Protopapa / Ghirigori Agency
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