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Persone. Savita Bailur, esperta di sviluppo digitale e disuguaglianze, da anni conduce ricerche per mostrare come le tecnologie possono avere un impatto sociale positivo, soprattutto nelle zone più povere del mondo. La differenza sta nell'utilizzo

Savita Bailur e
l'incusione digitale

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Credits Unsplash/Marc-Olivier Jodoin
Foto: Unsplash/Marc-Olivier Jodoin

Utilizzare le tecnologie per contrastare le disuguaglianze, promuovere la parità e lo sviluppo sostenibile. Per Savita Bailur, che insegna Affari internazionali e pubblici alla Columbia University e dirige le ricerche presso la società di consulenza Caribou Digital, si tratta di una prospettiva possibile. Figura di spicco nell'ambito dello sviluppo digitale, con particolare attenzione alle differenze genere, Bailur ha collaborato con organizzazioni come la Banca Mondiale, UN Women, Unicef e la Fondazione Gates, pubblicato articoli e relazioni su riviste internazionali e tenuto conferenze e corsi presso istituzioni accademiche in tutto il mondo, tra cui la London School of Economics. La sua missione: sensibilizzare accademia e società sulle opportunità e le sfide offerte dal digitale per lo sviluppo delle comunità. La sua ricerca e il suo impegno per l'uso responsabile della tecnologia stanno lasciando un'impronta significativa.

Di origine indiana e cresciuta nel Regno Unito, Savita Bailur ha una formazione umanistica e scientifica: dopo gli studi in lingue, culminati in un corso di specializzazione in Letteratura europea all'Università di Cambridge, ha conseguito prima un master e poi un dottorato in Sistemi informatici presso la London School of Economics. Durante il suo percorso accademico, ha concentrato la sua attenzione sull'applicazione delle tecnologie digitali nei paesi in via di sviluppo e sulle sfide che queste comportano nelle comunità marginalizzate. Nelle sue attività come consulente, ricercatrice e docente si ispira al lavoro dell’economista indiano Amartya Sen, Premio Nobel nel 1998, noto per i suoi contributi in cui, analizzando i meccanismi economici alla base delle carestie e della povertà, ha riportato l'economia a una dimensione etica.

"Potrebbe sembrare idealistico" ci confida Bailur in un'intervista "ma è il desiderio e l'impegno verso una vita più equa e inclusiva per tutte le persone ad avermi spinta fin qui". Bailur è indubbiamente un'ispirazione per chi crede nel potenziale della tecnologia come strumento per affrontare le sfide sociali e nella possibilità di plasmare un futuro in cui tutte le persone abbiano pari opportunità e diritti.

Uno dei principali temi delle sue ricerche riguarda infatti la user experience (esperienza dell'utente) a partire dall'interfaccia (in inglese, user interface, vale a dire il punto di contatto tra esseri umani e computer), con particolare attenzione alla fruibilità per le donne e le persone appartenenti a minoranze.

In un rapporto tra i più significativi sull'argomento, Bailur delinea un quadro teorico sui collegamenti fra nuove tecnologie, partecipazione e miglioramento del benessere delle persone povere basandosi sull'approccio delle capacità teorizzato da Amartya Sen, che mette in discussione la pertinenza e l'efficacia delle politiche pubbliche – come le politiche di attivazione delle persone in cerca di lavoro e i programmi di formazione professionale. In questa cornice, la formazione viene considerata come uno strumento di libertà, che aiuta le persone raggiungere una piena realizzazione, e non più solo come un adattamento delle loro competenze alle esigenze del mercato.

Ispirata da questo approccio, nel suo studio Bailur fornisce esempi concreti sui diversi fattori che influenzano il coinvolgimento delle persone con accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (le cosiddette "ICT"), e su come queste possano migliorare la fornitura e la qualità dei servizi pubblici alle comunità più povere.

Bailur ha analizzato nel dettaglio il coinvolgimento della cittadinanza attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione in diversi contesti, dal miglioramento della fornitura di servizi sanitari primari alle donne in gravidanza nel Karnataka in India allo sviluppo di programmi di mappatura delle comunità in Guinea, Haiti, Kenya, Libia e Sudan, e fornendo delle soluzioni applicabili dalle istituzioni locali.

Un altro dei punti centrali del suo lavoro è l'accesso delle donne alle tecnologie finanziarie digitali. In un importante articolo sul tema, Bailur sostiene che è essenziale considerare la progettazione e la realizzazione dei servizi finanziari digitali dal punto di vista delle utenti, andando oltre il semplice accesso e creando soluzioni rilevanti e significative per le donne, concentrandosi sui "principi di livello uno" descritti nell'analisi di genere sull'inclusione digitale di UN Women per affrontare le disuguaglianze di genere nell'utilizzo dei servizi finanziari digitali.

"L'alfabetizzazione e la competenza finanziaria sono spesso citate come ostacoli all'adozione dei servizi finanziari digitali, che, nel caso di donne con un basso tasso di alfabetizzazione, sia generale che digitale e finanziaria, sono aggravati dalla mancanza di localizzazione nei servizi e nei contenuti digitali" afferma Bailur nell'articolo, citando ricerche che confermano il fatto che le donne riscontrano maggiori ostacoli nell'utilizzo dei dispositivi mobili, e che la mancanza di traduzioni nelle lingue locali o di un linguaggio comprensibile può essere problematica per le persone con scarse competenze linguistiche e di alfabetizzazione.

"In molti paesi" scrive Bailur "i menu dei servizi finanziari digitali sono in inglese o seguono lo stile formale delle lingue locali, creando sfide per coloro che non hanno familiarità con l'inglese o che utilizzano un linguaggio colloquiale". Inoltre, l'uso di queste lingue nei menu potrebbe avere un impatto sproporzionato sulle donne, spiega.

L'analisi di Bailur si basa su una serie di studi condotti in diversi paesi in via di sviluppo: esaminando le esperienze e le sfide delle donne nell'utilizzo dei servizi finanziari digitali, Bailur ha identificato diverse dimensioni critiche che devono essere considerate nella progettazione, come l'accessibilità, l'inclusività, la privacy e la sicurezza, l'autonomia decisionale e l'empowerment.

Gli studi di Savita Bailur forniscono una base solida per ulteriori indagini, non solo nel campo dei servizi finanziari digitali: le ricerche qualitative che ha condotto attraverso interviste, gruppi di discussione, il racconto e l'analisi narrativa si focalizzano su questioni legate alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e alla governance, sia attraverso big e open data, che attraverso radio comunitarie, internet mobile e telecentri. I risultati raggiunti e le sue raccomandazioni possono fornire informazioni preziose per progettare e implementare soluzioni che siano più inclusive e rispondano alle esigenze delle donne, promuovendo così la parità di genere e l'accesso alle pari opportunità tecnologiche.

L'impatto del lavoro di Bailur si estende anche alla condizione delle donne nell'ambito della cosiddetta gig economy – l'economia dei lavori occasionali, un sistema di libero mercato con posizioni temporanee in cui le organizzazioni assumono lavoratori indipendenti per impegni a breve termine.[1]

Caribou Digital, l'organizzazione di cui Bailur è Direttrice per la ricerca, con il sostegno della Fondazione Mastercard ha portato avanti un progetto della durata di un anno sulle vite e i mezzi di sussistenza di giovani donne freelance e commercianti che usano le piattaforme digitali in Kenya, Ghana e Nigeria, durante e dopo la pandemia. Realizzato in collaborazione con organizzazioni e istituzioni internazionali tra cui figurano Qhala in Kenya, l'Università del Ghana, Lagos Business School e Value for Women in Nigeria, il progetto, intitolato Platform livehood, ha esplorato la vita reale delle donne dietro le piattaforme.

L'analisi qualitativa del contesto, svolta attraverso interviste, ha esaminato come le giovani donne freelance e commercianti nei paesi africani utilizzino le piattaforme digitali per guadagnare reddito. Il progetto ha fornito strumenti per l'utilizzo delle piattaforme, supportando al contempo la crescita individuale delle donne, affrontando sfide come la sicurezza online e garantendo loro il sostegno di cui hanno bisogno.

In progetti precedenti, il gruppo aveva rilevato un collegamento diretto tra piattaforme digitali e generazione di reddito, che rappresenta, per le lavoratrici, un modo per ottenere guadagni sia nell'ambito della gig economy, sia come venditrici nell'ambito dell'e-commerce e del social commerce. In questo contesto, il modo in cui le persone che lavorano negoziano costantemente i propri mezzi di sostentamento con i gestori delle piattaforme attraverso strumenti digitali, inclusa l'interazione algoritmica, riveste una notevole importanza. Questo tipo di analisi è un risultato essenziale per comprendere le sfide affrontate dalle giovani donne che lavorano sulle piattaforme, specialmente per una fascia demografica che potrebbe incontrare ostacoli di accessibilità.

Tra i molti rischi della gig economy per le donne dei paesi a basso reddito, ci racconta Bailur nell'intervista "c'è quello di spingere le donne fuori dal mondo del lavoro e renderle invisibili in nome della 'flessibilità'. Quando invece le disuguaglianze che le donne sperimentano nel lavoro offline vengono replicate e amplificate online".[2]

Secondo Bailur, inoltre, le piattaforme scaricano molte responsabilità su governi e tribunali, che non hanno la capacità di agire per proteggere le donne o garantire un salario minimo. "Abbiamo davvero bisogno di uno sforzo concertato" conclude la nostra conversazione "ma allo stesso tempo, i mezzi di sostentamento offerti dalle piattaforme forniscono percorsi per l'inclusione delle donne, ad esempio attraverso prodotti finanziari integrati come risparmi, credito, assicurazioni; quindi, se ben regolamentati, potrebbero davvero rappresentare nuove forme di inclusione per le donne nella forza lavoro".

Lavorando a stretto contatto con organizzazioni internazionali, governi e organizzazioni non governative per sviluppare strategie innovative che affrontino le disuguaglianze di genere, Bailur sta mostrando che la tecnologia può essere uno strumento di cambiamento potente per le donne, facilitandone l'accesso a servizi essenziali, promuovendo l'istruzione e l'occupazione e migliorando l'accesso alle cure mediche. Lo dimostra, tra le altre, la ricerca che nel 2019 ha condotto in Bangladesh e Sri Lanka, sottolineando la funzoine strategica dei documenti di identità e del controllo che le persone dovrebbero avere su di essi per partecipare pienamente a una vita attiva.

Studiando il potenziale dell'ICT, e in particolare dell'internet mobile, sulle persone tra i 18 e i 25 anni in Ghana, Kenya e Uganda, Bailur ha mostrato inoltre come le ragazze utilizzino WhatsApp, OLX e altre piattaforme per guadagnare e qual è il legame che hanno con il denaro mobile; e quindi che persone, famiglie e organizzazioni non sono solo beneficiari o spettatori passivi nel passaggio alla cittadinanza digitale, ma partecipanti attivi che scelgono, utilizzano e adattano piattaforme, contenuti, servizi e tecnologie alle proprie esigenze.

Note

[1] Il termine "gig" è una parola gergale per definire un lavoro che dura un periodo specifico di tempo. Tradizionalmente, il termine era usato dai musicisti per definire un'esibizione legata a un contratto temporaneo.

[2] Bama Athreya ha scritto un significativo rapporto sul tema dal titolo Bias in, bias out: gender and work in the platform economy.