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A che punto siamo sulla
cura di anziani e disabili

Foto: Unsplash/ Josh Appel

Colf e badanti, disabili e carergiver. Facciamo il punto sulle politiche per la cura e l'assistenza in questi ultimi anni, mentre tutti parlano di decreto dignità

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Il cosiddetto "decreto dignità" in arrivo con l’obbiettivo di contrastare la precarietà di colf e badanti rendendo più costosi i contratti a termine ha soprattutto un rischio: quello di far aumentare anche il costo delle collaboratrici domestiche per le famiglie e per le imprese, favorendo così il lavoro sommerso in un settore che, già di per sé, in Italia non è affatto semplice. Il dibattito in corso ci sembra la giusta occasione per tornare a parlarne e capire qual è il quadro e cosa è cambiato in termini di politiche negli ultimi anni.

Secondo l'Istat, in Italia ci sono 3 milioni di disabili. Questi contano ancora su una rete di assistenza molto scarsa e male distribuita sul territorio. L’assegno di accompagnamento rimane lo strumento principale per rispondere alle esigenze e ai bisogni di queste persone, ma la misura raggiunge solo l'11,5% della popolazione anziana dipendente. Purtroppo i dati relativi all’assistenza domiciliare sanitaria  (ADI) e sociale (SAD) sono fermi al 2014. In base agli ultimi dati disponibili sappiamo che i servizi coprono solo rispettivamente il 4,8% e l'1,2% delle persone non autosufficienti. Rispetto al fondo per la non autosufficienza e a quello per le politiche sociali, la situazione non migliora. Con il Governo Gentiloni, il fondo nazionale per la non autosufficienza ha subito una sforbiciata di 50 milioni di euro, scendendo per il 2017 da 500 a 450 milioni mentre il fondo per le politiche sociali è passato dai 311,58 milioni stanziati nell'ottobre 2016 a 99,7 milioni di euro nel 2017. Tuttavia tra il 2016 e il 2018 si possono annoverare due interessanti novità: la legge “Dopo di noi” e il fondo per il sostegno dei caregiver familiari.

La legge "dopo di noi"

Nel 2016, è stata introdotta la legge contenente “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare”, conosciuta dai più come la legge “del dopo di noi, partendo dal durante noi”, ossia come quel provvedimento legislativo che ha introdotto un finanziamento e delle agevolazioni per misure volte a garantire un progetto di vita delle persone con disabilità grave, che possa continuare anche quando perdano il sostegno familiare. Tuttavia a 18 mesi dell’entrata in vigore, una ricerca condotta dall’Anffas confrontando i vari piani regionali, ha messo in luce come solo in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Marche e Molise, la legge sia effettivamente operativa. Nel 2017, soltanto queste cinque regioni hanno emanato i bandi, chiudendo il cerchio delle misure attuative, mettendo i cittadini con disabilità nelle condizioni di presentare il proprio progetto individuale che punta alla deistituzionalizzazione, al supporto alla domiciliarità, allo sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e chiedere che sia finanziato con il fondo "Dopo di noi". Si può trattare, per fare degli esempi, della partecipazione a progetti di integrazione, di tipo abitativo o lavorativo ma anche di strumenti di natura fiscale, che promuovano la vita indipendente del disabile a prescindere dal supporto familiare.

Il fondo per i caregiver

Nella legge di bilancio 2018, viene istituito e finanziato il nuovo fondo per il sostegno dei caregiver familiari con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. La novità sul piano formale è anche nell’introduzione nell’ordinamento della figura del prestatore di cura informale, definito come la persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, o di familiare fino al terzo grado che non sia autosufficiente, sia ritenuto invalido o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge n.104. La circolare attuativa Inps ancora non è stata pubblicata, tuttavia in base al testo di legge si prevede un contributo economico annuale di 1.900 euro a titolo di rimborso spese per chi assiste un familiare over 80 e una detrazione fiscale annuale di 1.900 euro per chi assiste un familiare disabile di età pari o superiore a 80 anni, entro il terzo grado di parentela. 

Colf e badanti

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2017 le collaboratrici domestiche (colf) e le assistenti familiari (badanti) erano 864 mila diminuendo del 17% rispetto al 2012 (anno dell’ultima sanatoria). Nel giro di dieci anni, tra il 2008 e il 2018 tuttavia, il loro numero è aumentato del 20% confermandosi uno dei settori più attivi nonostante la crisi economica. Considerato lo stesso periodo temporale, le italiane sono cresciute più delle straniere, rispettivamente del 35% e del 15%. Nel 2018 infatti, secondo i dati ufficiali Inps, tra le collaboratrici e le assistenti familiari regolari una su quattro è italiana, mentre il 46% proviene dall’Europa dell’Est, l’8% dal Sudamerica, il 6% dall’Africa del Nord e il 15% dall’Asia. Stime del 2015 del Censis, contavano tra regolali e irregolari circa 1,6 milioni di collaboratrici e assistenti familiari, di cui il 55% assunto in forma irregolare.

Incentivi fiscali per le famiglie che assumono

Uno degli strumenti più utilizzati per sostenere la spesa delle famiglie per colf e badanti sono gli incentivi fiscali, in particolare detrazioni e deduzioni. Le prime sono gli importi che il contribuente ha il diritto di sottrarre all’imposta lorda (totale delle tasse sui redditi di cui si è debitori verso lo stato) per stabilire l’imposta netta dovuta. Le detrazioni fiscali sono concesse per “addetti all’assistenza familiare”, quindi non sono detraibili le spese per le collaboratrici domestiche. Per le persone non autosufficienti nel compimento di atti della vita quotidiana si riconferma una detrazione fiscale pari al 19% con un limite di spesa di 2.100 euro che spetta solo se il reddito del contribuente non è superiore a 40.000 euro. Quindi, parliamo di una detrazione massima equivalente a 399 euro (il 19% di 2.100). Le deduzioni invece, agiscono diminuendo la base imponibile, cioè dell’ammontare complessivo dei redditi tassabili. Nel caso di domestiche e assistenti familiari, in Italia è possibile dedurre il costo degli oneri sociali per un importo massimo di 1.549,37 euro l’anno.

In Italia gli incentivi fiscali rimangono sotto forma di un credito d'imposta che nei fatti incentiva l’emersione dal nero. Sia le associazioni di categoria che quelle sindacali da anni sostengono e promuovono l’introduzione di un sistema di incentivi che abbatta completamente il costo degli oneri sociali, come succede in Francia. Tuttavia bisogna anche prendere in considerazione le implicazioni distributive delle politiche fiscali con un contenuto sociale. Anche in Francia, infatti, solitamente si sostiene che il meccanismo di riduzione fiscale favorisca principalmente le famiglie ad alto reddito escludendo quelle a basso reddito perché beneficiano dell'esenzione dal costo del servizio. Tale sistema lascia scoperte così le famiglie a medio reddito, le quali sopportano una quota comparativamente maggiore dell'onere finanziario.

Con le giuste proporzioni,  tale effetto distributivo è osservabile anche per l’Italia. La figura sotto presenta il numero dei beneficiari delle detrazioni fiscali e dei crediti d'imposta in Italia nel 2017 per ventili di reddito[1]. Si può osservare che le famiglie ad alto reddito beneficiano maggiormente delle deduzioni, mentre i beneficiari delle detrazioni mostrano una distribuzione leggermente a forma di campana, vengono favorite anche le famiglie dei ventili centrali. Si noti che le classi di reddito più basse non sono particolarmente favorite da entrambe le misure. Infatti, bisogna considerare che le famiglie povere, ad esempio quelle composte dalle persone anziane, di solito non possono beneficiare della detrazione fiscale perché hanno un reddito imponibile troppo basso.

Numero dei beneficiari di detrazioni e deduzioni per collaboratrici domestiche e assistenti familiari. 2017

Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze

Quali novità per le lavoratrici domestiche

Le novità che riguardano le lavoratrici domestiche sono l’aumento delle buste paga, l’introduzione del libretto di famiglia che è andato a sostituire il vecchio sistema dei voucher, e le nuove disposizioni introdotte dal cosiddetto "decreto dignità". Nel 2018, è scattato l’adeguamento delle retribuzioni per effetto dell’indice Istat: un aumento dello 0,64% che porterà ad alcuni lavoratori domestici circa 5 euro in più al mese, una somma, va detto, irrisoria. Ad esempio per chi assiste, in convivenza, persone non autosufficienti, lo stipendio subirà un aumento (davvero trascurabile) di 6,18 euro al mese. L’altra novità sono i libretti di famiglia (operativi dal 10 luglio 2017), vale a dire un libretto nominativo prefinanziato che permette di pagare i “collaboratori” occasionali entro il tetto di 250 ore annue e di 5mila euro di corrispettivo. Questo strumento dovrebbe offrire maggiore flessibilità nell’assunzione di collaborazioni occasionali. Il costo per un’ora di prestazione equivale a una retribuzione lorda minima oraria di 10 euro, un importo più elevato rispetto al minimo tabellare fissato dal contratto collettivo. Nel 2017, l’Inps riporta che i libretti di famiglia acquistati dalle famiglie sono stati circa 2,6 milioni, l’8% del numero totale di voucher venduti. Per il momento si tratta quindi di una sostituzione di entità minima.

Infine, il "decreto dignità" in arrivo. Come detto, il rischio che comporta è di far aumentare i costi per le famiglie e le imprese che ad ogni rinnovo dovrebbero pagare un contributo aggiuntivo dello  0,5% (che si va a sommare all’1,4%). L’associazione dei datori di lavoro, Assindatcolf, stima un aumento di circa 160 euro annuali ad esempio, per un’assistente familiare impiegata 24H che si vanno ad aggiungere oltre che allo stipendio ai circa 2.000 euro di contributi già versati. Il rischio di far aumentare il costo per le famiglie e quindi il lavoro nero già strutturale nel settore farà probabilmente fare marcia indietro al governo che si è dichiarato pronto a rivedere la norma su colf e badanti.

Riferimenti

Carbonnier C., Morel N., (2015) The political economy of household services in Europe. Palgrave Macmillan.

Cour de Comptes (2014), Le développement des services à la personne et le maintien à domicile des personnes âgées en perte d’autonomie (The development of the PHS and the domiciliary sector tailored to elderly people). 

Note

[1] I ventili sono i gruppi – dal più povero al più ricco – che si ottengono suddividendo in venti parti uguali l’insieme delle famiglie.

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