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Accordi per la ripresa,
cosa accade in Europa

Foto: Unsplash/ Jonathan Marchal

Nei prossimi giorni Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea firmeranno il bilancio europeo per il 2021, un passaggio importante e connesso a quello sui fondi per la ripresa, anche e soprattutto in termini di politiche legate al genere. Vediamo cosa significa

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Nelle prossime settimane si gioca una partita fondamentale per l’attuazione delle future politiche europee: Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, i due legislatori che condividono il potere di bilancio, dovranno, infatti, trovare un accordo definitivo sul bilancio europeo per il 2021, cercando un punto di incontro tra le rispettive posizioni.

La questione non è banale, dato che il bilancio per il 2021 è solo il primo tassello del complessivo quadro finanziario pluriennale dell'Ue per il periodo 2021-2027, su cui da molti mesi le due istituzioni portano avanti un negoziato per niente facile. Tale negoziato, è di particolare interesse in quanto collegato a quello relativo al piano europeo per la ripresa Next Generation EU e in particolare alla componente legata alla cosiddetta Recovery and resilience facility (Rrf), le cui risorse andranno a sommarsi a quelle del bilancio pluriennale. Il risultato del confronto non è scontato e da esso dipenderanno le future politiche economiche in vari ambiti, anche in ambito di genere.

Un primo, cruciale compromesso politico sul bilancio pluriennale (e sul bilancio 2021 che ne fa parte) è stato raggiunto tra i negoziatori del parlamento e del consiglio il 10 novembre (nel complessivo silenzio dei media nazionali) e dovrà essere confermato attraverso la votazione finale nelle rispettive assemblee. In caso di mancata conferma, nel prossimo anno si avvierebbe l'esercizio provvisorio di bilancio, che permetterebbe di finanziare solamente alcune delle politiche previste dai trattati.

Ma procediamo con ordine. Lo scorso luglio la commissione ha presentato la proposta di bilancio per il 2021, attualmente in discussione al parlamento e al consiglio, per un valore di 166,7 miliardi di impegni (in termini di competenza) e 163,5 miliardi di pagamenti (in termini di cassa), a cui si dovrebbero aggiungere circa 211 miliardi di impegni per il 2021 del piano europeo per la ripresa Next Generation EU.[1] Tale proposta si inserisce nell’ambito della bozza di bilancio pluriennale presentato dalla commissione, su cui parlamento e consiglio cercano da tempo di trovare un accordo.

I punti più controversi del negoziato riguardano principalmente la richiesta del parlamento europeo di rafforzare le modalità di tutela dei diritti fondamentali e della democrazia nell’ambito del quadro finanziario pluriennale (la tutela dello stato di diritto) e di introdurre nuove risorse proprie per alimentare il bilancio nel lungo periodo.

Sul primo aspetto, il parlamento ha chiesto l'istituzione di un meccanismo di protezione dei valori della Ue e la possibilità di interrompere l'erogazione dei fondi Ue in caso di gravi violazioni dello stato di diritto, anche non direttamente collegate alla gestione del bilancio dell'Unione. Il consiglio, invece, soprattutto su spinta di alcuni stati (Polonia e Ungheria), ha sostenuto un meccanismo di controllo meno rigido, che permetterebbe di sospendere l'erogazione dei fondi europei solo quando le violazioni intaccano direttamente la gestione del bilancio Ue.

Relativamente all’introduzione di nuove risorse proprie, il negoziato ruota intorno a opportunità, tempistiche e modalità d'introduzione di nuove tasse europee, quali una tassa in ambito energetico e climatico (sistema di scambio di quote di emissione di carbonio), un prelievo europeo sul digitale, un’imposta sulle transazioni finanziarie e una nuova base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società.

Inoltre, gli eurodeputati chiedono di potenziare i finanziamenti per diversi programmi in materia di sanità, ricerca, istruzione, innovazione, asilo e migrazione e reclamano il rafforzamento della prospettiva di genere nell’ambito del bilancio europeo, nonché l’incremento delle risorse per finanziare specifici programmi in tal senso.

Nel dettaglio, nella risoluzione del 12 novembre, il parlamento insiste nel chiedere di integrare la dimensione di genere nei programmi finanziati attraverso il bilancio europeo, in modo da riunire informazioni in merito a obiettivi, contributi e risultati delle spese a favore della parità di genere.

Ancora, il parlamento ricorda che la crisi da Covid19 colpisce in modo particolare le donne e le categorie di persone che sono soggette a una sistematica discriminazione di genere, chiedendo un rafforzamento dei programmi di formazione volti a promuovere la partecipazione al mondo del lavoro di queste persone e ad affrontare il problema della loro precarietà nel mercato del lavoro; insiste sulla necessità di stanziamenti supplementari da destinare al contrasto della violenza contro le donne (programma Daphne); chiede un aumento degli stanziamenti in materia di cultura, creatività e società inclusiva, al fine di integrare meglio la prospettiva di genere in ciascun programma, nonché di sostenere e promuovere gli studi e le ricerche di genere nell'Unione. Infine, il Parlamento ricorda l'importante ruolo svolto dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige) e dall'Autorità europea del lavoro (Ela), chiedendo per questi enti risorse aggiuntive e adeguate alla rilevanza della loro missione.

Il rafforzamento delle politiche di genere è proposto dal parlamento anche nell’ambito del negoziato in corso sul piano europeo per la ripresa Next Generation EU (le cui risorse, come detto, andranno ad aggiungersi a quelle del bilancio pluriennale), con riferimento al dispositivo RRF, che ne costituisce la componente principale. Come noto, per accedere alle risorse del dispositivo per la ripresa, gli stati dovranno presentare dei progetti di investimento e riforma sulla base di linee guida indicate dalla commissione.

Tuttavia, come già discusso in queste pagine, il dispositivo Rrf, così come definito finora, non affronta in modo esplicito le problematiche legate alla dimensione di genere, in particolare con riferimento alle difficoltà che le donne hanno dovuto affrontare come conseguenza della crisi attuale. Come ha affermato la europarlamentare spagnola Eider Gardiazábal Rubial, We don’t want targets to be set. We want them to be met.  Ed ha aggiunto, plans will also have to be in line with the EU gender equality strategy. 

Il compromesso politico raggiunto dai negoziatori deve essere ora approvato in via definitiva da consiglio e parlamento e tradotto in un progetto finale di bilancio pluriennale per il periodo 2021-2017, nonché nella proposta definitiva di bilancio per il 2021. L’ultima fase del negoziato avrà luogo nella seconda metà di novembre e dovrà concludersi in tempo per l’avvio del nuovo anno finanziario. Dal suo esito finale dipenderà in modo cruciale il modello di ripresa economica che l’Europa perseguirà nei prossimi anni.