Articoloschede

Apprendistato

I tre canali per entrare al lavoro come apprendisti

Articoli correlati

Quote di genere nelle società quotate e nelle società pubbliche

Cosa contiene il programma adottato dalla Commissione europea per gli investimenti per l'inclusione sociale, incluso negli obiettivi Europa 2020

Come nasce, e cosa significa, la parola "femminicidio"

I tre nuovi indicatori introdotti nel 2011 dall'Eurostat, che forniscono informazioni che vanno oltre la distinzione convenzionale tra occupati, disoccupati ed inattivi.

La legge 30/2003 (cd. "legge Biagi") ha abolito i vecchi Contratti di Formazione Lavoro (non consentiti dall’Ue in quanto le imprese avevano significativi incentivi economici a cui non corrispondeva, di fatto, un impegno formativo) e innovato la formula del contratto di apprendistato, aggiungendo alla formula tradizionale di apprendistato (cd. "professionalizzante") altre due tipologie, che però non sono mai decollate.
1. Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionali (art. 3): 15-25 anni.

Possono essere assunti con contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, in tutti i settori di attività, anche per l'assolvimento dell'obbligo di istruzione, i soggetti che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento del venticinquesimo anno di età. La durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può in ogni caso essere superiore, per la sua componente formativa, a 3 anni (4 nel caso di diploma quadriennale regionale).

2. Apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (art. 4): 18-29 anni.

Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere per il conseguimento di una qualifica professionale.

3. Apprendistato di alta formazione e ricerca (art. 5): 18-29 anni.

Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato per attività di ricerca, per il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, per la specializzazione tecnica superiore.

 

I dati  si possono trovare nel Rapporto Isfol 2011 sull'apprendistato.

Altri riferimenti normativi. La prima disciplina del contratto di apprendistato risale al 1955 (L. 25/1955), con l’introduzione di sgravi fiscali per le imprese; nel 1997 (L. 196/1997, cosiddetto Pacchetto Treu) l’apprendistato è stato modificato con particolare riferimento all’attività formativa, con l'introduzione della formazione "esterna", ossia delle ore di formazione da svolgersi fuori dall'impresa, il cui coordinamento è stato delegato alle regioni. Nel 2003, oltre alle innovazioni della legge Biagi, vanno registrate anche le disposizioni della Riforma Moratti (L. 53/2003), che ha previsto l’apprendistato come modalità per assolvere al diritto-dovere di istruzione (ovvero, il giovane minorenne può completare la formazione sul posto di lavoro in alternativa al sistema scolastico e alla formazione professionale). Nel 2011 la normativa sull’apprendistato è stata rivista, con l’emanazione del Testo Unico dell’Apprendistato (D. Lgs. 167/2011) che definisce l’apprendistato "un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani" (art. 1), e riprende le tre tipologie introdotte dalla Legge Biagi.



 


 

Commenta