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Chi abortisce

oggi in Italia

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Chi abortisce in Italia oggi
Credits Unsplash/danilo.alvesd

In Italia aumentano le donne senza figli che abortiscono. Le donne in età lavorativa abortiscono più delle minorenni, le occupate più delle disoccupate, le straniere più di quelle con cittadinanza italiana. A dirlo sono i dati contenuti nell'ultima relazione del Ministero della Salute sull'attuazione in Italia della legge 194, che regola l'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) con metodo farmacologico e chirurgico, relativi all'anno 2021.

Della raccolta e della trasmissione dei dati sul ricorso all'Ivg si occupa, da quarant'anni, il Sistema di sorveglianza epidemiologica delle interruzioni volontarie di gravidanza: a partire dai questionari dell'Istat compilati dalle strutture che effettuano interventi di Ivg e che vengono raccolti e trasmessi a livello regionale, la procedura coinvolge l'Istituto superiore di sanità, il Ministero della Salute, l'Istat, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

La pubblicazione della relazione sul 2021 arriva ora per ritardi che si sono accumulati a causa della pandemia da Covid-19 già a partire dall'anno precedente, spiega il ministero, a cui si sono sommati quelli provocati dalla necessità di richiedere integrazioni ad alcune Regioni, come la Calabria e il Piemonte, che avevano inviato dati incompleti. 

Da un lato, il rapporto conferma la diminuzione sia del numero totale di aborti effettuati in Italia dal 1983 (63.653, -4,2% rispetto al 2020) sia del tasso di abortività, che indica quanti aborti vengono effettuati ogni 1.000 donne fra i 15 e i 49 anni e che nel 2021 è stato pari a 5,3 interruzioni ogni mille donne, registrando un -2,2% rispetto all'anno precedente – è l'indicatore più accurato di cui disponiamo per valutare il ricorso all'Ivg. Diminuzione che sicuramente sta insieme al fatto che con le modifiche alle normative degli ultimi anni, la contraccezione d'emergenza non ha più bisogno di prescrizione medica sia per le maggiorenni che per le minorenni.

Dall'altro, i dati raccolti dal rapporto sulle caratteristiche delle donne che hanno effettuato un'interruzione volontaria di gravidanza in Italia nel 2021 delineano un quadro che conferma tendenze in atto da anni, raccontando di come la decisione di diventare madri sia posticipata sempre più in avanti, o rimandata a mai più. Sapere che sono aumentate le donne senza figli che hanno fatto ricorso all'Ivg (il 40,2%, rispetto al 39,0% del 2020), e che i valori più elevati per tasso di abortività sono quelli relativi a donne fra i 25 e i 39 anni ci parla anche di questo.

Inoltre, il 47,2% delle donne che ha abortito nel 2021 ha un lavoro, e il 59,5% è nubile, dato, quest'ultimo, in controtendenza rispetto al primo decennio dopo la legalizzazione dell'aborto, dove la maggior parte delle donne che ricorreva all'Ivg era sposata, ma in linea con la diminuzione complessiva dei matrimoni nel nostro paese, che vede a oggi una maggioranza di nubili sul totale della popolazione.

E se il numero di aborti effettuati dalle donne straniere è in calo – con 17.130 interventi effettuati nel 2021 a fronte dei 40.224 del 2007, anno in cui si è registrato il valore più alto in assoluto – confermando una tendenza in atto da anni, il tasso di abortività di queste donne resta comunque più elevato rispetto a quello delle italiane, essendo risultato pari a 12,0 per mille donne nel 2020, ultimo anno per cui si dispone del dato: oggi, le straniere che abortiscono in Italia rappresentano il 27,1% del totale nazionale di donne che ricorre all'interruzione volontaria di gravidanza, dato che probabilmente ci parla anche degli ostacoli culturali e linguistici che comportano un mancato accesso a informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva, come la possibilità di ricorrere alla contraccezione. 

Mentre i consultori familiari si confermano un punto di riferimento per le donne sul territorio, essendo risultati la tipologia di struttura che ha rilasciato il maggior numero di certificazioni per richiesta di Ivg (42,8%), c'è da considerare poi che questi dati non tengono conto degli aborti clandestini, per i quali la stima più aggiornata è quella contenuta nella relazione del Ministero della Salute del 2018, relativa al 2016.

Sul fronte dell'aborto farmacologico, utilizzato nel 48,3% degli interventi, ci sono ancora forti squilibri a livello regionale, che si evidenziano anche nella percentuale dei ginecologi obiettori di coscienza – il totale nazionale è pari al 63,6%. E se nella relazione del Ministero della Salute si legge che "eventuali problematiche nell'offerta del servizio Ivg potrebbero essere riconducibili all'organizzazione del servizio stesso, e non alla numerosità del personale obiettore", i dati regionali descrivono situazioni in cui la percentuale di ginecologi obiettori supera il 70%, come nel caso delle Marche, e arriva addirittura all'85% in Sicilia, rendendo inefficiente lo stesso servizio offerto dalle strutture, che invece proprio per legge dovrebbe sempre e comunque essere garantito a tutte.