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Cuneo fiscale: a chi?

Il taglio del cuneo fiscale è uno dei principali impegni presi dal Governo Renzi. Ma i dati ci mostrano come un single paghi un'aliquota media più alta rispetto a una famiglia in cui lo stesso reddito è guadagnato da più persone. Un fattore penalizzante per madri sole con figli a carico. L’esempio di altri paesi

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"Taglieremo il cuneo fiscale al ceto medio",  ha dichiarato il premier Matteo Renzi nella presentazione alla stampa del nuovo Documento di economia e finanza (DEF). Il Governo promette il taglio del cuneo fiscale con una riduzione dell'Irpef per circa 10 miliardi, a regime, che andranno in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi lordi inferiori ai 25mila euro, mentre l'Irap dovrebbe scendere del 10% attraverso l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie.(1)
Si tratta di misure importanti per il rilancio dell’economia: sia per accrescere l’occupazione che per migliorare la competitività del nostro sistema (a fronte di un atavico problema nell’attirare investimenti diretti esteri).  Non peraltro queste promesse erano già state da Letta e Saccomanni nel precedente Governo. Nell’attesa che queste misure, incluse nel “Programma di stabilità” italiano al vaglio della Commissione Europea, possano essere effettivamente attuate, cerchiamo di chiarire cosa è il cuneo fiscale e chi ne è particolarmente colpito.

Antonio Golini, presidente facente funzioni dell'ISTAT, nel corso di una recente audizione alla commissione Finanze del Senato ha illustrato i dati relativi al 2010: ne emerge che il cuneo fiscale e contributivo - ossia la somma dell'imposta personale sul reddito da lavoro dipendente, dei contributi sociali a carico del lavoratore e di quelli a carico del datore di lavoro - raggiunge in Italia un valore medio di 14.350 euro, pari al 46,2% del costo del lavoro.(2) In altre parole, fatto 100 il costo del lavoro sostenuto dal datore di lavoro la retribuzione netta che entra nelle tasche di chi lavora è pari a poco meno del 54.

Da cosa dipende questo scarto così rilevante?

Le trattenute a carico dei datori di lavoro rappresentano la componente più elevata (25,6%) del cuneo fiscale, mentre il restante 20,6% risulta a carico dei lavoratori, sotto forma di imposte dirette (13,9%) e di contributi sociali (6,7%).

L’ISTAT ci mostra rilevanti differenze di genere: tra le dipendenti il costo del lavoro è mediamente pari al 74% di quello dei dipendenti, e la retribuzione netta è il 76% di quella maschile. Il cuneo fiscale per le donne è più basso, ma non in misura altrettanto rilevante (47 uomini, 45 donne) (fig. 1).

A livello familiare, l'aliquota media del prelievo fiscale è pari al 19,2%; poiché il principio della progressività è applicato a livello individuale, una famiglia con un solo percettore (single) paga, a parità di reddito familiare e di deduzioni e detrazioni, un'aliquota media più alta rispetto a un'altra in cui lo stesso reddito sia guadagnato da più persone.

Ma come ci collocano questi dati nel confronto con gli altri paesi europei? I dati OCSE più recenti, ci indicano tra i paesi con il cuneo più alto in Europa: siamo quarti dopo Francia, Grecia e Belgio, come onere per le famiglie con figli, e sesti (peggio di noi anche Austria, Germania e Ungheria) per quanto riguarda la fiscalità applicata al lavoro dei single. (3)

 

Fig. 1 - Componenti del costo del lavoro per sesso (*)

 

(*) Calcolato per i percettori di reddito da lavoro dipendente.
Fonte: ISTAT, http://www.istat.it/it/archivio/ 99.498

 

Fig. 2 - Cuneo finale per tipologia familiare

 

* Cuneo fiscale per coppie sposate con due figli e un solo percettore di reddito (reddito di livello medio).  
** Cuneo fiscale per single senza figli (reddito di livello medio).
Fonte: OECD Economic Outlook 2012 URL:. http://www.oecd.org/tax/tax-policy/taxing-wages.htm # TW_E 

I dati mostrano indubbiamente l’urgenza dell’intervento del governo, ma indicano anche l’importanza di una prospettiva di genere nell’adozione delle politiche.

Nell’introduzione al DEF si legge: “La revisione della fiscalità avviene innanzitutto attraverso la riduzione del cuneo fiscale, una misura che interverrà sia sulle imposte gravanti sulle famiglie che sugli oneri sopportati dalle imprese. La riduzione delle imposte sulle fasce più basse dei redditi dei lavoratori dipendenti potrà avere effetti strutturali di stimolo all’offerta di lavoro e alla riduzione della povertà.” (p. III) Varrebbe la pena sottolineare, come abbiamo fatto più volte su queste pagine, che il vero problema italiano è stimolare l’occupazione femminile e che tra i nuovi poveri, sono le donne sottooccupate (soprattutto madri single e lavoratrici nel Mezzogiorno) a dover essere particolarmente tutelate.

Si legge poi, che “l’introduzione di detrazioni IRPEF sul lavoro dipendente per le fasce più basse di reddito, oltre a rappresentare una riduzione del cuneo fiscale, produrrebbe importanti effetti indiretti sul tasso di partecipazione che, nel complesso, è atteso aumentare di 0,6 punti percentuali nel triennio 2015-2018 in termini cumulativi.” (p.32) Misure adeguate di sostegno all’occupazione femminile possono portare a risultati altrettanto (se non più) rilevanti: crediti di imposta come l’Earned Income Tax Credit (EITC) adottato negli Stati Uniti e il Working Tax Credit (WTC) usato nel Regno Unito possono aumentare la probabilità di partecipare al mercato del lavoro da parte delle donne italiane fino all’1,71%. Risultato molto apprezzabile, visto che lo si potrebbe ottenere a costo zero per il bilancio statale.(4)

Se il Governo “sa bene cosa serve al Paese” (p.II) non potrà esimersi da usare  simili strumenti. Ridarebbero slancio alla nostra economia, garantendo maggiore equità sociale e rispetto delle pari opportunità tra uomini e donne di questo paese.

NOTA

Tutte le citazioni sono tratte dal Documento di Economia e Finanza, Sez. 1 – Programma di Stabilità dell’Italia

http://www.dt.tesoro.it/it/analisi_programmazione_economico_finanziaria/documenti_programmatici/sezione3/def.html

 

(1) Le misure determinano complessivamente una riduzione del prelievo di 2,6 miliardi nel 2014, 2,9 miliardi nel 2015 e 3,1 miliardi a partire dal 2016. A favore dei lavoratori è previsto l’incremento delle detrazioni IRPEF sui redditi da lavoro dipendente (per circa 1,5 miliardi nel 2014 e 1,7 miliardi a partire dal 2015). Per le imprese si dispongono sgravi sui contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e la riduzione dell’IRAP sulla quota lavoro per i nuovi assunti a tempo indeterminato per complessivi 1,0 miliardi nel 2014, 1,2 miliardi nel 2015 e 1,4 miliardi a partire dal 2016. (DEF, p.89)
(2) Va notato che nel nord-ovest del Paese, il cuneo rappresenta il 47,1% del costo del lavoro, mentre al sud e nelle isole scende al 44,4.
(3) L’OCSE purtroppo non pubblica dati distinti per sesso dei single in questione.
(4) Si veda De Luca G., Rossetti C. e Vuri D. (2012), “In-Work Benefits for Married Couples: An Ex-Ante Evaluation of EITC and WTC Policies in Italy”, IZA Discussion Paper, n. 6739. Gli autori propongono la parziale eliminazione degli assegni familiari per i nuclei con lavoratori dipendenti e parasubordinati (sulla base di scaglioni di reddito familiare) e la contestuale introduzione dei suddetti due crediti d’imposta, grazie alla riallocazione delle risorse pubbliche “liberate”.