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Gli effetti del Covid
sull'occupazione femminile

Foto: Unsplash/ Austrian National Library

La recessione innescata dalle misure di contenimento della pandemia sta avendo un impatto specifico sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il commento a partire dagli ultimi dati su occupati e disoccupati in Italia

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I dati pubblicati il 3 giugno dall’Istat su occupati e disoccupati in aprile confermano i pesantissimi effetti dell’emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro in generale, e sulle donne in particolare.

Ad aprile, rispetto a marzo 2020, si registra una riduzione degli occupati, una riduzione dei disoccupati e un aumento degli inattivi. In tutti e tre i casi le variazioni (sia assolute, sia percentuali) sono decisamente molto più marcate per le donne (figura 1). Su base annua (aprile 2020 rispetto ad aprile 2019), le variazioni sono ancor più marcate (figura 2), confermando un forte impatto negativo generale sul mercato del lavoro italiano, con una perdita totale rispetto a un anno fa di 497 mila occupati, più consistente tra le donne sia in valore assoluto (-286 mila e -211 mila, rispettivamente) sia come variazione percentuale (-2,9% e -1,6).

Circa la metà della perdita di occupazione calcolata su base annua è stata registrata nel solo mese di aprile. E la forte contrazione dell’occupazione è destinata ad aumentare nei prossimi mesi, soprattutto quando la cassa integrazione in deroga, inclusa tra i provvedimenti presi dal governo per fronteggiare l’impatto della pandemia, terminerà (in agosto 2020).

Non si può non essere preoccupati della forza dell’impatto delle mutate condizioni economiche – e dell’incertezza delle prospettive nel prossimo futuro – sulla ricerca attiva di lavoro. La sensibile contrazione nel numero totale di persone ‘disoccupate’ suggerisce che per molti, e in misura decisamente maggiore per le donne, la difficoltà di trovare lavoro si è tradotta in scoraggiamento, quindi rinuncia alla ricerca di lavoro, andando a gonfiare la platea degli inattivi.

Figura1. Variazioni congiunturali aprile 2020, marzo 2020

Fonte: Istat, Occupati e Disoccupati, aprile 2020. Statistiche flash, 3 giugno 2020

Figura2. Variazioni tendenziali (aprile 2020, aprile 2019)

Fonte: Istat, Occupati e Disoccupati, aprile 2020. Statistiche flash, 3 giugno 2020

I dati congiunturali non permettono analisi puntuali che intreccino  sesso, età, posizione professionale, settore di attività. Permettono comunque di osservare che sono soprattutto i più giovani (15-24enni, seguiti dai 25-34enni) e i lavoratori precari (con contratto a termine) quelli attualmente più colpiti. Gli occupati a termine registrano (su base annua) una contrazione dell’occupazione di 480 mila unità. In contrasto, i lavoratori cosiddetti standard (dipendenti permanenti) e i lavoratori anziani (50 anni e più) hanno visto dispiegarsi solo in parte gli effetti della drammatica crisi pandemica.[1] È possibile prevedere che questi effetti negativi sull’occupazione standard si vedranno a livello statistico nei prossimi mesi, e l’impatto sarà differenziato tra i settori produttivi e quindi tra donne e uomini.

I dati Istat di ieri rivelano una caduta del numero di disoccupati e dei tassi di disoccupazione, sia come variazione congiunturale (aprile rispetto a marzo 2020) sia come variazione tendenziale annua (aprile 2020 rispetto ad aprile 2020) (tabella 1). Paradossalmente, il tasso di disoccupazione si è ridotto tra marzo e aprile 2020, e ancor di più rispetto allo scorso anno (mese di aprile). Non solo: la riduzione del tasso di disoccupazione è più marcata per le donne che per gli uomini, con l’effetto  ma forse è più corretto dire con l’illusione – di ridurre il dislivello nel tasso di disoccupazione per sesso.

Tabella 1. Tasso di disoccupazione per sesso e differenziale

La lettura complessiva dei dati sulla disoccupazione rivela, dunque, come la pandemia abbia colpito più duramente le donne rispetto agli uomini. In particolare, perdita di lavoro e mancanza di opportunità si sono tradotte in una forte uscita dalla partecipazione all’inattività della componente femminile, erodendo il lento recupero che pure è avvenuto nei dieci anni della lunga crisi economica.

A ciò si aggiunge l’osservazione che il crollo nel numero di persone che attivamente cercano lavoro è in netta controtendenza con quanto si osserva negli altri paesi come risultato del lockdown, non solo negli Stati Uniti ma anche in Germania. Al di là del clima di drammaticità della situazione corrente e di incertezza sul prossimo futuro, se ne ricava la netta sensazione di una debolezza strutturale del nostro mercato del lavoro che offre scarso supporto a chi cerca lavoro. Tutto ciò aggrava la posizione di perenne marginalità delle donne in bilico tra i problemi di conciliazione (se occupate) e rinuncia al lavoro retribuito. Se il paese vuole impegnarsi in piani di rilancio, è essenziale mettere in primo piano l’obiettivo di innalzare in modo significativo la partecipazione femminile. 

Note

[1] Su base annua (aprile 2020 rispetto ad aprile 2019), hanno registrato un aumento i lavoratori dipendenti permanenti (175 mila unità) e i lavoratori di 50 anni e più (+129 mila unità).