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Esther Duflo,
la più giovane

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Esther Duflo, la più giovane ad aver mai ricevuto il Premio Nobel per l'Economia, seconda donna dopo Elinor Ostrom. Una scheda

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A un mese dall'assegnazione del Nobel per l'economia a Esther Duflo, Abhijit Banerjee e Michael Kremer, il dibattito tra gli economisti si è acceso sui limiti metodologici degli approcci più in voga nella lotta alla povertà. L'analisi di Marcella Corsi

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Esther Duflo è la più giovane tra i ricercatori ad aver mai ricevuto il premio Nobel per le scienze economiche. Eppure, da giovane l’economia non le interessava affatto. Stando a quanto dichiarato al New Yorker nel 2010, Duflo ha iniziato a interessarsi all’economia solo quando si rese conto che la disciplina poteva essere “una potenziale leva di azione nel mondo” per fare “cose importanti” [1]. 

Su quali siano queste cose importanti non ci sono troppi dubbi, considerato che, nel premiare lei e i suoi colleghi Abhijit Banerjee e Michael Kremer, la Royal Swedish Academy of sciences ha lodato il loro innovativo “approccio sperimentale alla lotta alla povertà nel mondo”.  L’approccio sperimentale consiste nell’utilizzare dati generati in condizioni controllate, in laboratorio o sul campo, per testare teorie scientifiche ma anche per capire come disegnare al meglio eventuali campagne di intervento. Un esempio classico sono i cosiddetti studi trattamento-controllo, in cui i ricercatori assegnano i soggetti in maniera "random" (ovvero, con estrazione casuale ma secondo un algoritmo ben definito) a un gruppo che riceverà il trattamento e a uno, appunto, di controllo, in modo che i due gruppi siano statisticamente identici. L’efficacia del trattamento viene poi misurata confrontando gli esiti del gruppo trattato con quelli del gruppo di controllo.

Oltre a studiarlo come metodo e utilizzarlo nei suoi progetti di ricerca, Esther Duflo ha fatto del metodo sperimentale la propria missione. Nel 2003, insieme a Banerjee e Sendhil Mullainathan, ha fondato il centro di ricerca Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab (J-PAL) presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT). La missione del J-PAL è quella di combattere la povertà fungendo da tramite tra la ricerca accademica, rigorosa ma spesso poco accessibile ai non addetti ai lavori, e i policy maker. Il centro si occupa quindi di testare l’efficacia di interventi che spaziano, per esempio, dal microcredito in Etiopia, alla lotta alla corruzione in India tramite l’uso delle impronte digitali per autorizzare i pagamenti, all’offerta di vouchers per l’uso di contraccettivi in Zambia [2], alle campagne di sensibilizzazione per il risparmio delle risorse idriche negli stati Uniti [3] e l’uso di webcam per monitorare l’assenteismo degli insegnanti nelle scuole indiane [4]. Per facilitarne l’accesso, i risultati degli studi vengono pubblicati sia su riviste accademiche specializzate che in report destinati al pubblico e ai policy maker. 

Sempre insieme a Banerjee, compagno nella vita oltre che nella ricerca, Duflo ha scritto libri di divulgazione che sono diventati dei veri e propri best-seller, come Poor Economics (L’economia dei poveri) e Good Economics for Hard Times (in Italia I numeri per agire).

Il metodo sperimentale, e più in generale l’evidenza empirica, sono da molto tempo al centro delle discipline scientifiche. Negli ultimi decenni si sono fatti strada nell’economia, riformandola profondamente e non senza incontrare resistenze. Tuttavia, molti pensano sia poco adatto a un campo umanistico e sociale come l’economia. Resistenze testimoniate tra l’altro dal dibattito pluri-annuale proprio tra Banerjee e Duflo, da una parte, e Angus Deaton (premio Nobel per l’economia nel 2015 e relatore nel dottorato di ricerca di Duflo), dall’altra. In questo senso, il premio Nobel del 2019 sembra voler soprattutto celebrare questo cambiamento, come necessario e complementare dell’approccio tradizionale e teorico impersonato da Deaton.

Note

[1] Parker, Ian. "The Poverty Lab: Transforming development economics, one experiment at a time." New Yorker 17 (2010): 79-89.

[2] Ashraf, Nava, Erica Field, and Jean Lee. "Household bargaining and excess fertility: an experimental study in Zambia." American Economic Review 104.7 (2014): 2210-37

[3] Allcott, Hunt, and Todd Rogers. "The short-run and long-run effects of behavioral interventions: Experimental evidence from energy conservation." American Economic Review 104.10 (2014): 3003-37.

[4] Duflo, Esther, Rema Hanna, and Stephen P. Ryan. "Incentives work: Getting teachers to come to school." American Economic Review 102.4 (2012): 1241-78.