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Gender, l'ideologia che non c'è
e i fondamentalismi nostrani

Esce un decalogo di autodifesa dalla fantomatica "ideologia del gender" per genitori cattolici, basato su una lettura distorta delle politiche di pari opportunità, degli studi di genere e delle richieste del movimento delle donne. Un pasticciaccio all'italiana che parla della paura di cambiare

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In un mondo che guarda con crescente sconcerto e preoccupazione all’oscurantismo sessista dei militanti dello Stato Islamico, o di altre organizzazioni jihadiste, come il gruppo di Boko Haram, noto per il rapimento di oltre duecento studentesse nigeriane per convertirle all’Islam, sottraendole al negativo influsso dell’istruzione (il nome dell’organizzazione sta proprio a significare “l’educazione occidentale è peccato”), nel suo piccolo anche il nostro paese non si fa mancare la sua dose di fondamentalismo, per quanto, fortunatamente, meno cupa e sanguinaria.

Assistiamo infatti da un certo tempo al consolidarsi di una vera e propria crociata contro un nuovo spettro che si aggira minaccioso per l’Occidente, la temibile e fantomatica “ideologia del Gender”, impegnata a diffondere nella società, e soprattutto tra i suoi più vulnerabili membri, i bambini e le bambine, la scandalosa e sovversiva idea che le diseguaglianze che segnano i vissuti di uomini e donne nel mondonon siano scritte nel nostro DNA, né siano tantomeno il prodottodi un volere divino, censura all’irriverente curiosità di Eva, ma piuttosto il frutto di sedimentazioni sociali e culturali, che hanno portato nel corso del tempo ad attribuire a donne e uomini comportamenti e ruoli sociali diversi e diversamente valorizzati. Una eresia bene espressa dall’aforisma di Simone De Beauvoir “Donne non si nasce, si diventa”.

Inizialmente portata avanti da frange minoritarie e estremiste del vasto arcipelago cattolico, come il coreografico movimento delle Sentinelle, la crociata contro il Gender ha oggi trovato approdo anche sul sito di Famiglia Cristiana, un settimanale solitamente non allineato alle posizioni più estremiste e reazionarie di certo cattolicesimo.

Su una pagina del sito spicca infatti l’annuncio: “Gender a scuola, un decalogo per difendersi”. Seguono dieci comandamenti per “evitare lezioni di genere in classe per i propri figli”, in cui i genitori vengono invitati a considerare con attenzione i piani formativi delle scuole, non tanto per verificare che si contempli il rispetto della differenza, il riconoscimento dell’alterità, il contrasto alla discriminazione, ma piuttosto per accertarsi “che non siano previsti contenuti mutuati dalla teoria del gender”. Si sollecitano pertanto i genitori a diffidare di espressioni minacciose come “educazione all’affettività”, sediziose come “superamento degli stereotipi”, perturbanti come “educazione sessuale” e eversive come “omofobia”, dietro le quali “spesso si nasconde l’indottrinamento del gender”. Agli stessi genitori viene suggerito di farsi eleggere nei consigli di classe, non per passione civica o entusiasmo verso i decreti delegati, ma per poter arginare questa pericolosa deriva morale. Per le stesse ragioni i genitori sono esortati ad un accurato e quotidiano controllo dei contenuti delle lezioni e del diario, così come a vegliare sul rischio che il temuto virus si insinui tra le attività extra-curriculari e i contesti assembleari. Nel caso in cui dall’interrogatorio quotidiano o dal minuzioso scrutinio dei documenti e delle attivitàsi dovessero scorgere le tracce dell’odiosa ideologia, allora, incalza il decalogo: “Date l’allarme!”. Convocate genitori, raccogliete ogni indizio, verificate l’origine della falla, individuate gli infiltrati. E ovviamente verificate quali basi scientifiche garantiscano tale insegnamento (non bastasse già il darwinismo a mettere in testa strane idee ai nostri ragazzi..). Convocate assemblee, mobilitate dirigenti, istituzioni, parlamentari. Se poi gli insegnanti e la scuola perseverano nel peccato e vogliono comunque “costringere i vostri figli a ricevere educazione basata sulla teoria del gender” si potrà ricorrere al Tar e magari anche ad un qualche Ministero, forse anzi se ne potrebbe istituire uno ad hoc, il DDS (Difesa della Differenza Sessuale).

Forse domani scopriremo che questo sconcertante decalogo era solo un test realizzato per mettere alla prova il senso di equità e il rispetto delle differenze da parte dei lettori di Famiglia Cristiana. Se così fosse, tireremo un bel sospiro di sollievo e saremo pronti a congratularci per la coraggiosa iniziativa. Ma in caso contrario, se questo non fosse un test e neppure uno scherzo di cattivo gusto, ma solo una campagna per depotenziare iniziative mirate a contrastare stereotipi e azioni che producono destini diversi e diverse opportunità sulla base di corpi diversamente sessuati, dovremo allora prendere coscienza del fatto che ignoranza, pregiudizio e oscurantismo non albergano solo tra le fila dei combattenti islamici che guardiamo con preoccupazione e orrore dai nostri schermi, ma sono fantasmi  recidivi, che si annidano tra le pieghe e le contraddizioni del nostro provincialissimo paese, alimentati dalle nostre ossessioni e paure inconsce. Per questo forse sì sarebbe il tempo di dare l’allarme!

Articolo già pubblicato sull'Adige il 2 dicembre