Articolocrisi economica - lavoro - migrazioni

Lavorare ai tempi della crisi.
Italiane vs migranti?

foto Flickr/KC Wong

Cosa dicono i numeri sulla possibilità che il rischio di perdere il lavoro per le donne italiane sia legato all'occupazione delle straniere

Articoli correlati

Le dirigenti italiane sognano politiche più inclusive. Non basta la carriera, ci vogliono le giuste misure per permettere alle madri di continuare a fare le manager e alle manager di essere madri

Aumento crescente delle assunzioni a termine e una concorrenza al ribasso che ha visto sempre più giovani occupare posti dequalificati rispetto al livello di istruzione raggiunto. Come ha funzionato la ripresa nel mercato degli ultimi dieci anni

L'aumento dell'occupazione femminile è andato di pari passo con quello dei part time involontari e con un settore terziario in espansione. Com'è cambiato il mercato del lavoro negli ultimi dieci anni nei numeri di due rapporti appena pubblicati da Istat e Cnel

Negli ultimi tre anni le regioni in Italia hanno attivato più di 60 bandi per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, impegnando circa 260 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo. Vediamo a quali progetti sono stati destinati questi fondi e cosa resta ancora da fare

Con l’inizio della crisi economica è nato un dibattito sulla possibile competizione lavorativa tra donne e uomini migranti e, soprattutto, tra donne migranti e donne italiane che cercano lavoro per sostenere gli uomini rimasti disoccupati. Cerchiamo di capire allora se le donne straniere siano in competizione o complementari alle donne italiane e agli uomini stranieri sul mercato del lavoro. E scopriamo se e in che modo l’attuale crisi economica abbia modificato tali dinamiche.

Complementarietà o competizione?

La crisi economica ha senza dubbio avuto un impatto sulle dinamiche del mercato del lavoro e in particolare sulla scelta di quale componente della famiglia si metterà alla ricerca di un’occupazione. Eppure, quando guardiamo ai tassi di partecipazione tra i lavoratori e le lavoratrici italiane non si sono registrati cambiamenti rilevanti, fatta eccezione per un leggero incremento del tasso di attività femminile. Al contrario, tra i lavoratori e le lavoratrici migranti possiamo notare che una diminuzione nell’attività degli uomini stranieri è stata compensata da un leggero aumento dell’attività delle donne straniere (figura 1).

Figura 1 – Tasso di attività per sesso e nazionalità in Italia, 2007-2012 (%)


Fonte: elaborazione delle autrici a partire dai dati Istat sull’indagine Forze di Lavoro.

Come si spiegano tali andamenti? Mentre la diminuzione del tasso di partecipazione degli uomini stranieri deriva inevitabilmente dalla continua riduzione dei flussi migratori per motivi di lavoro – diminuzione dovuta al calo della domanda di lavoro durante la crisi economica – quello che è accaduto alla componente femminile richiede un’attenzione maggiore. Difatti, in seguito alla recessione economica e alle difficoltà che hanno colpito in particolare le famiglie a basso reddito, sempre più donne migranti sono entrate nel mondo del lavoro, riflettendo una vera e propria trasformazione delle strategie di organizzazione della loro vita familiare.

Che effetto ha avuto l’entrata nel mercato del lavoro di numeri sempre più rilevanti di donne migranti su quelle donne italiane e quegli uomini stranieri che il posto di lavoro ce l’avevano già? Osserviamo fenomeni di competizione o complementarietà?

La tabella 1 fornisce una prima risposta descrivendo il quadro generale di queste dinamiche tramite l’analisi di correlazione tra la proporzione di donne straniere occupate e i tassi di disoccupazione delle donne italiane - approccio etnico [1] - e degli uomini stranieri - approccio di genere [2].

Tabella 1 –  Coefficienti di correlazione (di Pearson) tra la proporzione di donne straniere occupate e i tassi di disoccupazione delle donne italiane (approccio etnico) e degli uomini stranieri (approccio di genere) per regione, in Italia, nel periodo 2007-2012*

* Tutti i risultati sono statisticamente significativi.

Per quanto riguarda l’approccio etnico, la correlazione tra la proporzione di donne straniere impiegate e il tasso di disoccupazione delle donne italiane è negativa (con coefficienti che variano tra -0,7 e -0,8), suggerendo che nemmeno in tempi di crisi queste due categorie sono in competizione fra loro.

Tale fenomeno deriva, in parte, dalla scarsa propensione delle donne italiane che risiedono in regioni con alti tassi di disoccupazione a spostarsi per cercare lavoro altrove. I bassi costi degli alloggi e il sostegno di una rete familiare allargata nella regione di appartenenza sono alcune tra le ragioni che spiegano tale scarsa mobilità. Al contrario, le donne straniere non hanno vincoli territoriali e sono più propense a spostarsi verso regioni caratterizzare da maggiore domanda di lavoro e più bassa disoccupazione.

La scarsità dei servizi sociali e di welfare rende difatti difficile per le persone straniere rimanere disoccupate o inattive nel nostro paese. “Lavorare o partire” sembrano le loro uniche opzioni, in cui “partire” può voler dire andare all’estero o trasferirsi in un’altra regione italiana.

La stessa analisi condotta secondo l’approccio di genere (tabella 2) dà risultati diversi. La correlazione tra il tasso di donne straniere occupate e il tasso di disoccupazione degli uomini stranieri è positiva, sebbene i coefficienti siano bassi.

In ogni caso, essendo basati su dati aggregati, i risultati ottenuti nascondono differenze per età, livello di istruzione e stato civile. Inoltre, le caratteristiche dei mercati del lavoro regionali possono influenzare significativamente queste dinamiche.

Per ovviare a tali limitazioni, tramite l’utilizzo dei dati micro della rilevazione delle forze di lavoro, abbiamo “isolato” l’effetto della presenza delle donne straniere sul mercato del lavoro italiano prima e dopo l’inizio dell’attuale recessione economica. Nel dettaglio sono stati utilizzati i dati annuali trasversali [3].

Per ogni anno, al fine di approfondire le dinamiche etniche e di genere, abbiamo implementato due modelli di regressione logistica, clusterizzati per regione. La variabile dipendente è rappresentata dal rischio di transizione dallo status di occupato al tempo t-1 a quello di disoccupato al tempo t (displacement risk) delle donne italiane e degli uomini stranieri. La variabile indipendente più importante è rappresentata, invece, dalla proporzione delle donne straniere occupate sulle due popolazioni di interesse (popolazione femminile da una parte e popolazione straniera dall’altra): tale variabile è utilizzata come indicatore indiretto (proxy) della presenza delle donne straniere sul mercato del lavoro italiano. L’effetto di tale variabile – al netto delle variabili individuali e di quelle macro-regionali – fornisce perciò una misura dell’impatto che le donne straniere hanno avuto sulle dinamiche lavorative delle donne italiane e degli uomini stranieri.

La tabella 2 riassume i risultati principali di questa analisi. Essa riporta l’effetto della migrazione femminile sul rischio delle donne italiane e degli uomini migranti di perdere il lavoro.

Tabella 2 – Effetto della presenza di lavoratrici migranti sul rischio di perdere il lavoro delle donne italiane (approccio etnico) e degli uomini migranti (approccio di genere): risultato delle regressioni logiche (odds ratios, OR) [4]

È interessante notare come il rischio di perdere il lavoro delle donne italiane non sia stato negativamente associato alla presenza di donne straniere nel mercato del lavoro. Al contrario, si riscontra un’associazione positiva tra un’alta presenza di donne straniere e il minor rischio di perdita di lavoro per le donne italiane. Questa tendenza sembra essere stata piuttosto stabile. Si è interrotta solo nel 2008 – l’anno di inizio della crisi economica – e, di nuovo, nel 2012. D’altro canto, la stabilità lavorativa degli uomini stranieri è stata significativamente associata alla presenza di donne straniere solo in alcuni periodi: nei primi due anni della crisi – 2008 e 2009 – ad un’alta presenza di donne straniere ha corrisposto un maggiore rischio di perdere il lavoro per gli uomini stranieri.

Conclusioni

I risultati della nostra analisi supportano l’idea che le dinamiche di occupazione/disoccupazione di donne e uomini stranieri non siano state associate tra loro, probabilmente perché queste due categorie lavorano in settori economici diversi. Uniche eccezioni si osservano nei primi due anni di crisi economica, durante i quali riscontriamo effetti di competizione. In questi due anni, la recessione ha probabilmente incoraggiato le persone migranti ad adattarsi rapidamente alle condizioni avverse, mettendo in campo strategie di emergenza. Tali soluzioni sono state però temporanee e non strutturali, come dimostrato dalla scomparsa degli effetti di competizione negli anni successivi al 2009. Per quanto riguarda invece l’approccio etnico, l’analisi conferma come tra donne straniere e donne italiane ci siano delle dinamiche di complementarietà lavorativa.

NOTE

[1] Approccio etnico: correlazione tra la proporzione di donne straniere occupate (sul totale delle donne occupate) e il tasso di disoccupazione delle donne italiane per regione.

[2] Approccio di genere: correlazione tra la proporzione di donne straniere occupate (sul totale degli stranieri occupati) e il tasso di disoccupazione degli uomini stranieri per regione.

[3] A causa di problematiche legate al campione, non è stato possibile utilizzare la versione longitudinale dei dati.

[4] Gli effetti di complementarietà e competizione sono evidenziati rispettivamente in grigio scuro e grigio chiaro. Le stime sono controllate per variabili individuali (età, livello di istruzione e stato civile) e indicatori regionali macroeconomici (crescita del valore aggiunto tra il tempo t-1 e il tempo t, tasso di disoccupazione, tasso lordo di creazione d’impresa);

Riferimenti

Bonifazi C., Marini C. (2013): The Impact of the Economic Crisis on Foreigners in the Italian Labour Market. Journal of Ethnic and Migration Studies, 40(3): 1-19.

Di Bartolomeo A., Gabrielli G., Strozza S. (2016): The labour market insertion of immigrants into Italy, Spain and the United Kingdom: proofs forward or against the Southern European model of migration, in Ambrosetti E., Strangio D., Wihtol de Wenden C. “Migration in the Mediterranean: Socio-Economic Perspectives”, London: Routledge.

Farris S. (2015): Migrants' Regular Army of Labour: Gender Dimensions of the Impact of the Global Economic Crisis on Migrant Labor in Western Europe. "The Sociological Review", 63(1): 121-143.

Pastore F., Salis E., Villosio C. (2013): L’Italia e l’immigrazione lowcost: fine di un ciclo? Mondi Migranti 1: 151-172.

Reyneri E. (2010): L'impatto della crisi sull'inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro dell'Italia e degli altri paesi dell'Europa meridionale. PRISMA Economia-Società-Lavoro,2(2): 1-17.

Semenza R. (2012): Le conseguenze della crisi sull'occupazione femminile. Il Mulino, 61(5): 842-848.

Venturini A., Villosio C. (2006): Labour Market Effects of Immigration into Italy: An Empirical Analysis. International Labour Review, 145(1-2): 91-118.