Articolofinanza

Ormoni in Borsa,
la crisi è maschia?

Come sarebbe andata se invece dei Lehman Brothers ci fossero state le Lehman Sisters? Le analisi di genere della crisi finanziaria si concentrano sulla predominanza di maschi ai vertici delle banche e tra i traders, e sulla maggiore avversione al rischio delle donne. Ma non è questione di ormoni

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Nella maggior parte dei paesi occidentali, gli economisti si sono interrogati sulla propria incapacità di prevedere la crisi e sui possibili rimedi, mentre rari sono stati i tentativi di comprenderne le cause profonde, rimettendo in dubbio i modelli economici e i fondamentali della finanza insegnati nelle università - che pur hanno formato gli operatori di borsa e ne hanno influenzato il comportamento.

Una lettura di genere della recente crisi finanziaria ha suscitato almeno due tipi di riflessioni: la prima riguarda le cause della crisi e gli effetti che avrebbe avuto una presenza maggiore delle donne tra gli operatori di borsa; la seconda riguarda i danni della crisi e delle politiche compensative su donne e uomini. Nel presente articolo, esaminerò solo le cause, prendendo spunto dai recenti lavori che hanno esaminato in modo specifico il rapporto tra crisi finanziaria e genere.

Le cause rilevate mettono in risalto il comportamento irrazionale e avventato del mondo della finanza, puntando il dito contro gli addetti del settore bancario, e, in particolare, i trader. Il settore finanziario è caratterizzato, come molti altri, da una forte segregazione verticale e da un reale soffitto di vetro. Poche sono le donne che arrivano ai vertici delle imprese e gli operatori di borsa sono in grande maggioranza uomini.

La questione degli effetti dovuti all'assenza di donne si pone proprio rispetto a tale predominanza maschile: si sarebbe potuta evitare la crisi, o per lo meno attenuarla, se ci fossero state più donne negli organi direttivi del settore e tra i trader?

Partiamo dal principio che il comportamento delle donne e degli uomini di fronte al rischio è diverso: gli uomini sono più abituati a comportamenti rischiosi rispetto alle donne, che hanno la fama di essere più prudenti.

La letteratura conferma l'ipotesi di una maggiore avversione al rischio da parte delle donne. Sussiste pertanto un’impressione generale che la crisi avrebbe potuto essere evitata o resa meno violenta se ci fosse stata una maggiore presenza femminile tra trader e banchieri.

Tale idea si è fatta strada in Islanda, dove, al momento del crollo del sistema bancario nell'ottobre 2008, le donne hanno imputato la crisi all'incompetenza e all'irresponsabilità degli uomini al potere e hanno colto l'occasione per instaurare un contropotere femminile (prima ministra, presidenza della banca centrale, dei fondi di risparmio, delle banche).

Diversi studi basati su dati di performance e sulla rappresentanza deficitaria delle donne negli organi direttivi, indicano che le imprese più brillanti sono quelle dove esiste un miglior equilibrio tra donne e uomini.

Una ricerca recente di Michel Ferrary (1), basata sull'evoluzione delle quotazioni borsistiche, dimostra che le imprese del CAC40 (2) con una percentuale più elevata di donne a livello dirigenziale hanno meglio resistito alla crisi: la BNP Paribas, di cui i direttori sono al 38% donne, è la banca che si è meglio difesa, mentre i titoli del Crédit Agricole, la cui percentuale di donne in posizione direttiva è soltanto del 16%, hanno subito un ribasso del 50%. L’autore dà come spiegazione di questi risultati una minore inclinazione al rischio da parte delle donne.

Questi due esempi rinviano a soluzioni diverse: presa del potere da parte delle donne in Islanda, sostegno a una maggiore presenza femminile nella ricerca di Michel Ferrary. Entrambi i risultati rinviano a una rappresentanza più equilibrata di donne e uomini nei posti direttivi delle imprese, idea che non possiamo che difendere per ben altre ragioni.

Qui però s'interrompe la favola, il busillis è che la maggior parte degli articoli nella stampa dedicati a questo aspetto della crisi seguono quasi sistematicamente una spiegazione «ormonale» delle differenze comportamentali tra donne e uomini. Come esempio, prendiamo due studi recenti delle università di Cambridge e di Harvard, che spiegano i comportamenti rischiosi maschili con un livello elevato di testosterone. John Coates et al. (3) hanno studiato 44 trader londinesi e dimostrato che il loro successo è collegato all'esposizione nel periodo prenatale ad androgeni (tale esposizione si misura tramite il rapporto tra la lunghezza dell'anulare e quella dell'indice) che provoca livelli più elevati di testosterone negli adulti. Tali livelli sono, secondo questo studio, la causa di comportamenti a rischio. Secondo gli autori, il mercato non seleziona gli individui secondo aspettative razionali ma in funzione di caratteristiche biologiche, per cui le politiche economiche attuate e i regimi di rimunerazione sono mal calibrati e devono essere ripensati sulla base dei loro risultati, considerando i fattori biologici.

Anche se mettono in dubbio la correlazione tra la dimensione relativa delle dita e il tasso di testosterone, Coren Apicela et al. (4), sulla base di un campione di 98 studenti, sostengono che il comportamento rischioso degli investitori è correlato al tasso di testosterone, e che il testosterone ha un ruolo significativo nello spiegare la crisi finanziaria.

Le due ricerche riguardano campioni limitati, costituiti esclusivamente da uomini che, nel caso degli studenti, non devono far fronte a situazioni veramente rischiose, per cui i risultati sono certamente molto discutibili in quanto a campionamento e metodi utilizzati. Tuttavia un terzo studio altrettanto recente, e che giunge a risultati contrari, preoccupa per il metodo sperimentale applicato.

In Svezia, Niklas Zethraeus et al., (5) hanno, durante quattro settimane, somministrato a 200 donne in post-menopausa o estrogeni, o testosterone, oppure un placebo. Alla fine delle quattro settimane, queste donne sono state sottoposte a diversi test volti a misurare, inter alia, il loro comportamento di fronte al rischio. La conclusione dello studio è che non è stato osservato alcun effetto significativo causato dagli estrogeni e dal testosterone.

Non possiamo che rallegrarci di tale risultato, perché potremmo chiederci quali politiche potrebbero derivare dalla prevalenza di spiegazioni biologiche: Selezione dei lavoratori secondo test biologici? Iniezioni di ormoni, estrogeni o testosterone, secondo la natura delle mansioni del personale? Somministrazione di testosterone alle donne per ottenere la parità salariale?... . Anche se spesso deploriamo l'inefficacia delle politiche di parità attuate, non possiamo spingerci sino a questo punto.

Ciò che colpisce è che i tentativi di spiegare le differenze comportamentali di fronte al rischio da parte della stampa, nell'ambito della crisi attuale, siano di natura biologica. Molti studi cercano di convalidare l'ipotesi dell'innato a scapito dell'acquisito, mentre pare più probabile che l'istruzione e l'ambiente sociale nelle loro molteplici sfumature abbiano una ben maggiore influenza sulle differenze comportamentali tra donne e uomini.

Per spiegare il comportamento dei trader è necessario esaminare altri fattori. Anne Sibert et Hamid Sabourian (6) segnalano il metodo rimunerativo che privilegia le competenze a breve termine a scapito dei risultati a medio e lungo termine: i bonus percepiti dipendono da prestazioni sul breve periodo e inducono a comportamenti avventati.

In quanto alla scarsa presenza femminile agli apici del sistema bancario, nei posti meglio rimunerati, ciò può essere più tradizionalmente imputato alla discriminazione di cui sono oggetto le donne e al poco entusiasmo degli uomini per la parità di genere quando si tratta di condividere i posti cui sono associati guadagni particolarmente elevati. Non credo che la spiegazione di tale comportamento vada ricercata nel tasso ormonale.

 

(1) Ferrary M. (2008), Global Financial Crisis: Are Women the Antidote?, CERAM.

(2) L'indice borsistico CAC 40, che prende nome dal primo sistema di automazione della Borsa di Parigi, la Cotation Assisté en Continu (Quotazione continuamente assistita), è il principale indice di borsa francese e uno dei più importanti del sistema Euronext. L'indice rappresenta una misura basata sulla capitalizzazione dei 40 valori più significativi tra le 100 maggiori capitalizzazioni di mercato della Borsa di Parigi. (N.d.T.)

 (3) Coates J. and Herbert J. (2008), “Endogenous Steroids and Financial Risk Taking on a London Trading Floor”, Proceedings of the National Academy of Sciences USA,105:6167-72.

 (4) Apicella C., Dreber A., Campbell B., Gray P., Hoffman M., Little A. (2008), “Testosterone and Financial Risk Preferences”, Evolution and Human Behaviour, 29:384-90.

 (5) Zethraeus N., Kocoska-Maras L., Ellingsen T., von Schoultz B., Linden Hirschberg A., Johannesson M. (2009), Proceedings of the National Academy of Sciences USA, 106:6535-38.

 (6) Sabourian H. and Sibert A. (2008), “Banker Compensation and Confirmation Bias”, CEPR Working Paper n°7263.

 

* Articolo pubblicato in "Travail, genre et sociétés", n°23/2010

Traduzione di Alessandro Marcigliano